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Ezio Rossi sicuro: «Contestazione Torino? Questa è una protesta che credo rappresenti la maggioranza del popolo granata. Chi osserva da fuori…»
Ezio Rossi non ha dubbi: «Contestazione Torino? Questa è una protesta che credo rappresenti la maggioranza del popolo granata»
Cresciuto nel vivaio, diventato giocatore del Torino e poi anche allenatore in anni in cui le contestazioni non risparmiavano nessuno, Ezio Rossi ha parlato con Tuttosport del presente granata.
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LA CONTESTAZIONE «Questa è una protesta che credo rappresenti la maggioranza del popolo granata, anche chi non partecipa direttamente è solidale con la contestazione. Dire oggi se sarà qualcosa di definitivo è difficile ma se si è arrivati a questo punto vuol dire che c’è molta rabbia e che i risultati non c’entrano nulla».
VINCERE «Ripeto, questa non è una contestazione legata ai risultati però è ovvio che se il Torino comincerà a vincere qualcuno potrebbe cambiare idea. Se oggi il 70/80% dei tifosi appoggia la protesta, la percentuale potrebbe cambiare di fronte a qualche vittoria: nel calcio succede spesso».
POCO FEELING CON BARONI «Credo dipenda anche dal carattere, Baroni è un riflessivo e per allenatori come lui sicuramente i risultati aiuterebbero».
LA SALVEZZA «Credo che la vittoria del Lecce di domenica abbia complicato un po’ le cose, anche se il Torino lo reputo superiore ad almeno altre 4-5 squadre per organico. Il problema è un altro: squadre come Lecce, Genoa, Pisa, Verona, Parma, Cagliari sanno fin dall’inizio che se tu raggiungi la salvezza hai fatto il tuo. Il Torino no, il Torino dall’inizio sa che dovrebbe, ma questo non l’ha mai fatto, avvicinarsi alla zona Europa. Anche se sei più forte, quello che hai di più a livello tecnico e fisico vai poi a perderlo perché a livello caratteriale magari non sei pronto».
ESSERE DEL TORO «Chi osserva da fuori e non è di Torino non sa cosa vuol dire, o forse cosa voleva dire, essere del Torino. È gente che parla guardando i bilanci e forse il passato appena precedente a Cairo…».
IL SANGUE GRANATA «In quell’ultimo periodo pre-Cairo il Torino non è mai stato messo peggio di così a livello di ambiente. Si protestava ma parliamo di contestazioni diverse. Abbiamo fatto malissimo per due o tre anni però c’era qualcuno, e tra questi pure io, che forse non capiva niente ma che sapeva benissimo cos’era il Toro. Potevamo non capire niente di calcio? Forse. Potevamo essere scarsi o inadatti? Ma noi sapevamo cos’era il Toro. Siamo sopravvissuti, la gente contestava però secondo me vedeva, in qualsiasi situazione, anche la più brutta, del sangue granata scorrere. Oggi probabilmente non lo vede più».
I VALORI «Avevamo determinati valori che certamente al giorno d’oggi, in un calcio profondamente cambiato, è più difficile trasmettere, perché di giocatori ne cambiano 10 a stagione, 5-6 solo a gennaio. Così tutto è molto più difficile, ma ci si può provare. C’è una Primavera in zona retrocessione… quando da fuori qualcuno chiede il motivo della contestazione, ma cosa ne sa se magari il tifoso era legato alla crescita del settore giovanile? Alla tradizione di due o tre ragazzi che tutti gli anni andavano in prima squadra? Per questo non ha senso parlare di risultati».
I RISULTATI «La cosa sbagliata è parlare dei risultati. Non sono mai stati i risultati a fare il Toro, poi è chiaro che quando si somma l’extra campo ai non risultati succede quello che sta succedendo adesso. Anche prima non c’erano sempre i risultati ma se si contestava, considerato che per esempio è stato contestato anche Sergio Rossi, non lo si faceva per quello».
LA PAURA «A lungo andare, in un mondo del calcio in cui tutti tifano Juve, Milan e Inter, quello che temo è che il Toro possa in qualche modo scomparire. Ed ecco perché spero che un giorno qualcuno possa farlo rinascere».