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Protti si racconta: «Da dieci mesi sono in lotta con questo avversario subdolo. Nazionale? Al tempo avevamo dei fuoriclasse che oggi mancano»
Protti: «Da dieci mesi sono in lotta con un avversario subdolo. Nazionale? Al tempo avevamo dei fuoriclasse che oggi mancano»
Intervistato da Sky Calcio Unplugged, il podcast di Sky condotto da Gianluca Di Marzio, Lisa Offside e Stefano Borghi, Igor Protti ha ripercorso il proprio passato, la battaglia contro la malattia e, soprattutto, ha parlato del film dedicato alla sua storia che presto arriverà nelle sale.
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MALATTIA – «Da dieci mesi sono in lotta con questo avversario subdolo, purtroppo questo percorso mi ha già creato diverse complicazioni che mi fanno tornare un po’ indietro. Poco tempo fa sono stato di nuovo operato e dopo 20 giorni a letto sto ricominciando a camminare, cerco di recuperare. Ringrazio tutti per la vicinanza. Non mi aspettavo delle risposte così dalle città dove sono stato e in cui ho avuto un grande rapporto nei miei anni di calcio. Sono arrivate poi manifestazioni da posti inaspettati dove giocavamo le partite più sentite, i derby ai quali tenevamo di più. Tanti tifosi mi hanno mandato messaggi di vicinanza e solidarietà chiedendomi di lottare e non mollare. Questo dimostra che il calcio è una grossa comunità che a volte sembra dividere ma invece ci accomuna tutti sotto la bandiera per una stessa squadra. Poi per fortuna le squadre sono tante perché se fossimo tifosi di una sola squadra sarebbe una noia mortale».
CONVOCAZIONE ITALIA – «Di questo si parla spesso. Quell’anno non sono arrivato a essere capocannoniere subito, nell’ultimo periodo di stagione ho fatto l’ultimo mese e mezzo alla grande che mi ha permesso di arrivare primo. Sicuramente è una cosa strana ma bisogna dire che c’erano grandissimi giocatori, attaccanti e campioni. Al tempo avevamo dei fuoriclasse che oggi mancano molto e creano invece difficoltà soprattutto quando si affrontano squadre chiuse e organizzate come ieri sera (riferimento a Italia-Irlanda del Nord, ndr). In quegli anni la concorrenza era spietata»
FILM – «Stasera ci sarà la prima a Bari. Questo docufilm è nato come idea poco più di un anno fa. Tra l’altro abbiamo finito le riprese 10 giorni prima che venissi a conoscenza della mia malattia, quasi come se fosse una cosa che doveva essere fatta. Parla della mia carriera fin da quando ero ragazzino, quando ho iniziato nelle giovanili del Rimini, fino alla mia ultima giornata in campo a Livorno contro la Juventus in cui ho lasciato definitivamente il calcio. La cosa della quale mi sono raccomandato anche con il regista quando mi ha contattato era di non volere una celebrazione del personaggio ma far passare il messaggio di chi come me è partito con grandi speranze, passione, voglia e qualche mezzo e che ogni giorno ha lavorato per migliorarsi, mettere mattoncino su mattoncino fino ad arrivare al massimo di quelle che erano le sue possibilità»
INIZIO CARRIERA – «Quando ero ragazzino avevo Sacchi come allenatore e lui disse che per le mie caratteristiche avrei potuto giocare al massimo in Serie C, però lavorando giorno dopo giorno sono riuscito a diventare capocannoniere in Serie A. Sacchi in quel momento lì aveva ragione perché guardando quel calciatore più della Serie C non poteva fare. Questo è la dimostrazione che con la passione, volontà e spirito di sacrificio si può arrivare oltre a quelli che possono sembrare i nostri limiti»