Roma e Juventus a lezione di spagnolo

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Le sconfitte di Juventus e Roma in Champions League confermano il trend negativo contro le spagnole

Game, set e match. Spagna-Italia finisce 7-1. Dopo il secco 3-0 incassato in casa dalla Juventus per mano del Real Madrid, anche la Roma è caduta ieri sera sotto i colpi di un Barcellona tutt’altro che irresistibile. Un 4-1 che lascia poche speranze di qualificazione per la gara di ritorno, una mazzata per gli 80mila tifosi romanisti che hanno già acquistato i biglietti per la gara dell’Olimpico. È bastato un Barça ordinario per smantellare l’armata di Di Francesco. I giallorossi hanno cominciato ad imbarcare acqua dopo l’autorete di De Rossi, bissato da Manolas nella ripresa. Prima di capitolare definitivamente con i gol di Pique e Suarez, inutile il gol di Dzeko che ha provato a tenere viva la fiammella della speranza. All’appello mancano due rigori e c’è da recriminare per il gol sbagliato da Perotti ad inizio ripresa che, come ha lui stesso ammesso nel post partita, “pesa più dell’errore dell’arbitro. Dettagli che demarcano il sottile confine tra la vittoria e la sconfitta.

Tre gol di differenza, per la Juve come per la Roma, che sono il termometro della condizione di salute di un movimento malato. I bianconeri dominano da anni in Italia e si apprestano a vincere il settimo campionato di fila, eppure non sono riusciti ad arginare gli attacchi di un Madrid che sta conducendo una stagione tutt’altro che brillante. Non è un caso che la sfida tra Spagna e Italia delle ultime qualificazioni mondiali sia finita alla stessa maniera. Quel 3-0 al Bernabeu che non si può ascrivere solo al suicidio tattico di Ventura. Più che la sconfitta del nostro modo di fare calcio è la vittoria di una filosofia che sta dominando gli ultimi 13 anni del calcio europeo e mondiale.

Che si tratti di un successo di sistema lo dicono i numeri: 14 delle ultime 26 competizioni europee per club sono finiste a squadre spagnole. In Champions, le 7 vittorie di Barcellona e Real Madrid si possono spiegare con i ricchi investimenti in sede di mercato e con la presenza di Messi e Ronaldo inseriti comunque in squadre dal blasone e dalla storia vincente. Le 7 vittorie in Europa League di Siviglia (5) e Atletico Madrid (2) sono figlie di programmazione e investimenti, tanto nei vivai quanto nello scouting. Non è un caso che da queste quattro squadre sia poi arrivata l’ossatura della nazionale capace di conquistare un mondiale e due europei, trasfondo la Roja da una perdente di lusso ad una selezione vincente.

Il confronto con le italiane passa anche da questo. Inter e Milan sono le uniche italiane, in questo lasso di tempo, ad aver vinto. La Juventus in questi anni è stata l’unica squadra ad avere un percorso convincente in Europa. Lo dimostrano le due finali di Champions League conquistate e perse proprio contro le due spagnole. Non a caso i bianconeri sono quanto di più simile ad un top team europeo per strutture, investimenti e organizzazione. Le altre, Napoli e Roma in testa, hanno spesso espresso un percorso balbettante raccogliendo in Europa anche clamorose eliminazioni contro squadre che sulla carta erano alla pari e spesso anche più deboli. Questo poi si è tradotto nella nazionale deludente e sgangherata che ha mancato la qualificazione ai prossimi mondiali proprio a vantaggio della Spagna.