Sampdoria, Giampaolo dimentica la Juventus: «Nessun rimpianto, voglio l’Inter»

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Sampdoria, Giampaolo si gode quel che ha: in una intervista l’allenatore blucerchiato non mostra rimpianti, anche se continua a sognare l’Inter. Sul VAR: «La scoperta calcistica del secolo»

Secondo i commentatori, dopo il Napoli di Maurizio Sarri, è la Sampdoria di Marco Giampaolo la squadra che gioca meglio a calcio in Italia. Difficile stabilirlo con certezza secondo canoni oggettivi, certo è che da anni ormai l’attuale tecnico blucerchiato è tra i migliori allenatori emergenti in Serie A. Il suo nome è già stato accostato varie volte alle big (leggi anche: Juventus, torna in mente l’idea Giampaolo), eppure Giampaolo, finora, non è mai approdato in un palcoscenico di livello. Come mai? «Non me lo sono mai chiesto – spiega lui a La Repubblica . Io credo si debba essere felici in un contesto. Significa poter lavorare senza ingerenze esterne, in un club che non fa pressioni, trasmettendo le tue idee».

«Puoi indossare un bell’abito e poi trovarlo scomodo: devi sempre provarlo prima – racconta ancora Giampaolo, che anni fa (nel 2009, ndr) era già stato molto vicino alla Juventus . La Juve è stata un’opportunità, non un rimpianto. Mi sarei trovato bene, male? Come sarebbe stato l’abito? Io guardo sempre avanti, con realismo. Da bambino ero interista, un giorno all’Inter mi piacerebbe arrivare». Tra lui e Sarri sono tante le cose in comune… «Interpretiamo il lavoro alla stessa maniera, come un pozzo senza fondo, sempre da sviluppare, pensare, migliorare. Non è un pregio, né un difetto, è una caratteristica. Ad essere comune è la filosofia. La mia Samp è un piccolo Napoli? Aspira ad esserlo, tentando di fare la partita sempre. Alcune volte ci riesce, altre no. La differenza fra noi e loro è nella quantità di volte». Eppure, con l’introduzione del VAR, qualcosa è cambiato, ammette Giampaolo: «Il VAR è uno strumento di giustizia sociale. La scoperta del secolo calcistico. L’antidoto alla cosiddetta sudditanza psicologica degli arbitri, che ora sono più sereni. Meno errori, classifica più vicina alla realtà».