2013
Toro: Meggiorini e quel “nero” detto da “viso pallido”
Gli insulti razzisti non hanno né fede né colore: sono squallidi e devono essere puniti ad ogni costo senza guardare in faccia nessuno. Ma non è il caso di Riccardo Meggiorini. Ovvio: noi non eravamo in campo e non sapremo mai cos’è realmente accaduto. L’unica cosa che abbiamo visto era un Paul Pogba furibondo con il numero 69 granata al 45’ che poco prima del rientro negli spogliatoi, a pochi passi dal tunnel, ha rischiato di mettergli le mani addosso. Ma alla fine della gara è stato lo stesso Giampiero Ventura a spiegare l’accaduto (noi eravamo presenti nella sala stampa dello stadio Olimpico, ndr) e quindi, secondo noi, è inutile che il giudice sportivo indaghi e che soprattutto pensi a squalificare il giocatore granata per cose che sono successe ma che non hanno uno sfondo razziale.
NESSUN INSULTO – “Il Torino ha molti giocatori di colore – ha chiosato il tecnico granata a fine gara -. Figuriamoci se Meggiorini si permetterebbe di insultare un giocatore di colore di un’altra squadra per la sua razza. Gli ha detto “nero” ma è un epiteto che i miei ragazzi usano anche in allenamento per prendere in giro i vari Menga, Diop, eccetera. Si insultano prendendosi in giro durante le sedute alla Sisport. Quindi a Riccardo nell’intervallo ho detto: ‘Vai a spiegare sia all’arbitro che al giocatore la tua posizione e chiedi scusa ad entrambi’ (cosa che è accaduta, ndr). Può essere considerato un insulto ma non dallo sfondo razzista. Il Toro, ribadisco, ha diversi giocatori di colore”.
VISI PALLIDI – Dunque? Episodio chiuso, in teoria. Perché il giudice sportivo dovrebbe indagare? E’ come se i vari Diop, Menga, eccetera chiamassero i propri compagni “visi pallidi” durante gli allenamenti tanto per il gusto di schernirli. L’attaccante granata, per quello che lo conosciamo noi, è tutt’altro che un irrispettoso e un ragazzo che volontariamente darebbe del “negRo” ad un avversario per insultarlo. “Nero” è tutta un’altra cosa. E il giudice sportivo dovrebbe lasciar perdere qualsiasi indagine. Anche perché da un labiale visto e rivisto al replay è impossibile capire se c’è la “R” oppure no e si rischierebbe di punire, inutilmente, un ragazzo per bene che è solo stato male interpretato.