Il Toro scopre il suo Pogba: ecco chi è Michel Ndary Adopo

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Nella primavera granata sta stregando tutti: Michel Adopo è un talento con enorme potenziale che sta crescendo sotto stretta sorveglianza di Mazzarri

Il 2-0 siglato da Rauti nella finale d’andata di Coppa Italia Primavera contro il Milan è, quasi, esclusivamente merito suo. Coast to coast impressionante a inizio secondo tempo, palla con i giri contati al suo compagno di squadra e raddoppio granata. Il numeroso pubblico presente al Filadelfia si sarà stropicciato gli occhi. Michel Ndary Adopo è sembrato per un attimo la reincarnazione di George Weah in quel famoso Milan-Verona. Eppure era solamente la quinta presenza stagionale con il Torino.

Classe 2000, francese, è approdato all’ombra della Mole a gennaio ma per un tardivo transfert della Fifa ha potuto esordire con la maglia granata solamente a metà marzo, in occasione del Viareggio. Con un bottino niente male. In cinque presenze sono maturate quattro vittorie e un pareggio. Poi la titolarità in finale di Coppa, dove si è meritatamente conquistato il titolo di mvp della partita. Ma se chiedete a Coppitelli, mister della Primavera granata, di parlare delle qualità del suo giocatore rimarrete delusi: «É un ragazzo ancora molto grezzo. Ha prospettive importanti, ma deve imparare a gestirsi e a gestire i momenti: ad un certo abbiamo preso un contropiede evitabile perché lui si è incaponito in un dribbling di troppo». Dalle parti di Torino frenano con l’entusiasmo. Ma sanno che hanno tra le mani un gioiellino, un possibile futuro crack mondiale.

Già, perché se dopo solo sei presenze al Toro l’accostamento più naturale è quello con Paul Pogba, qualcosa vorrà pur dire. E non c’entra il curriculum. Oltre a condividere con il Polpo la nazionalità e il club dove ha mosso i primi passi da professionista (il Torcy), è incredibile l’uguaglianza nella stazza fisica e movenze in mezzo al campo. Oltre al ruolo, naturalmente.  Tuttavia sono paragoni da sussurrare sotto voce, perché Adopo il campo l’ha assaggiato per 450 minuti, perché non ha ne neanche 18 anni e perché la storia del calcio è piena di giovani di belle speranze che si sono rivelati dei veri e propri flop. Bisognare pazientare. Ci vediamo Adopo.