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Hanno Detto

Aldair compie 60 anni e si confessa: «A Roma ho lasciato il cuore, ora un film racconta la mia storia»

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L'ex difensore della Roma, Aldair

Il leggendario difensore brasiliano, Aldair, presenta il docufilm a lui dedicato: dai primi passi scalzo in Brasile allo scudetto del 2001

Un docufilm per celebrare 13 anni in giallorosso. Aldair, cuore giallorosso è il titolo dell’opera che racconta il difensore della Roma, che oggi è presente su La Gazzetta dello Sport con un’intervista sulla sua vita da campione del mondo del Brasile 1994.

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PLUTO «Quel soprannome me lo hanno dato i tifosi della Roma e mi piace. Ovunque sono, che sia il Brasile, l’Italia o la Cina, quando sento qualcuno chiamarmi così mi emoziono perché c’è qualche tifoso giallorosso che mi cerca»

RICORDA IL SUO PRIMO CAMPO DI CALCIO «Certo: a casa mia, in Brasile, a Ilhéus, stato di Bahia. Lì sono cresciuto a Banco da Vitoria e nel campetto vicino casa ho iniziato a giocare a 7 anni. Lo facevo da scalzo e forse ho trovato sensibilità nei piedi anche per questo, i primi scarpini penso di averli messi a dieci anni. All’inizio facevo di tutto: portiere, terzino, attaccante. Anche difensore centrale, ma mi lamentavo troppo e allora mio padre mi disse: “Ti faccio fare l’attaccante”. Ma alla fine aveva ragione lui, io ero un difensore centrale…».

ANEDDOTI «Per carattere difficilmente litigo, ma a volte è successo proprio con Giannini: non gli piaceva che lanciassi lungo di esterno. E poi gli allenatori: Boskov mi chiamava “biondino” e non so perché, con Zeman invece non è vero che litigavamo. Semplicemente lui voleva che giocassi qualche metro più avanti e io invece qualche metro più indietro. Di lui ricordo la grande fatica in ritiro: per me l’allenamento è con la palla, non senza. Diciamo che del calcio mi manca lo spogliatoio, non certo i ritiri».

É VERO CHE I GIOCATORI MUOIONO DUE VOLTE: QUANDO SMETTONO DI GIOCARE E QUANDO VOLANO NELLE BRACCIA DI DIO «Assolutamente sì. Per me l’addio al calcio è stata l’ultima partita con la Roma (24 maggio 2003, contro l’Atalanta, ndr). Brutta, perché pensavo: “non giocherò più davanti a tutta questa gente”. Poi sono andato a Genova, ma non era più la stessa cosa. Per un calciatore quello è il passaggio più difficile. Noi siamo fatti così: io avevo già 37 anni, è stato il momento più duro della mia carriera».

HA RISCHIATO DI ANDARE ALLA LAZIO «Rischiato no, perché non avrei mai potuto tradire la Roma. Ma è vero che Cragnotti mi voleva e che la Lazio mi fece un’offerta. Che io però rifiutai. Come ne rifiutai altre di altri club che mi cercarono».

UN NUOVO ALDAIR «Non vedo giocatori che mi assomigliano. Di certo c’è che bisogna migliorare molto sui difensori, anche in Brasile. Oggi si parla della possibilità di andare al Mondiale con Thiago Silva, che ha quasi 42 anni. Evidentemente qualcosa non torna».

LA ROMA DI OGGI «Ha un buon allenatore, che forse si aspettava qualche giocatore che è arrivato invece un po’ tardi. La squadra è buona, è importante che la società abbia dato fiducia al tecnico. Anche Capello il primo anno fu in difficoltà, poi con acquisti come Batistuta, Samuel ed Emerson la squadra è migliorata e ha vinto lo scudetto».




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