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Juve, Spalletti alla vigilia del match col Parma: «Non sono stanco ma ossessionato, sul mercato e sul Galatasaray rispondo così» – VIDEO
Juve, Spalletti alla vigilia del match col Parma: «Non sono stanco ma ossessionato». Le parole del tecnico in conferenza stampa
Intervenuto in conferenza stampa alla vigilia di Parma Juventus, il tecnico bianconero Luciano Spalletti ha presentato così la sfida della 23^ giornata di Serie A 2025/26.
COME STA IL GRUPPO E QUALI INSIDIE COL PARMA – «Ora avremo il periodo tutto d’un fiato. Tutte queste partite così ravvicinate bisogna trovare le soluzioni. Prima si giocava ogni 7 giorni e ci si allenava con un solo giorno di riposo. La ricerca di non andare in ritiro era per avere più spazi, più libertà. La soluzione la individuo nel dare più riposo. Aumentano le partite e aumentano anche i riposi. Prendendo in visione questi 3 giorni che ci separano da partita a partita è un po’ gara, giorno dopo recupero attivo perché diventa fondamentale per quelli che han giocato e non han giocato simulazione gara con le squadre che si hanno a disposizione con seconda squadra e settore giovanile. Poi riposo o allenamento invisibile perché se stacchi totalmente non ce la fai a rientrare nella successiva partita. È gara, allenamento di recupero, condizionamento di chi non ha giocato per portarli a pari, allenamento invisibile, e poi giorno dopo preparazione alla prossima partita e gara. Così abbiamo cercato di individuare la soluzione adatta e stan rispondendo bene. Oggi c’è la preparazione alla gara di Parma e ieri abbiamo fatto questo allenamento invisibile».
CERTEZZE DOPO IL CAMMINO EUROPEO – «Si fanno delle esperienze, si fanno sempre conoscenze nuove che ci possono servire in futuro. Nell’ultima partita non abbiamo fatto benissimo, abbiamo fatto una partita molto normale ed è quello che può succedere nel calcio. Mi aspetto una reazione da quella partita, perché ormai come detto più volte questa fase di normalità non c’è più nemmeno dentro le partite. O c’è pressione e attacco, o c’è ricomposizione e ripartenza. La fase di possesso e non possesso va cambiata come denominazione o come modo di rappresentarla. Ci sono questi continui ribaltamenti, c’è questa fase di caos dove bisogna adattarsi nelle turbolenze delle partite. La voglio rivedere così la squadra. Che magari subisce qualche situazione di ripartenza perché vuole andare a far gol ma non che sia tranquilla come l’altra sera. Siccome vivo un po’ la mia vita in conseguenza di come sta la squadra in campo, io sono come la squadra gioca nella mia vita normale. La vorrei vedere più adatta a questi continui ribaltamenti che nel tranquillo, nella quiete, nella zona comfort. Si va sul muso a chiunque sta davanti».
YILDIZ PUO’ MIGLIORARE SUI CALCI DI PUNIZIONE – «Sì, se riferito a lui. Può allenare, diventarlo, perché il piede è quello lì e può farlo vedere. Si tratta solo di fare quella conoscenza a quel livello lì. Lui se è un alieno sa fare anche quello, se no che alieno sarebbe? Ne abbiamo altri che possono battere i calci di punizione. Se alludeva che possiamo fare meglio ha ragione, non solo per il Del Piero pensiero ma per una completezza che bisogna avere in squadra. Quel particolare porta punti, sia come punizioni sia come calci d’angolo, punizioni laterali buttate dentro».
E’ STANCO E OSSESSIONATO IN QUESTO PERIODO? – «Non stanco però, l’essenziale è che tu non mi veda stanco (ride ndr). Stanco no. Io entro in questa situazione delle tante partite con un periodo bellissimo, entro proprio in un mondo con tante partite, tante situazioni da sviluppare velocemente. È quello che mi ci vuole, un pochino ossessionato lo sono ma stancarmi nel calcio la vedo dura. Mi stanco se vedo che la mia squadra non va avanti, se non fornisce cose nuove. Non va avanti con quella che è la fantasia, la voglia di scoprire cose nuove. Se vedo che la mia squadra si adagia un po’, si appiattisce un po’. È quella la cosa che mi fa un po’ innervosire, di conseguenza diventa più difficile dare l’input successivo e dare cose nuove perché se no bisogna acchiappare troppi motivi che si diceva prima. Però è così, mi piace questo periodo dove si sta per entrare e vorrei farlo piacere anche ai miei calciatori».
