Hanno Detto
Inter, Thuram si racconta: «Mio padre? Ho realizzato cosa fosse mio padre quando andò al Barcellona. Su mio fratello Khephren…»
Inter, Thuram parla a CBS Sports: «Mio padre? Ho realizzato cosa fosse mio padre quando andò al Barcellona». Le parole
Marcus Thuram, attaccante francese dal carisma evidente, velocità esplosiva e visione di gioco sopra la media, si è raccontato in una lunga intervista a CBS Sports. Tra gli argomenti affrontati, il suo inserimento nel campionato italiano e la rapida ascesa dei nerazzurri sul palcoscenico europeo.
SUL PADRE – «Mio padre? Ho realizzato cosa fosse mio padre quando andò al Barcellona: sapevo fosse un calciatore, ma al Barcellona c’erano giocatori che guardavo come tifoso come Ronaldinho, Henry e Abidal. Erano colleghi di mio padre e mi chiedevo: “Lo fa davvero?”. L’ho sempre visto come il mio idolo, questo non cambiò niente. Il suo miglior consiglio? Mi ha insegnato molto, ma la cosa più importante è di essere una persona che si fa domande»
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CRESCITA ALL’INTER – «Ho ancora quel controllo di palla e la voglia di averla tra i piedi e correre: se impari ad essere un numero 9 fin da piccolo impari la finalizzazione, non il costruire un gol. Ma io sono sempre stato un giocatore che ama dribblare e fare assist: e questo mi ha portato ad essere il 9 che sono oggi. L’Inter? In me hanno visto un giocatore creativo che poteva giocare al fianco di Lautaro e che poteva aiutare la squadra a vincere. Era il momento giusto per arrivare in un club così e giocare a San Siro: è un sogno entrarci ogni volta. Viene la pelle d’oca perché è un monumento del calcio: l’Inter è arrivata al momento giusto. Ho bellissimi ricordi a San Siro: la semifinale col Barcellona, i gol contro il Milan: ma ogni notte lì può diventare speciale, lo amo. Vincere due scudetti in tre anni sarebbe gratificante: non sarà facile perché le altre squadre ci sono, ma dobbiamo continuare a lavorare e imparare dai nostri errori e potremo farcela. Sono molto più maturo nel modo di giocare, lascio molto meno che le emozioni mi influenzino: l’anno scorso siamo arrivati in finale di Champions League contro Bayern e Barcellona e queste partite mi hanno fatto crescere. Provo a migliorare in ogni cosa che faccio, a diventare un calciatore più intelligente e a migliorare la mia posizione: voglio imparare come muovermi perfettamente in campo. Così puoi aiutare meglio la squadra»
SUL FRATELLO – «Khephren? Siamo simili in molte cose, lui lavora duro e un professionista serio: sa cosa vuole, gli piace divertirsi, è il migliore al mondo. Io sono il suo fan numero uno: lui è molto competitivo nei miei confronti e questo mi piace, ogni volta che giochiamo contro voglio vedere quella rabbia perché mi rende orgoglioso. E’ molto competitivo, vuole sempre vincere ed essere il numero uno: quando siamo in campo provo a scherzare ma a lui non va. Quando ci siamo affrontati io volevo provare di essere il fratello grande: non è andata così bene, forse è stato un mio errore: perché lui ha segnato e lui non segna mai. Ma sono super orgoglioso di lui e di quello che sta raggiungendo: gli auguro il meglio. Ha molto potenziale, gli auguro il meglio. Ci parliamo ogni giorno, abbiamo un grandissimo rapporto. Il mio sogno per noi è esprimere il nostro massimo potenziale, crescere come uomini, con valori: siamo calciatori ma a fine carriera devi essere più di un atleta, avere morale e rispetto»
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