Crespo sorprende: «Gli interisti mi perdoneranno, ma come faccio a non tifare il Parma? È una questione d’amore»
Hanno Detto

Crespo sorprende: «Gli interisti mi perdoneranno, ma come faccio a non tifare il Parma? È una questione d’amore»

Hernan Crespo, doppio ex di Inter e Parma, ha parlato così in vista del match di Serie A

La sfida tra Inter e Parma a San Siro evoca emozioni profonde per Hernán Crespo. L’ex attaccante argentino, oggi tecnico dell’Atlas in Messico, ha vissuto da protagonista la doppia sfida vestendo entrambe le maglie. Intervistato da La Gazzetta dello Sport nel giorno dell’incrocio di campionato, il “Valdanito” non ha nascosto il proprio legame viscerale con la piazza emiliana:

“Molto volentieri perché il duello tra Inter e Parma è il mio duello”

Sollecitato su quale sia la squadra per cui batte il suo cuore, Crespo ha risposto senza mezzi termini:

“Non potendo dribblare la domanda, mi affido alla sincerità: tifo per il Parma. Perché Parma, dopo Buenos Aires, è la città che sento più mia. Lì sono cresciuto e sono diventato uomo, lì sono nate le mie figlie, lì ho messo su casa, lì ho giocato, ho allenato e ho fatto pure il dirigente: già, per un breve periodo sono pure stato nominato vicepresidente. Come faccio a non tifare il Parma? Gli interisti mi perdoneranno, ma è una questione d’amore”

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L’ex centravanti si è espresso anche sull’esordio di Alberto Gilardino sulla panchina dei crociati:

“Lo seguirò con molta attenzione, anche se qui in Messico sono molto impegnato con l’Atlas. Il Gila è stato un grande attaccante, un centravanti formidabile. Avesse a disposizione un giocatore come lui, sarebbe a cavallo. Però credo che il Parma abbia tutte le qualità, sia tecniche sia economiche, per raggiungere l’obiettivo della salvezza e lanciare qualche giovane da piazzare sul mercato”

L’analisi su Chivu e il ricordo del primo gol a San Siro nel 1996

Nel valutare la forza della squadra guidata da Cristian Chivu, l’argentino riconosce la superiorità della rosa milanese pur lasciando aperta la porta agli imprevisti:

“Beh, in effetti ci potevano essere debutti migliori… L’Inter la considero la squadra più forte d’Italia. Ha un organico formidabile, giocatori che da soli possono decidere una partita, grande organizzazione tattica e un bravo allenatore come Cristian Chivu. Tutto, insomma, per rivincere lo scudetto e questa volta fare strada anche in Champions League”

Sulle possibilità del match aggiunge:

“I nerazzurri sono superiori, su questo non c’è alcun dubbio, però nel calcio non vincono sempre i più bravi. Succedono tante cose in campo e ci possono essere tante sorprese: non si sa mai. Sono curioso di vedere Romero, il nuovo centravanti del Parma. Alcuni amici me ne hanno parlato bene. Chissà che lui non possa fare lo scherzetto…”

Infine, la memoria va a trent’anni fa, quando Carlo Ancelotti lo lanciò titolare proprio alla scala del calcio il 27 ottobre 1996:

“E come faccio a dimenticare quel giorno. San Siro, la prima volta a San Siro, avevo ventun anni. Ero arrivato da poco a Parma, dovevo ancora ambientarmi bene. Ricevevo anche qualche critica. Ma Ancelotti, ogni giorno, mi diceva di tapparmi le orecchie e tirare sempre dritto per la mia strada. ‘Il posto da titolare è tuo’ mi ripeteva. ‘Più ti fischiano e più io ti faccio giocare’. Parole determinanti per la mia crescita professionale”

Un ricordo legato a una rete spettacolare segnata all’esordio:

“Dopo un solo minuto. Zè Maria scende sulla destra, crossa in mezzo all’area, io mi avvito e segno in semirovesciata. Gol stupendo. La mia prima rete in Italia. E chi se lo scorda? Poi, però, quella partita la perdemmo 3-1, doppietta di Zamorano e gol del mio amico Javier Zanetti…”

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