Made in Italy: ecco dove sono nati e cresciuti i giovani calciatori italiani

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Dossier sui giovani talenti Made in Italy. Ecco quali sono le cantere più produttive del calcio italiano: le ultimissime

Dove sono nati e cresciuti gli oltre 700 calciatori italiani presenti nelle formazioni di Serie A e Serie B? La ‘cantera” italiana funziona ancora? E’ questo il dossier pubblicato stamani sulle pagine del “Corriere dello Sport“. Uno su due viene da società di Serie A ma il 64% gioca in B. La società che ha prodotto maggiori talenti italiani è la Roma, con 44 calciatori sfornati a Trigoria che ora giocano o in A o in B. Al secondo posto troviamo il Milan con 43 (nell’ultimo periodo Gattuso si è affidato molto al Made in Italy, basti pensare a Donnarumma, Calabria, Cutrone, tutti elementi del settore giovanile).

Al terzo posto l’Inter con 40 calciatori italiani ‘donati’ al nostro calcio. Dietro troviamo la Juventus con 37 e l’Atalanta con 32. Negli ultimi posti della graduatoria Crotone (2), Spal (4), Benevento (5). Sono 734 i giocatori censiti, 135 i vivai di formazione presi in esame dal Cor Sport. In B il primato è del Brescia: 20 giocatori forniti al sistema. E, come il Milan, è anche il club ad averne di più nella propria rosa: ben 8. Alle spalle delle Rondinelle troviamo l’Empoli (18), Pescara (16), Parma (13), Palermo e Cesena (12).

Un giocatore su due è stato formato da uno degli attuali 20 club della nostra Serie A: si tratta di 382 calciatori per un totale del 52,1%. Sono invece 164 quelli cresciuti negli attuali 22 club di Serie B (quota del 22,3%). Poi ci sono anche i calciatori cresciuti nei settori giovanili dei club di Serie C, D o che addirittura svolgono pura attività di settore giovanile: ben 188, quindi uno su quattro, vale a dire il 25,6%. Infatti sono tante le realtà che lavorano sui giovani. Ad esempio a Roma ci sono Savio, Tor Tre Teste, Certosa, Tor di Quinto, Romulea, San Lorenzo, Cisco Collatino, a Napoli Club Amici di Mugnano. Poi le Rondinelle, la Armando Picchi e tante altre. Il Made in Italy c’è e va ancora per la maggiore: basta solo saperlo valorizzare.