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Udinese, Davis confessa: «Mi piace la Serie A ma non la vostra pizza: preferisco quella inglese! Ecco chi vince lo scudetto»

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L’attaccante dell’Udinese, Keinan Davis, si racconta e parla degli obiettivi personali e di squadra per questa stagione in Serie A

La speranza ha preso il posto delle lacrime sul volto di Keinan Davis. Il centravanti inglese, 7 gol e 3 assist in 22 presenze, è il punto di riferimento dell’attacco dell’Udinese. Lunedì contro la Roma, dopo 54 minuti di potenza pura, si era fermato piangendo per un infortunio muscolare. Ora, però, prevale il sollievo, espresso in questa intervista a La Gazzetta dello Sport.

L’INFORTUNIO E IL RIENTRO – «È l’adduttore sinistro. Prima ho sentito un dolore forte, ora sono più tranquillo, rilassato, sto meglio, mi godo la bella vittoria e faccio le terapie che servono. Tra un mese dovrei essere in campo».

L’OBIETTIVO – «L’obiettivo è la doppia cifra. Mi sento molto a mio agio, la cosa più bella è che ho il sostegno e l’appoggio della squadra».

LA FIDUCIA DEL CLUB – «La dirigenza ha creduto in me, Gino Pozzo è un uomo eccezionale, sono arrivato con lui al Watford. Parla poco, ma quando lo fa è delizioso. Fare gol non è affatto facile. Sentire la fiducia quando non segni è fondamentale e io dall’allenatore sento questo».

AL MONDIALE CON L’INGHILTERRA – «Sarebbe bellissimo. Ma ci sono troppi top player, soprattutto tra gli attaccanti. E Kane è il più forte».

L’ITALIA E LA SERIE A – «No, non mi manca l’Inghilterra. Mi piace l’Italia e la Serie A. Attacco la profondità, cosa che adoro. In Premier si corre troppo, si va sempre su e giù per il campo».

LA SUA COLAZIONE – «Uova, pane tostato e pancake con le fragole».

ABITUDINI ALIMENTARI – «La pasta mi piace, ma solo col pomodoro e con i gamberi che amo. Mangio agnello e pollo. Non amo la vostra pizza, sono abituato a quella inglese. E bevo Coca Cola, ma soprattutto la Fanta. Che buona. Niente birra e vino».

CHI VINCE LA PREMIER – «L’Arsenal, of course. The best team in the world. È una squadra che ha i movimenti sincronizzati, sono bravissimi a scambiarsi più volte la posizione. Ma la chiave sono i due difensori: Gabriel e Saliba. Troppo forti».

CHI VINCE LO SCUDETTO – «L’Inter, the best».

IL MIGLIOR ATTACCATE – «Lautaro, senza alcun dubbio. Ma io mi sento tra i primi tre».

IL MIGLIOR DIFENSORE – «Akanji, assolutamente. Quelli della Roma erano molto duri».

LE VITTORIE PIÙ BELLE – «A San Siro ho segnato e abbiamo vinto con l’Inter, è un ricordo che terrò per sempre. Ma la vittoria più bella con le big è stata quella col Napoli. Con gol decisivo di Ekkelenkamp, uno che in Premier ci starebbe benissimo. E Atta? Pure lui. Un vero good player. È un calciatore molto tecnico e riesce a fare tutto. In A è un top».

IL LAVORO DI RUNJAIC – «È bravo, lineare. Ha come base il lavoro duro. Mi piace. Ci rispetta e chiede rispetto».

SONO RAGGIUNGIBILI I 50 PUNTI – «Credo proprio di sì. Lo scorso anno eravamo una buona squadra, ma quest’anno siamo ancora più squadra, più gruppo, più uniti».

PENSA A UNA BIG – «Sì, bisogna sempre puntare al massimo. Sarebbe bello giocare le coppe, magari con l’Udinese».

VUOLE RESTARE – «Ovviamente sono molto concentrato sul presente e su questa stagione. Ho un contratto qui fino al 2027, ma stiamo pian piano cominciando a parlare di rinnovo».

LA VITA A UDINE – «Abito vicino al centro. Ho sempre detto che è una città simile alla mia Stevenage. Quel che mi piace è la carineria delle persone. C’è tutto quel che serve anche se io sono uno che esce poco e non frequento i ristoranti. Sto in casa con la mia compagna e mia figlia che ha tre anni».

I LEGAMI IN SQUADRA – «Zemura, inglese come me, poi Ehizibue e Solet».

LE ORIGINI – «Di giamaicano l’approccio alla vita, l’organizzazione, la casa in ordine. Quel che c’è di inglese lo vedete in campo: aggressività e intensità».

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