2012
Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamò
Mollare non si può. Non proprio ora. Perché i due punti totalizzati dall’Italia sono frutto di un lavoro molto grande alle spalle: abnegazione, tattica ed un gruppo che si compatta sempre più. Con la Spagna non si poteva chiedere uno sforzo maggiore a pochi giorni dalla disfatta con la Russia, nemmeno sotto il profilo della prestazione, dove i magici palleggiatori di Del Bosque sono stati frenati dalla velocità e dal pressing azzurro, che ha rischiato anche di vincere quella partita. Tre punti che sarebbero stati più utili (e giusti) contro la Croazia, dove il primo tempo è stato un assedio che poteva fruttare qualcosa in più (12-3 i tiri nella prima frazione) e che invece si è tramutato in beffa quando Mandzukic ha colto l’unico errore della difesa italiana e trasformato la palla gol più nitida della propria partita. Nel momento giusto. Nel momento in cui le energie di un primo tempo asfissiante son venute meno, nonostante il baricentro si stesse rialzando di qualche metro. Adesso, però, lo sguardo al passato è proibito: non sarebbe logico. Bisogna pensare ai prossimi ’90, nella speranza che non siano gli ultimi del nostro cammino. Lo sguardo fisso verso i nostri avversari, l’Irlanda. Una squadra che non ha voglia di lasciare un centimetro all’Italia, nonostante l’accoppiata Trapattoni-Tardelli in panca, e regalare qualche soddisfazione ad una tifoseria encomiabile che ha sostenuto la squadra anche al 94′ del match perso per 4-0 con la Spagna. Semplici lezioni di stile. Stile che, ahinoi, non ci appartiene nemmeno nel modo di pensare. E Corluka potrebbe non aver torto: “Non dovrebbe fare certe illazioni, chi ha uno scandalo del genere nel proprio paese.” Ovvio parlare del tanto famigerato “biscotto”. Riflettiamo: la Spagna ha grandi individualità, in un collettivo collaudato da anni e con una mentalità vincente. Inciderà poco – per le furie rosse – sapere chi la potrà accompagnare ai quarti. Proprio perché è una squadra pronta a tutto e che non potrà aver paura nè di Italia e nè di Croazia, seppur nutrendo rispetto verso entrambe. D’altro canto, però, abbiamo già visto una forza caratteriale dei croati, supportati da un grande pubblico, nel riprendere le sfide, non mollando mai fino al triplice fischio. Caratteristica, questa, che potrebbe creare ugualmente problemi a Iniesta & Co. Riassumendo il discorso in due parole: non credo assolutamente in un “biscotto” questa sera. Ciò che mi preoccupa maggiormente siamo noi: sulla carta non c’è storia, ma gli irlandesi son da sempre una spina nel fianco e, essendo compromessa la qualificazione, potranno giocare con tranquillità. Senza “ansia da prestazione”. Ancora una volta, tutti uniti, bisogna provare a vincere, senza incolpare a priori Spagna o Croazia qualora non dovessimo arrivare alle fasi finali. Fare un esame di coscienza sarebbe un tantino più corretto: le prime due gare son state buone sotto il profilo delle prestazioni, meno sotto quello dei risultati. Dunque, se ci troviamo in una situazione in cui dover dipendere dagli altri, i “meriti” sono solamente i nostri. Le basi ci sono, dobbiamo solo mettere a frutto quanto è stato costruito, con una finalizzazione che richiede ancora del tempo. Crederci non costa nulla, avanti a testa alta e con orgoglio. Come recita l’inno di Mameli: “Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”