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Rino Foschi racconta: «Vi racconto quel ‘no’ a Ibrahimovic. Mino Raiola un fratello. Quell’aneddoto su Cavani…»

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Rino Foschi non dimentica: «Vi racconto quel ‘no’ a Ibrahimovic. Mino Raiola un fratello. Quell’aneddoto su Cavani…»

Rino Foschi, storico direttore sportivo prossimo agli ottant’anni, si racconta a tutto campo su La Gazzetta dello Sport. Re del mercato capace di generare profitti miliardari e scoprire talenti mondiali, ripercorre la sua carriera costellata di rapporti intensi con presidenti vulcanici, su tutti Maurizio Zamparini.


LE RADICI
«Sono nato a Forlì e sono cresciuto a Cesena. Nel Cesena ho cominciato e il Cesena l’ho sempre aiutato, anche se lo stipendio me lo pagava un’altra società. Lo premettevo a ogni presidente: “Guardi, io al Cesena do sempre una mano”. Amo chi fa calcio con passione. Ripenso con nostalgia a Moratti e Berlusconi, a Boniperti e Ferlaino: che presidenti».
L’INTUIZIONE LIPPI «Con il Trento giocammo contro la Carrarese, allenata da Marcello Lippi. Chiama Edmeo Lugaresi, presidente del Cesena, e gli suggerii di contattarlo. Lui tentennava, voleva Bolchi, mi chiedeva: “Chi è ‘sto Lippi?”. Io gli rompevo le scatole, finché mi disse di fissare un appuntamento. Chiamai Lippi alle tre del mattino, lo feci incontrare con il Cesena al Molino Rosso di Imola, l’hotel di tanti affari».
IL NO A IBRAHIMOVIC «Andai a seguirlo per una settimana, nel ritiro invernale del Malmoe in Spagna. Non era male, ma all’epoca Ibra giocava mezza punta e noi avevamo bisogno di un attaccante, e non mi piacevano le sue serate. Io i giocatori li seguivo dentro e fuori il campo, li pedinavo. Notai che la notte andava nei bar con i compagni e per me beveva un po’ troppo, però non lo prendemmo per la mia relazione, ma perché costava troppo, e se lo comprò l’Ajax».
L’AMICIZIA CON MINO RAIOLA «È stato un fratello. Una volta, quando ero al Verona, mi trascinò a Praga, a vedere un altro biondo. L’avrei comprato, ma costava troppo, e andò alla Lazio: era Nedved».
IL PALERMO MUNDIAL «Un dato mi rende orgoglioso. Nell’Italia campione del mondo 2006, allenata da Lippi, c’erano cinque giocatori presi da me al Palermo. Toni, Grosso, Barzagli, Barone e Zaccardo. E a questa cinquina aggiungo Gilardino, Oddo e Camoranesi, altri tre campioni del mondo del 2006, con me all’Hellas».
IL “SEQUESTRO” DI CAVANI «Eravamo su Pato, ma il brasiliano costava 20 milioni di euro. Cavani soltanto tre, però su di lui “volteggiava” Sartori del Chievo. Dovevamo fare in fretta. Feci atterrare Cavani a Roma e lo spostai in un hotel a Milano. Lo rinchiusi lì per due giorni, gli dissi che non l’avrei lasciato andare finché non avesse firmato. Un sequestro di persona. Cavani firmò».
L’ULTIMO LITIGIO CON ZAMPARINI «Il giorno in cui mancò, sua figlia Silvana mi chiamò: “Rino, papà ha detto che della gente del calcio vuole soltanto te, alla camera mortuaria”. Andai e vidi il presidente nella bara, con la sua solita tenuta, aveva i jeans di velluto. Stetti in raccoglimento, ma Silvana mi disse: “No no, devi parlargli come se fosse vivo e come se foste incazzati l’uno con l’altro. Papà, prima di andarsene, ha detto che da te vuole questo”. Ero in imbarazzo, però mormorai due stupidaggini. Silvana mi fece voltare e vidi un televisore su cui scorrevano le immagini di Zamparini e di io insieme. Scoppiai a piangere. Con Zamparini litigavamo, ma ci volevamo bene: “Dai, Rino, scherzavo, tu sei il numero uno”. Anche da morto mi ha colpito al cuore!».

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