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Mondiali 2026 a rischio sicurezza: caos in Messico e tensioni negli USA! Cosa sta succedendo a quattro mesi dall’inizio del torneo
Mondiali 2026 a rischio sicurezza: cosa sta succedendo in Messica e negli USA a quattro mesi dall’inizio della competizione
L’avvicinamento ai Mondiali di calcio 2026, organizzati congiuntamente da Stati Uniti, Messico e Canada, è attualmente oscurato da una grave e duplice emergenza legata alla sicurezza pubblica. Le recenti ondate di violenza in territorio messicano e le crescenti tensioni geopolitiche statunitensi stanno mettendo a dura prova la tenuta organizzativa dell’evento calcistico più atteso.
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Messico: l’uccisione di “El Mencho” e il blocco del Paese
Il cuore dell’emergenza si trova in Messico, in particolare nello stato di Jalisco. L’uccisione durante un’operazione militare del cinquantanovenne Nemesio Oseguera, noto come “El Mencho” — capo del Cartello di Jalisco Nueva Generación (CJNG), considerato l’ultimo grande e ricercato leader del narcotraffico globale dopo gli arresti dei fondatori del cartello di Sinaloa —, ha scatenato una vera e propria guerriglia urbana.
La reazione dei cartelli ha provocato decine di vittime tra civili e forze dell’ordine, con strade bloccate e auto in fiamme in ben venti stati messicani. La situazione ha paralizzato la vita pubblica, portando alla chiusura delle scuole e alla sospensione della Serie A locale. Il problema colpisce direttamente tre sedi mondiali cruciali, dove oggi sarebbe impossibile garantire l’incolumità dei tifosi:
- Guadalajara: Teatro di quattro match della fase a gironi (tra cui l’esordio della Corea del Sud, oltre a Uruguay-Spagna e a una sfida della Colombia).
- Città del Messico: Sede di cinque partite, compresa l’attesissima gara inaugurale dell’11 giugno tra Messico e Sudafrica.
- Monterrey: Altra città ospitante (quattro partite) che monitora l’escalation di violenza.
Stati Uniti: la politica interna e le minacce sulle sedi
Se il Messico brucia, negli Stati Uniti il fronte della sicurezza si intreccia profondamente con quello politico. Il presidente Donald Trump ha recentemente paventato l’ipotesi di spostare le partite previste nelle metropoli a guida democratica, definendole insicure e gestite da “estremisti di sinistra”.
A questo scenario interno si sommano delicate questioni di politica estera, come le mire statunitensi sulla Groenlandia e la questione dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), che hanno irritato alcune nazioni europee sollevando lo spettro di boicottaggi. A pochi mesi dal calcio d’inizio, la gestione dell’ordine pubblico si conferma il vero banco di prova per il torneo.