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De Rossi: «Vorrei fare qualcosa per Ostia. Covid? L’ho sottovalutato»

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Daniele De Rossi nella lunga intervista rilasciata a Sportweek ha parlato degli aspetti famigliari più intimi: le sue parole

Daniele De Rossi, nella lunga intervista rilasciata a Sportweek, ha parlato degli aspetti più intimi della sua vita. Le parole dell’ex collaboratore di Mancini.

ESPERIENZE – «La straordinaria esperienza umana e di vita al Boca Juniors è terminata nel gennaio del 2020. Avevo in programma viaggi, partite da vedere in Italia e all’estero, visite ad allenatori. Sognavo di andare in India affascinato da Shantaram, il libro più bello che abbia mai letto e che mi riporta alla mente uno dei più cari amici che ho avuto nel calcio: Davide Astori, che in India c’è stato. Ma due mesi dopo aver smesso di giocare è scoppiato il Covid e ci siamo ritrovati tutti chiusi in casa».

LOCKDOWN – «Come l’ho vissuto? All’inizio in modo traumatico, poi mi ha fatto riscoprire quanto sia importante e unico stare con la propria famiglia. Ho fatto a tempo pieno il marito di Sarah e il papà di Gaia (16 anni), Olivia (7) e Noah (5). Certo, so di parlare da privilegiato: non avevo problemi di spazi o economici, l’unica attenzione era non contrarre il virus».

FAMIGLIA RISERVATA – «Sì da un punto di vista mediatico, ma poi ci piace vivere in mezzo alla gente. Ho scelto una casa in pieno centro, non ci sia- mo chiusi in una villa separati dal mondo. Mi affaccio sulla bellezza di Castel Sant’Angelo, ma viviamo anche la Roma “stradarola” più autentica e verace».

SARA FELBERBAUM – «Mi ha aperto un mondo diverso, regalandomi una multiculturalità che fa parte della storia della sua straordinaria famiglia. Abbiamo gli stessi ideali e valori, condivido con lei la passione per i viaggi, i libri, l’arte e il cinema che è la sua professione. È più riflessiva di me e ha saputo gestire benissimo il suo triplo ruolo di madre, moglie e attrice. Pur avendo accanto un uomo famoso che avrebbe potuto offrirle dei vantaggi o conoscenze, non mi ha mai fatto mezza richiesta. Ha una grande pulizia e onestà intellettuale. Sarah non è mai pressante, sa lasciarmi libero, capire quando devo de- comprimere. Grazie a lei sono cresciuto come uomo e marito. Non so se io ho migliorato lei, di certo lei ha migliorato me».

PORTARE LO STRESS A CASA – «Se ho paura? Un po’ sì. Ho visto tanti tecnici essere sopraffatti dalla pressione del lavoro. Ma anche tanti che quando staccano, ci riescono. Spero di non dimenticare mai che la vita è una e va goduta in tutti i suoi aspetti. Dare il cento per cento in tante cose e non lasciare che una sola cosa diventi il tuo cento per cento». 

COVID – «L’ho preso in Bulgaria. Sono stato subito male con febbre alta, ma l’ho sottovalutato. Avevo letto che alla mia età, 37 anni, al massimo avevi tre giorni di febbre. Invece è stato un crescendo. Ho vissuto tre fasi. La prima, di malessere vero: tosse tutto il giorno e nausea. Spossante. La seconda, della paura: in ospedale allo Spallanzani, dopo aver preso la saturazione che misurava 87 i dottori, che non smetterò mai di ringraziare, hanno cambiato faccia… Sono stato quattro giorni sotto ossigeno. La terza fase è stata quella dell’attesa: finiti i sintomi, sono rima- sto 18 giorni positivo, senza poter uscire».

COME PASSARE IL TEMPO – «Guardando il mare dalla finestra… Mi ero trasferito in isola- mento a Ostia dove sono nato. Sono tornato spesso con la mente a quando ero ragazzino. La mia infanzia, mio padre che quando rompevo mi diceva: prendi il pallone e vai a giocare. Oggi invece ai nostri figli per farli stare tranquilli diamo l’i- Pad. Altri tempi. Sono cresciuto per strada e mi è servito. Andavo a scuola alla Passeroni alle medie e passavo per la pineta per andare a casa di nonna. Oggi avrei paura a fare quel tragitto. Ho visto quartieri disagiati, palazzi diroccati. Chi ha avuto tanto dalla vita deve restituire qualcosa. Voglio fare qualcosa per Ostia: magari permettere ai ragazzini di fare sport in una zona pulita e non pericolosa».

MASCHERA D’OSSIGENO – «L’avevo mandato agli amici più stretti per rassicurarli, uno di loro l’ha girato in una chat di famiglia e da lì è uscito. L’inoltro è l’opzione peggiore di WhatsApp, andrebbe eliminato. Però anche i giornali e i siti dovrebbero fermarsi prima di pubblicare un materiale riservato senza la volontà del diretto interessato. Il dolore spettacolarizzato e questa morbosità per incidenti, infortuni, malattie, non la condividerò mai. Disumanizza la società».

NO VAX – «Sono vaccinato, mai stato contro. Posso capire l’anziano che ha paura delle reazioni, ma le manifestazioni in piazza di chi parla di complotti e nega il Covid, le ritengo pura follia. Avere intorno gente che ragiona così mi spaventa. Il vaccino è l’unica strada per tornare ad avere una vita normale. Gli obblighi e le imposizioni mi fanno schifo sempre, la democrazia non si tocca, ma la tua libertà di scegliere non può intaccare la mia salute».

FOTOGRAMMA DELLA VITA – «Io e mio padre in macchina mentre andiamo a Trigoria il giorno dopo il mio primo gol in Serie A. Mi arriva sul telefono un video in cui parlano del giovane De Rossi a 90’ minuto, che per me era sempre stato un appuntamento in tv imperdibile. È stato uno dei momenti più belli della mia vita».

FOTOGRAMMA DAL FUTURO – «Io e Lele Mancini che sarà il mio vice con un trofeo importante in mano a festeggiare. È il mio migliore amico, con lui ho condiviso tutta la carriera nelle giovanili della Roma. È stato meno fortunato di me, vorrei regalargli una soddisfazione altissima, che da giocatore non si è mai tolto e si sarebbe meritato. Magari qui, a casa nostra… Dove l’aspettano da tanto tempo».