Torino, Ventura: «Vincere nel derby e la salvezza: il nostro scudetto» - Calcio News 24
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Torino, Ventura: «Vincere nel derby e la salvezza: il nostro scudetto»

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TORINO JUVENTUS VENTURA – La Juventus è ad un passo dal trionfo, il Torino è a caccia di punti per evitare la zona retrocessione: queste le premesse del derby della Mole. Ne ha parlato a La Gazzetta dello Sport il tecnico granata, che ha dichiarato: «La classifica dice che per noi è una gara difficilissima, ma è sempre un derby, una gara a sé, vale la pena di giocarcela. In altre partite puoi fare calcoli, nel derby no, va giocato e basta. Sinceramente non mi interessa molto che cosa farà il Napoli a Pescara, mi interessa cosa farà il Toro. Se avessimo portato a casa punti da una delle famose partite perse in modo incredibile contro Cagliari, Parma, Napoli o Fiorentina, saremmo salvi, e tra virgolette “eroi”, oggi siamo in sofferenza. Ben venga il derby, sicuramente non ci saranno cali di concentrazione. Un mio collega alla vigilia di affrontare la squadra più forte del mondo disse ai suoi giocatori: “Su dieci partite contro questi qui nove e mezza le perdiamo, però oggi ne giochiamo una sola”. Giochiamocela, da Toro».

Mister Ventura è poi tornato sulla gara d’andata e ha individuato i tre giocatori che fanno la differenza nella squadra di Conte: «Forse, un’espulsione arrivata troppo presto, dopo poco più di mezz’ora (quella di Glik, ndr). La Juve da allora è sempre la stessa, noi siamo cresciuti sul piano del gioco, dell’esperienza. La differenza è che loro domenica vogliono vincere lo scudetto vincendo il derby, il nostro scudetto invece sarebbe salvarci vincendo il derby. Chi fa la differenza? Claudio Marchisio, è il Conte della Juventus, cuore e maglia. Vidal è la vera sorpresa di questo campionato, Pirlo ha rappresentato e rappresenta l’essenza del calcio».

Su Conte ed il gioco del Torino, l’allenatore ha spiegato: «Ha già vinto il campionato, è amico del nostro d.s. Petrachi, e ha la mia totale stima, sarà molto più calmo che in altre partite. Peccato soltanto non essere riusciti a riempire soltanto con i nostri colori il nostro stadio. La Juve è una grande squadra, io la grande squadra ce l’ho già, è il Torino. E poi mi affascina l’idea di allenare per primo la squadra nel rinato Filadelfia. È innegabile: riceviamo attestati da colleghi e giocatori, siamo la squadra che gioca e dà spettacolo, a Sky dicono che facciamo audience. Ho disputato la Serie A anni fa con la difesa a tre, poi sono passato a 4 quando il modulo con i tre difensori sembrava superato. Il giorno in cui capirò che il 4-2-4 non paga tornerò alla difesa a tre. Non sono aggrappato a uno schema, ma alle caratteristiche dei giocatori che ho per interpretarlo. Ci manca solo un po’ di cinismo. Fa parte di un percorso di crescita. Chissà se avremmo centrato la promozione la stagione scorsa, o la salvezza quest’anno senza giocare. Potremo sperare il prossimo anno di occupare la sinistra della classifica senza macinare gioco, buttando palla in avanti e chiusi a difesa dell’area? Non credo. Dobbiamo essere bravi a vendere la nostra immagine di gioco e di squadra, soltanto così si convincono i giocatori con un certo “pedigree” a scegliere il Torino al mercato estivo per la prossima stagione».