ATTACCO – «Ogni situazione che viviamo è una tappa intermedia per andare meglio nella situazione successiva. È un’evoluzione di passaggi, me l’aspetto anche da chi ha giocato meno, son loro che han fatto crescere la squadra in generale. Sono stati veri allenatori di quelli che han giocato di più. Per andare a prendere cose nuove, notizie nuove calcisticamente parlando, han bisogno di un confronto vero. È tutta una dinamo che si auto-alimenta per andare poi nel futuro. Ci sarà spazio e io son convinto per quello che ho potuto vedere che avremo notizie corrette. Sono valutazioni ormai fatte in maniera approfondita, non è un giorno solo che si va a tentare delle valutazioni, ma dei dati di fatto del periodo in cui siamo stati insieme. E non è poco. Vero che puoi fare esperienze pratiche dirette, è un esame che ti conferma se sei quello lì e se hai da fare una maturazione. Noi abbiamo cose da dire perché ci sono state delle scelte, ma in chi ha giocato meno ci sono qualità che son convinto possano venire fuori in maniera abbastanza veloce».
GALATASARAY – «È sicuramente un luogo bello pensando al calcio, laggiù sono innamorati di calcio e probabilmente è un po’ come entrare dentro un vortice quando vai a giocare laggiù. È un ambiente che amplifica un po’ tutto, è un po’ raddoppiare tutte le cose dove il pallone rischia di passare in secondo piano perché è talmente un’eccitazione la partita, i duelli, i contrasti, tutto quello che avverrà che poi si rischia di perdere di vista la cosa fondamentale. Tu vieni trascinato, disperso in altre situazioni e caratteristiche. Noi si va ad affrontarla convinti di avere le potenzialità per giocarsi la qualificazione alla pari contro un avversario difficilissimo. Ha qualità individuali sparse di qui e di là, ha calciatori che conosco abbastanza bene. Non bisogna fare confusione, non bisogna mettere cose davanti a domani altrimenti si rischia di farla diventare ancora più difficile, perché ha la stessa difficoltà delle altre con motivi diversi».
MERCATO – «È in mano alla società, io faccio un ruolo differente. Quello che ci siamo detti precedentemente è ciò che pensiamo da sempre, se ci fosse un modo di aiutare la squadra è quello che ci siamo detti e indicato da sempre di comune accordo. Ora si vedrà in queste ultime ore se è possibile far qualcosa oppure no. Ma questo non inciderà sulla forza che noi andremo a mettere nel lavoro quotidiano. La società sta lavorando in maniera ininterrotta per questa possibilità che abbiamo di andare a tentare di migliorare la nostra rosa e si aspetta».
DA CHI SI ASPETTA QUALCOSA IN PIU’ – «Ci sono queste qualità che ancora non ho visto. Ma da chi mi aspetto qualcosa vuole dire che non sono contento, non vorrei correre il rischio di criticare qualcosa dei miei giocatori perché non ho da criticare niente a nessuno. È un po’ come fare il minatore, bisogna trovarle sotto queste cose qui non in superficie. Si va a lavorare e poi vedere se ci sono altre qualità da dare alla squadra. Io vedo ancora potenzialità. Ho fatto giocare poco Adzic? Gli vedo gran piede, gran motore, una scocca importante. Quando fa i duelli fisici tiene botta, vorrei trasmettergli più tranquillità nelle scelte, nei momenti della partita, quando ha il pallone tra i piedi. Lui mi sta a cuore per la serietà e come si sta allenando: a volte si trova in zone di campo dove non può permettersi di perdere quel pallone lì o gestirlo in maniera tranquilla. Il lavoro può determinargli molto, sempre convinti che i protagonisti sono loro. L’ho già detto e lo dirò ancora. Il lavoro un po’ paga, ti dà delle cose che poi sono futuro, sono fondamentali per il futuro».
KOLO MUANI – «Questa fa parte di quanto detto sul mercato. Io son d’accordo con la società e la società è d’accordo con me».
OSIMHEN – «Ne ho tante su Osimhen. Se parlo di lui mi piace parlare anche di Icardi. Hanno il numero 9 come gruppo sanguigno. Hanno qualità indubbie, con loro due hai tutti i piani: il piano A, il piano B, il piano C. Con loro hai le soluzioni, devi solo decidere come fare a rientrare in casa: se citofonare o buttare giù la porta, o abbatterla. Osimhen la abbatte, quell’altro in area di rigore come finalizzazione è stato uno dei forti che ho avuto la fortuna di allenare».
RIPOSARE IN DIFESA – «Mi ero fatto un film dentro l’altra partita dove avevo previsto di fare altre soluzioni. Poi ho gestito in maniera differente perché metà del secondo tempo ho visto le altre partite e ho fatto quelle sostituzioni lì. Non sono stato bravo a pronosticare l’andamento della gara. Volevo far giocare Gatti e togliere Bremer, poi ho dovuto fare sostituzioni differenti. Avremo bisogno di diversi calciatori e coloro che giocheranno di più non permetteremo che si stanchino perché creeremo loro un modo di fare che stiano bene e non abbiano fatica di gara in gara».
LA CONFERENZA STAMPA COMPLETA DI SPALLETTI ALLA VIGILIA DI PARMA JUVENTUS.