Tacopina e il Venezia: «Andiamo piano, ma sogno l’Europa in futuro»

filippo inzaghi
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Joe Tacopina vuole portare il Venezia in alto dopo il ritorno in Serie B: «Con Perinetti e Inzaghi lavoriamo a medio-lungo termine»

Roma, Bologna, Venezia: salito sempre più a nord per trovare la sua meta, Joe Tacopina l’ha trovata sulla Laguna. Il Venezia è tornato in B grazie al lavoro di Filippo Inzaghi, ma i progetti sono ben più ampi. Eppure l’Italia è così diversa dal mondo professionistico degli Stati Uniti: «Qui ho visto un albergo (Hotel Melià, ndr) che scoppiava per la presenza di tutti gli operatori di mercato: è stata la mia prima volta ed è stato oggettivamente interessante». Dall’ottobre 2015, data dell’acquisto del club da parte di Tacopina, ci sono delle priorità da seguire: «Il futuro a lungo termine è quello di portare il club al top. Siamo ambiziosi, vogliamo riportare la società in Serie A. Quando ho iniziato il lavoro con il d.s. Perinetti e con Inzaghi, abbiamo ragionato su come arrivare a questo traguardo: voglio un Venezia che possa competere in Europa, anche se l’obiettivo è ovviamente a medio-lungo termine».

STADIO E OBIETTIVI – La strada sarà lunga, ma non si lavora solo sul campo. «Stiamo lavorando a un progetto che ci regalerà un nuovo impianto da 25 mila posti: questo la dice lunga su come stiamo lavorando per il Venezia. Non dimentichiamoci che la città è tra le più conosciute al mondo e questo deve fornire la possibilità di trovare nuovi partner. La situazione dello stadio? La nostra speranza è di giocarci in due anni e mezzo». Arriva anche una lode a Pippo Inzaghi, manager del club: «Mi piace come lavora: anzi, lavora come giocava, al massimo dell’intensità – conferma Tacopina a “Tuttosport” -. L’ho scelto perché nel calcio è stato un vincente e quindi può trasmettere una certa mentalità alla squadra. Nello sport conta molto l’aspetto fisico, ma quello mentale non è da sottovalutare». La speranza forse è quella di strappare la promozione in A: «Ci si pensa, ma non sarà facile. Come dice Inzaghi, la B è un A2: ci sono molte squadre forti. Nessuno da 57 anni faceva il salto doppio dalla D alla B: vorremmo essere i primi nell’impresa del triplo salto».