Hanno Detto
Grosso: «Sono convinto che l’Italia andrà ai Mondiali. Il rigore del 2006? Ho sperato una cosa»
Grosso in una lunga intervista con Paolo Condò ha ripercorso il Mondiale del 2006 e si è soffermato anche sul calcio moderno
Il 9 luglio del 2026 l’Italia forse starà partecipando al Mondiale. In ogni caso, si guarderà indietro di 20 anni ricordando il trionfo di Berlino 2006. Su 7, Paolo Condò ha intervistato Fabio Grosso per rievocare quei giorni e parlare anche dell’oggi.
FOLLIA «Erano giorni in cui una sana follia si era impadronita di noi. Ho rivisto di recente le partite del 2006 con i miei figli, non l’avevo mai fatto, tutte intere intendo: si rende conto che nel primo tempo con la Germania io faccio due tunnel? Li provo e mi riescono entrambi. In una semifinale mondiale! Non c’è spiegazione possibile diversa dalla follia».
VOLEVA IL GOL DI SAGNOL «In quel momento mi sentivo predestinato. La gloria era lì, potevo quasi toccarla, ma se il francese avesse sbagliato la partita sarebbe finita e l’ultimo capitolo non avrebbe recato la mia firma. Invece Sagnol segna, e io comincio allora a dirigermi verso il dischetto. Da vent’anni tutti mi chiedono se dentro di me ci fosse l’inferno, in quei 30/40 passi. No, nessun inferno. Sentivo che quel cammino era il preambolo a una cosa molto bella, e anche questa sicurezza flirtava con l’incoscienza. Con la follia».
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I SUOI GIOCATORI GLI CHIEDONO DEL MONDIALE «Succede, sì. E glielo faccio dimenticare subito quel che ho fatto da giocatore, perché sono due mestieri completamente diversi e preferisco evitare di rispolverare le glorie passate. Ci si concentra meglio sul presente».
BATTUTE – «Può capitare qualche sera, a livello di battuta magari. Ma succede di rado. Nei ritiri non ci si parla più come una volta, i motivi li sapete, inutile ripetere la solita solfa dei cellulari e così via».
IL FIGLIO FILIPPO NELLA JUVE – «Non ci lamentiamo, come del resto di Giacomo, pure lui ex Juve, che a 16 anni è andato a giocare tra i dilettanti in una squadra di Torino, in cerca della sua opportunità. Filippo è più grande, ne ha 19».
LA NAZIONALE FUORI DAI MONDIALI «Sono cambiate molte cose in questi vent’anni, ma noi italiani restiamo grandi specialisti nel deprezzarci. Non sono il tipo che nasconde la polvere sotto il tappeto, il nostro calcio ha molti problemi e contraddizioni da risolvere. Ciò non toglie che le risorse necessarie per battere le avversarie designate ci siano, e in abbondanza. Alle grandi rivali storiche penseremo poi, adesso qualifichiamoci».
HA PARLATO CON GATTUSO «No, in realtà ci siamo scambiati qualche pensiero soltanto il giorno in cui è venuto a trovarci nel corso del suo giro dei club. Ci siamo fatti gli auguri per i rispettivi obiettivi, e sono convinto che entrambi li centreremo. Lui ha gli uomini per andare ai Mondiali, io quelli per mantenere il Sassuolo in Serie A. Anzi, spero di raggiungere in fretta la quota necessaria per vedere se poi si riesce a fare di più».
FARE GIOCARE DI PIU’ GLI ITALIANI «È un discorso complesso, ma di primo acchito la risposta è no. Faccio giocare chi sa giocare, a prescindere dalla nazionalità. Il calcio prevede l’uso di un attrezzo, la palla, e bisogna saperlo trattare. Una volta era una specialità dei calciatori italiani, parlo della tecnica. Ora non lo è più. Il recupero delle antiche posizioni deve cominciare da lì».