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Champions League

Manchester City Chelsea: Guardiola sbaglia scelte, Tuchel stravince – ANALISI TATTICA

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La finale di Champions League tra Manchester City e Chelsea ha decisamente sorpreso gli addetti ai lavori: un capolavoro targato Tuchel, dominante nelle scelte su Pep Guardiola

Per la seconda volta, il Chelsea riesce a vincere la Champions League cambiando allenatore a stagione in corso, questa volta mettendo alle corde il Manchester City. Se il successo con Di Matteo era stato tutto sommato casuale e fortunato, con Tuchel abbiamo invece visto forse la squadra più organizzata della competizione. Spicca in particolare la varietà tattica di questo Chelsea, che ha saputo fare gare e cose molto diverse tra di loro, anche all’interno della stessa partita. Contro l’Atletico Madrid e nell’andata del match contro il Real, non ha sostanzialmente fatto vedere palla agli avversari grazie a un possesso sublime che ha fatto costantemente girare a vuoto i rivali. Contro il City, invece, abbiamo visto i blues fare una gara più attendista senza palla, difendendosi con un 5-4-1/5-2-3 che si è mantenuto sempre corto e intenso dall’inizio alla fine.

Pur attaccando principalmente con transizioni, il Chelsea ha però anche saputo palleggiare e consolidare il possesso con più pazienza quando era giusto farlo: lo stesso gol di Havertz, che punisce un pessimo tentativo di pressing cityzens, nasce proprio costruendo dal basso, attirando gli avversari in avanti e poi attaccando gli spazi creatisi.

I costanti movimenti di Werner ad aggredire la profondità davano al Chelsea continue soluzioni di passaggio e liberavano ricezioni per Mount e Havertz, con i 3 giocatori offensivi che si intendevano a meraviglia. Insomma, un Chelsea con idee chiarissime sia con che senza palla, dove tutti i giocatori partecipavano attivamente in entrambe le fasi. Chilwell e James, che in fase difensiva erano generosissimi e attenti, erano poi perfetti nell’accompagnare il ribaltamento dell’azione quando il Chelsea risaliva. I blues erano bravi ad attirare il City in mezzo (con le 3 punte strette) e ad allargare poi il gioco sui quinti in costante sovrapposizione, sempre serviti in corsa.

Un esempio qui, in cui il Chelsea trova bene Chilwell.

Tra la stampa stampa inglese,  Guardiola – già accusato di “cannare” le partite europee e a causa di scelte troppo cervellotiche – è stato criticato pesantemente per una scelta che a posteriori non ha sicuramente pagato. Il tecnico catalano ha infatti rinunciato sia a Rodri che Fernandinho, abbassando Gundogan come mediano difensivo. Questa soluzione tattica ha comportato essenzialmente due scompensi: prima di tutto, ha reso la transizione difensiva del City fragile, con il Chelsea che in campo aperto seminava il panico. Inoltre, aspetto forse ancora più grave, non ha mai fatto entrare in partita Gundogan, l’uomo tatticamente più prezioso della stagione, in cui era stato reinventato punta da Guardiola chiudendo l’annata da capocannoniere. Schierato davanti alla difesa, è invece parso in grosso affanno, non riuscendo ad emergere. Non ha dato qualità alla circolazione e non ha potuto incidere in zona di rifinitura. Nel finale, con l’ingresso di Fernandinho, Guardiola ha spostato l’ex Dortmund in avanti, ma era troppo tardi.

Il Chelsea ha prevalso sia dal punto di vista tattico che agonistico, mostrando molta più convinzione nei propri mezzi. Con una mediana a due e tre giocatori offensivi come Havertz, Mount e Werner, il rischio – contro una squadra come il City – è quello di concedere spazi tra le linee ai fianchi dei centrocampisti. Guardiola, che ha schierato il City con una sorta di 3-4-3/3-3-1-3 in cui Sterling e Mahrez davano ampiezza, sperava probabilmente di mandare fuori posizione il blocco centrale del Chelsea con gli smarcamenti di De Bruyne, Foden e Bernardo Silva (i quali giocavano dentro al campo). Nella pratica, il Chelsea ha fatto una prestazione difensiva sublime, non concedendo mai varchi centrali.

I londinesi scivolavano con una compattezza encomiabile in zona palla, trovandosi costantemente in superiorità numerica contro un City che non riusciva mai a fare progredire l’azione. Centralmente non c’erano varchi, mentre Sterling e Mahrez ricevevano palla da fermi e circondati da maglie avversarie: non hanno praticamente mai potuto puntare l’uomo. Il possesso del City non è mai stato abbastanza rapido e intenso da consentire loro di essere serviti in corsa, con la manovra che si arenava in fascia.

Due delle molte situazioni in cui ricevono da fermi e in inferiorità numerica. James e Chilwell sono attaccati a loro, con anche i difensori e i mediani che scivolano bene.

In un contesto dove il Chelsea era quasi insuperabile senza palla, sono stati tanti i giocatori da elogiare. Oltre a James e Chilwell, anche Azpilicueta e Rudiger sono stati preziosissimi nelle uscite e nello sbrogliare situazioni pericolose, accorciando bene sui calciatori offensivi del City. Jorginho e Kanté hanno disputato un partitone, blindando il centro del campo e muovendosi molto in orizzontale: come si vede nelle slide sopra, il mediano sul lato palla era sempre puntualissimo nello scivolare e così supportare esterno e terzo di difesa. Il Manchester non è quasi mai riuscito a mandare fuori posizione i rivali e a creare varchi, faticando nell’innescare i propri giocatori offensivi

Infine, va sottolineata la straordinaria generosità dei giocatori offensivi, che hanno unito una qualità sublime in fase offensiva a un lavoro encomiabile nei ripiegamenti. Havertz seguiva costantemente i movimenti a venire dentro di Zinchenko, con anche Mount che si stringeva molto alla sinistra di Jorginho. In tal modo, per il City era quasi impossibile trovare l’uomo libero.

Qui si vede il 5-4-1 del Chelsea, con Havertz che accorcia  su Zinchenko. L’ucraino è costretto ad allargare il gioco su Sterling, ma James e l’intero Chelsea piombano sull’inglese. Ancora una volta, il possesso del City si blocca.

La mancanza di idee del City si è vista fino al 90′, nonostante le modifiche tattiche di Guardiola. I campioni d’Inghilterra sono parsi quasi demotivati, sopraffatti dall’intensità e dalle maggiori certezze tattiche del Chelsea. Il risultato finale non riesce a esprimere bene la superiorità della squadra di Tuchel, che è riuscita a dominare il contesto dall’inizio alla fine. Il Manchester è stato soporifero con la palla (raramente una formazione di Guardiola è mai stata così statica) e molto fragile senza. Troppo poco per vincere una finale di Champions, con l’infortunio di De Bruyne che ha coronato in negativo una serata amara. Il City fallisce malamente l’appuntamento con la storia, al contrario di un Chelsea che ha fatto emergere nel migliore dei modi le lacune rivali.