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Calcio italiano

La Serie A rovina davvero gli attaccanti? Da Vlahovic a David, da Gimenez a Nkunku: le punte su cui non puntare – VIDEO di Chiara Aleati

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Da Vlahovic a David, da Gimenez a Nkunku: perché tanti bomber arrivati con grandi aspettative hanno faticato in Italia? La nostra riflessione

Negli ultimi anni il calcio italiano si è trovato spesso davanti a una domanda ricorrente: la Serie A è davvero il campionato che rovina gli attaccanti oppure siamo noi a trasformare ogni nuovo acquisto offensivo nel possibile salvatore della squadra prima ancora di vederlo all’opera?

Il copione, infatti, sembra ripetersi. Un centravanti arriva con numeri straordinari, viene accolto come il nuovo bomber da 20-25 gol a stagione, ma poi il campo racconta una realtà completamente diversa. I casi più recenti coinvolgono soprattutto Juventus e Milan, due club alla ricerca ormai da tempo di un nuovo grande riferimento offensivo.

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Juventus, la difficile eredità di Higuain e Cristiano Ronaldo

Per la Juventus trovare un nuovo centravanti dominante non è semplice, soprattutto considerando chi ha occupato quel ruolo negli ultimi anni.

Prima c’è stato Gonzalo Higuain, arrivato dal Napoli dopo una stagione da record con 36 gol in Serie A e autore di 24 reti al primo anno in bianconero. Poi Cristiano Ronaldo, capace di segnare 81 gol in campionato nelle sue tre stagioni a Torino.

Dopo due campioni di questo livello, la ricerca del nuovo trascinatore offensivo è diventata complicata. Il primo tentativo importante è stato Dusan Vlahovic. Il serbo aveva tutto: fisico, potenza, talento e capacità realizzativa. Tuttavia, tra problemi fisici, difficoltà tattiche e momenti di discontinuità, non è mai riuscito a diventare quel bomber dominante che molti immaginavano.

La Juventus ha poi puntato su Jonathan David, reduce da stagioni importanti al Lille con tanti gol in Francia e in Europa. Sulla carta sembrava il profilo ideale, ma anche il canadese ha scoperto quanto sia difficile imporsi nel calcio italiano, fino al successivo addio in prestito.

Stesso discorso per Loïs Openda, esploso con il Lipsia grazie a velocità e profondità. L’attaccante sembrava poter completare un reparto considerato tra i migliori della Serie A, ma il rendimento non ha rispettato le aspettative.

Milan, la ricerca del dopo Giroud

Anche il Milan vive una situazione simile dopo l’addio di Olivier Giroud, protagonista con esperienza, personalità e gol pesanti.

Tra i tentativi dei rossoneri c’è stato Santiago Gimenez, arrivato dal Feyenoord dopo stagioni da protagonista e con la reputazione di centravanti pronto per il salto definitivo. Anche lui, però, ha incontrato difficoltà nel calcio italiano ed è poi ripartito verso una nuova esperienza.

Il Milan ha puntato inoltre su Christopher Nkunku, talento internazionale con un passato brillante al Lipsia e al Chelsea. Un giocatore duttile e di grande qualità, ma che non è riuscito a incidere come previsto.

La Serie A rovina gli attaccanti o servono aspettative diverse?

La verità probabilmente sta nel mezzo. La Serie A è uno dei campionati più complessi per un centravanti: le difese sono organizzate, gli spazi sono ridotti e ogni movimento viene studiato nei dettagli.

Un attaccante abituato a trovare grandi spazi in Bundesliga, Ligue 1 o Eredivisie può trovarsi davanti un calcio completamente diverso.

Ma esiste anche un altro fattore: le aspettative. Spesso un giocatore che segna 25 gol all’estero viene automaticamente considerato un bomber pronto a ripetersi ovunque.

Il calcio, però, non funziona così. Cambiano il sistema di gioco, i compagni, la pressione, il peso della maglia e il contesto.

Perché il vero grande attaccante non è semplicemente quello che segna 30 gol in un campionato. È quello capace di farlo quando cambia tutto intorno a lui.

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