Italia a caccia di ct: nomi forti e esperti cercasi, stavolta nessun progetto

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L’Italia è a caccia di un commissario tecnico, Costacurta si sta dando da fare. Mancini, Ancelotti, Conte e Ranieri sono i candidati: si cerca il nome forte, anche se…

Alessandro Costacurta è a caccia di un commissario tecnico per l’Italia. L’ex difensore del Milan sta valutando grandi nomi per un progetto che possa essere lungo e, si spera, vincente. Eppure arrivano solo candidature di allenatori che con le nazionali, soprattutto quelle azzurre, hanno poco a che fare. La speranza è che la caccia al profilo forte non diventi un’arma a doppio taglio: prendere un Mancini o un Ancelotti non vuol dire per forza risolvere tutti i mali del calcio italiano, anzi. C’è una qualificazione a Euro 2020 da conquistare, c’è un movimento da tirare su di nuovo. Perciò la casella “ct Italia” va riempita ponderando benissimo la scelta.

L’impressione è che Costacurta e la FIGC non abbiano troppa voglia di rischiare e che, nella peggiore delle ipotesi, possano azzardare solo la conferma di Luigi Di Biagio. Non sarebbe un’idea sbagliata dal punto di vista progettuale, non fosse che Di Biagio con l’Italia Under 21 non ha combinato grandi cose e ha avuto a che fare con giocatori importanti. Però dicevamo che progettualmente potrebbe starci. Di recente è scomparso Azeglio Vicini, un ct che ha visto letteralmente crescere una covata di calciatori, che ha portato fino al terzo posto di Italia ’90. Una figura così sarebbe perfetta.

Paolo Vanoli o Alberigo Evani, ma più il primo del secondo, potrebbero essere gli eredi concettuali di Vicini, dato che hanno fatto la trafila nelle giovanili azzurre. Ma questo momento storico richiede altro, per questo i rischi sono alti. Serve un nome che metta d’accordo tutta Italia così come fu per Conte e, anni addietro, Lippi. Allenatore già vincente a prescindere dai colori, personalità imponente e magari scomoda, curriculum interessante. Ancelotti, Conte, Mancini e anche Ranieri hanno il giusto identikit. Rischiare adesso un allenatore cresciuto nel vivaio FIGC sarebbe sì sinonimo di crescita e di programmazione, ma controproducente. Ventura nacque sotto una cattiva stella, bissare quell’esperienza sarebbe un errore grave.