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Fonseca torna sul Milan: «Cardinale ha dato il benvenuto ad Amorim a Milanello. Quando arrivai io non c’era nessuno»

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Fonseca torna a parlare della sua esperienza rossonera: «Cardinale ha dato il benvenuto ad Amorim a Milanello. Con me nessuno»

Paulo Fonseca torna a guardare al passato e riavvolge il nastro della sua avventura al Milan. In un’intervista concessa a SportWeek, l’allenatore portoghese ha raccontato alcuni retroscena della sua esperienza in rossonero, soffermandosi sulle dinamiche interne e sulle difficoltà incontrate nel corso del suo lavoro.

Fonseca era stato chiamato nel luglio 2024 con una missione chiara: cambiare volto alla squadra, imprimere una nuova identità tecnica e tattica. Un compito tutt’altro che semplice da portare a termine in tempi brevi, soprattutto in un contesto che richiedeva interventi profondi e una ricostruzione graduale.

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PAROLE – «Sono deluso perché due anni fa venni chiamato per cambiare lo stile di gioco della squadra. ‘Vogliamo che il Milan diventi dominante, che abbia la palla e giochi nella metà campo avversario’ mi fu detto. Perfetto risposi, è la mia stessa idea di calcio. La verità è che per cambiare ci vuole tempo e giocare questo calcio in Italia non è facile” ha detto. “Per riuscirci bisogna cambiare prima di tutto la testa dei giocatori. Io ero avviato su su quella strada e, dopo di me, non ho mai più visto il Milan esprimere la qualità di gioco mostrata con il sottoscritto in panchina».

MILAN – «Sono andato via molto calmo perché ho fatto di tutto per cambiare il Milan. Per difenderlo. Sono uscito con la coscienza a posto perché ho sempre messo il Milan davanti a tutti. Ho sempre difeso il club prima dei giocatori, che non sono più importanti del Milan. In Italia, invece, spesso i giocatori “pesano” più del club. Se qualcuno, pure forte, non meritava, con me non giocava. Sono stato criticato, ma io ho avuto il coraggio di difendere il Milan. Spero che tutti abbiano capito che non puoi permetterti di avere elementi che non danno tutto per il Milan»

AMORIM – «Ho visto che Amorim è arrivato a Milanello e c’era Cardinale ad attenderlo. Quando arrivai io non c’era nessuno. È difficile uscire con sentimenti negativi, ho lavorato con persone fantastiche. Non parlo di giocatori o dirigenti, ma del personale di Milanello»

ESPERIENZA IN ITALIA – «Io ho una passione per l’Italia, ma la vostra filosofica calcistica non si vede da nessun altra parte. Non si valorizza il bel calcio, conta solo vincere. Però mai dire mai. Roma? Sono stati due anni meravigliosi. La squadra ha giocato benissimo, alla prima stagione abbiamo fatto 70 punti: solo Gasperini ha superato quella soglia»

GLI ESEMPI – «Mourinho era un punto di riferimento per tutti. Uno che ammiro è Jorge Jesus: da lui ho imparato molto. Ma il più grande di tutti resta Pep Guardiola»

LIONE – «È un grande club. Abbiamo cominciato la stagione in seconda divisione, retrocessi d’ufficio per problemi finanziari. Sono stati venduti i più forti. Abbiamo costruito una squadra giovane, giocato un calcio ambizioso e raggiungo una qualificazione alla Champions inimmaginabile a inizio stagione. Cresceremo un passo alla volta»

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