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Mancini torna ct dell’Italia: tra sogno Mondiale, dubbi dei tifosi e ferite da ricucire. Pro e Contro del suo ritorno

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Roberto Mancini, ct dell'Italia

Roberto Mancini torna ad essere il commissario tecnico dell’Italia, un ritorno che divide il tifo azzurro: i pro e i contro della scelta

Roberto Mancini torna sulla panchina della Nazionale italiana. Una scelta che ha subito diviso il mondo azzurro tra chi considera il suo ritorno una garanzia di esperienza e chi, invece, non dimentica le delusioni degli ultimi anni. Il tecnico resta l’uomo dell’Europeo 2020, l’ultimo grande trionfo dell’Italia, ma anche uno dei volti legati alle mancate qualificazioni al Mondiale, compreso lo spareggio perso contro la Macedonia.

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Il nuovo corso parte quindi con un peso enorme. Mancini dovrà riconquistare fiducia, credibilità e consenso dopo l’addio del 2023 e la successiva scelta dell’Arabia Saudita, vissuta da molti tifosi come una ferita difficile da cancellare.

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Mancini Italia, la macchia dell’Arabia e il sogno Mondiale

Il ct sa bene di dover ripartire controvento. La fuga verso l’Arabia Saudita resta una macchia pesante nella sua storia con l’Italia. Lo stesso Mancini, nelle interviste, ha lasciato intendere il rimpianto per quella separazione: «Con Gravina c’erano state delle incomprensioni, sarebbe stato meglio chiarirle e ripartire da zero. E invece…».

Ora, però, si apre una nuova fase. Il contratto fino al 2030, da circa 2 milioni netti a stagione, accompagna un obiettivo chiaro: riportare l’Italia a giocare un Mondiale. Mancini non lo nasconde: «Il Mondiale è il mio sogno, vorrei vincerlo».

La strada, però, sarà complicata già dalla Nations League, con un girone durissimo contro Belgio, Francia e Turchia. Il rischio di retrocedere in Lega B renderebbe ancora più fragile un’immagine già segnata da tre assenze consecutive alla Coppa del Mondo.

Mancini ct, i pro del ritorno in Nazionale

Il primo vantaggio riguarda la conoscenza dell’ambiente. Mancini conosce la FIGC, Coverciano, le pressioni azzurre e molti dei giocatori che potrebbero far parte del nuovo ciclo. Inoltre ha già dimostrato di saper costruire un gruppo vincente, come confermato dal trionfo europeo.

Il suo 4-3-3 offre una base tecnica riconoscibile e può valorizzare profili come Donnarumma, Barella, Tonali, Bastoni, Calafiori, Kean e Pio Esposito. In più, la presenza di Claudio Ranieri come direttore tecnico può garantire equilibrio, esperienza e un raccordo importante tra panchina, federazione e sistema calcio.

Mancini ct, i contro e le incognite del nuovo ciclo

I dubbi restano tanti. Il precedente addio pesa, così come il rischio che il ritorno venga letto come una scelta d’emergenza più che come l’inizio di un progetto nuovo. Il gruppo dell’Europeo non esiste più e il ct dovrà ricostruire leader, identità e fiducia.

C’è poi il tema del rapporto con i club di Serie A, non del tutto sereno dopo una nomina non pienamente condivisa. Mancini avrà poco margine d’errore: una partenza negativa riaprirebbe subito le critiche.

La sua forza, però, resta la capacità di guardare ai giovani. In passato ha lanciato o valorizzato profili come Retegui, Zaniolo, Kean, Fagioli, Gnonto e Pafundi. Ora dovrà farlo di nuovo, dentro un progetto che non può dipendere solo dal ct. Servono riforme, investimenti e una filiera più solida. Il ritorno di Mancini può funzionare, ma soltanto se non resterà una scelta isolata.

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