Connect with us

Calcio italiano

Materazzi ricorda il 2006 e attacca: «La Federazione l’ha pensata in un altro modo. Nei giorni di Calciopoli ci siamo detti una cosa»

Published

on

Materazzi festa Mondiale Italia

A vent’anni dal Mondiale in Germania, Marco Materazzi ricorda la Coppa del Mondo vinta con l’Italia e attacca la Federazione

A vent’anni dal trionfo del Mondiale 2006, Marco Materazzi è tornato a raccontare la notte di Berlino e il percorso dell’Italia campione del mondo. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex difensore azzurro ha ripercorso emozioni, retroscena e momenti decisivi di quella squadra diventata leggenda.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Una ricorrenza speciale, che secondo Materazzi avrebbe meritato maggiore attenzione istituzionale.

RICORRENZA – «E forse una ricorrenza così meritava una celebrazione. Però evidentemente in Federazione l’hanno pensata in un altro modo».

Nonostante questo, il legame tra i protagonisti di quella vittoria resta fortissimo.

CHAT MONDIALE – «Gli squilli li faremo fare noi ai nostri telefonini. La chat Mondiale 2006 è viva più che mai, quella non la può cancellare nessuno».

Materazzi sul presente del calcio azzurro

Materazzi ha parlato dagli Stati Uniti, dove sta seguendo il Mondiale anche nel ruolo di legend FIFA. Il paragone con il 2006 porta però con sé anche una riflessione amara sul calcio italiano.

RITARDI – «Passati facendo troppo poco, più che altro. Il calcio non si è fermato al 9 luglio 2006: avremmo dovuto correre molto di più e invece siamo rimasti indietro, non solo per colpa dei giocatori e degli allenatori. Ma è un discorso lungo, e in questi giorni mi fa ancora più tristezza affrontarlo».

L’ex difensore ha poi commentato anche il livello del Mondiale attuale.

MONDIALE – «Calcio livellato verso l’alto. Grande organizzazione. Stadi quasi sempre pieni: il Mondiale per club dell’anno scorso è stato un buon viatico, ha aperto un po’ la mente anche agli americani. Lo ha detto pure Steve Nash, non uno qualunque negli Usa».

Sul tema delle 48 squadre e del numero di nazionali europee, Materazzi ha scelto una lettura tecnica.

LIVELLO – «Non voglio entrare in discorsi politici, provo a farne uno di calcio e le giro la domanda: quanto ha faticato l’Argentina contro Capo Verde? E se invece dell’Argentina ci fosse stata l’Italia, pensa che avrebbe faticato meno? E perché si fatica contro CapoVerde? Perché sono entrati in campo non per difendersi, ma per provare a vincere giocando una partita vera, concetti di calcio precisi, anche qualità. Giocando per fare male: come noi nel 2006, e la Germania se ne accorse».

Materazzi, i retroscena del gruppo azzurro del 2006

Il Mondiale del 2006 è stato raccontato mille volte, ma Materazzi ha spiegato che chi lo ha vissuto dall’interno conserva ancora dettagli e sensazioni difficili da trasmettere.

SEGRETI – «Solo chi l’ha vissuto in prima persona sa veramente tutto, tutto, tutto. Le cose principali si conoscono, ognuno poi ha piccoli segreti. O cose su cui rimugina ancora».

Tra i temi affrontati, anche alcune decisioni arbitrali che ancora oggi fanno discutere.

VAR – «Si dice che oggi, con il Var, Materazzi, l’unico squalificato al mondo per provocazione (a Zidanendr), non finirebbe tante partite. Bene, e allora dico: se allora ci fosse stato il Var, sarei stato espulso contro l’Australia, quando cercando di prendere il pallone colpisco Zambrotta, e non Bresciano? E se era proprio rigore su Malouda, perché non sono stato neanche ammonito?».

L’ex difensore ha poi ricordato il gol contro la Repubblica Ceca, preparato nei dettagli durante gli allenamenti.

REPUBBLICA CECA – «Non avrei mai sperato di fare gol alla Repubblica Ceca, però me l’ero preparato: non c’era uno di noi che non fosse preparato a giocare come se dovesse partire dall’inizio. Nelle esercitazioni per le palle inattive offensive avevamo simulato questa semiluna a zona che facevano i cechi, senza gente sui pali e marcature forti. Mi ero detto: “Ah, se giocassi: sarebbe roba mia”. L’ho pensato anche quando sono andato a saltare…».

