Ancelotti “core ‘ngrato”, il passaggio al Napoli spacca il mondo Roma

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Ancelotti scegli Napoli e il mondo Roma si divide tra chi è amareggiato per l’occasione persa e chi guarda al futuro confidando in DiFra

Come vi sentireste se inseguisse la ragazza dei vostri sogni per tutta una vita e poi il vostro compagno di banco, che magari non vi sta nemmeno troppo simpatico, con una sola telefonata riuscisse a combinare un appuntamento? Arrabbiati, delusi e forse persino traditi. Si sono sentiti così molti tifosi della Roma al momento dell’ufficialità di Carlo Ancelotti come nuovo allenatore del Napoli. Incredulità, mista a fastidio, che è diventata sempre più pungente con il materializzarsi della trattativa fino alla definitiva firma sul contratto.

Le foto sorridenti in compagnia del presidente partenopeo Aurelio De Laurentiis e quel Forza Napoli alla fine del video di presentazione apparso sui canali social del club suonano come una pugnalata nella schiena per i tifosi giallorossi. Colpo ancora più doloroso se si pensa che solo qualche mese fa Ancelotti, ai microfoni della Domenica Sportiva, aveva annunciato che sarebbe tornato in Italia solo per allenare “Roma o Milan“. Carletto era il sogno proibito di qualsiasi romanista: allenatore di appeal e carisma internazionale con una bacheca ricca in cui scintillano le 3 Champions League vinte con Milan e Real Madrid. Un inseguimento lungo quasi un decennio, da quando il tecnico nel 2009 lasciò la guida dei rossoneri. Un legame che affonda radici ancora più profonde nel tempo visto che Ancelotti da calciatore ha vissuto 8 stagioni in giallorosso 4 Coppe Italia e lo scudetto 82-83. Da tecnico però era sempre stato considerato irraggiungibile: il suo stipendio sarebbe stato troppo costoso e troppo onerose sarebbero state le sue richieste sul mercato, abituato com’era a gestire campioni nei top club di mezza Europa. Poi due giorni fa la zampata del Napoli che ha garantito a Carletto un ingaggio da 6,5 mln e ha evidentemente fornito garanzie sugli investimenti in sede di calciomercato.

Poi c’è un’altra fetta di tifo giallorosso, forse la maggioranza, che non sembra turbata dall’approdo di Ancelotti in azzurro. In parte questo atteggiamento può essere ascritto ad una reazione di indifferenza che sotto sotto cela un velato disappunto ma in larga parte è una reazione sincera e genuina dettata dalla piena fiducia nel lavoro di Eusebio Di Francesco. Nell’ultimo anno il tecnico abruzzese ha riavvicinato i tifosi alla squadra riportando un senso di appartenenza che sembrava smarrito. Lo ha fatto mettendoci sempre la faccia nei momenti difficili e rispondendo alle critiche con i risultati sul campo. Ha fatto sognare i tifosi soprattutto in Europa dove ha condotta la Roma in una semifinale di Champions League toccando il punto più alto della storia giallorossa dopo la finale del 1984 (persa sempre contro il Liverpool). Lavoro sul campo e pochi proclami, un atteggiamento che piace a tanti supporter giallorossi che troppo spesso negli ultimi anni sono rimasti scottati dalle promesse degli allenatori che poi non si sono tramutate in realtà. Per qualcuno è giunto il momento di andare avanti: Carletto era un bellissimo sogno ma ora appartiene al passato, il presente e il futuro sono tutti di Eusebio.