Materazzi, Calciopoli e il bunker azzurro

Il contesto di Calciopoli fu uno degli elementi che rese ancora più compatto il gruppo di Marcello Lippi. Materazzi ha raccontato il momento in cui la squadra comprese di essere diventata un blocco unico.

CALCIOPOLI – «Che Calciopoli ci avesse reso ancora più un gruppo compatto, si sa. Che fossimo diventati un bunker senza mezza crepa l’abbiamo capito quando furono pubbliche le richieste del Procuratore Palazzi, proprio alla vigilia della semifinale contro la Germania. Lo pensavamo tutti, qualcuno lo diceva sottovoce: “Può scavare quanto vuole, può anche venire qui e dirci che dopo il Mondiale andiamo tutti in galera. Noi intanto vinciamolo, ‘sto Mondiale”».

Un altro episodio simbolico è l’abbraccio all’arbitro Archundia dopo il gol di Fabio Grosso alla Germania.

ARCHUNDIA – «Perché ero troppo stanco per andare dall’altra parte del campo a esultare coni compagni, certo. Ma anche perché serviva un po’ di furbizia: Fabio era stravolto da tutto – il gol, la corsa, l’emozione – in pochi secondi non poteva recuperare la lucidità di pensare ai suoi compiti tattici, e dalle nostre parti correva Odonkor. Serviva prendere tempo per far rientrare tutti, e Archundia ci ha messo un po’ a far riprendere il gioco…».

Materazzi, la finale con la Francia

Esultanza Materazzi gol Italia Francia
BERLINO (GERMANIA) 09/07/2006 – FINALE FIFA WORLD CUP 2006 / ITALIA-FRANCIA / ESULTANZA GOL MATERAZZI / FOTO EUGENI/SPORT IMAGE

La finale contro la Francia resta il momento più iconico della carriera di Materazzi. Prima ancora dei gol e dei rigori, c’è un ricordo familiare legato all’ingresso allo stadio della moglie e dei figli.

FINALE – «Mia moglie sta entrando allo stadio con i nostri tre figli, compresa Anna che ha solo nove mesi, e un tifoso, si chiama Mauro, le fa: “Mica ti serve il biglietto anche per la bimba?”. E la Dany: “La regola è un biglietto a testa: se non me lo chiedono, te lo do”. Ad Anna non è servito e il suo grazie è stato questo: “Oggi tuo marito segna due gol”. Gli ho trovato un biglietto anche per la finale di Champions con l’Inter, quattro anni dopo…”».

Poi il momento più discusso: la testata di Zinedine Zidane e la sequenza dei rigori.

RIGORI – «In cento mi hanno chiesto: “Ma non ti faceva male lo sterno?”. Io non sentivo nulla per l’adrenalina, ma in realtà non ho mai avuto dolore, boh. Mi ha dato più fastidio l’arbitro quando sono andato sul dischetto: “Metti il pallone più indietro”. Ho pensato: “Cavolo, già pesa dieci chili, ho davanti una curva intera che mi fischia e mi sposti il pallone?”. Poi, prima di prendere la rincorsa, ho ripensato al consiglio di Lallo, il mio allenatore del Tor di Quinto, lo avevo usato anche nello spareggio promozione Perugia-Torino: “Calcia fra palo e paletto, non sbagli mai”. Non aveva sbagliato Lippi a decidere chi avrebbe tirato, e infatti nessuno fiatò, poi non sbagliarono Daniele, Alex e Fabio. E io sono andato a prendere da un tifoso quel cappello a cilindro tricolore, non gliel’ho più ridato e non l’ho più tolto. Anzi, se non fossi in America, il 9 lo metterei in testa un’altra volta».

Vent’anni dopo, il ricordo del Mondiale 2006 resta intatto. Per Materazzi, quella squadra non è solo una pagina gloriosa della storia azzurra, ma un gruppo ancora vivo, unito da un’impresa che nessuno potrà cancellare.

LA PLAYLIST DELLE NOSTRE TOP NEWS

Change privacy settings
×