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Bernardeschi: «Toronto è spaziale, accoglienza pazzesca. Ecco chi mi ha convinto»

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L’esterno italiano Bernardeschi ha parlato del suo primo impatto al Toronto e del calcio nella MLS

Federico Bernardeschi è entusiasta della sua nuova esperienza al Toronto. L’esterno italiano ne ha parlato in una intervista a Tuttosport.

TORONTO – «La città è spaziale. Sembra New York, ma più vivibile. L’accoglienza è stata pazzesca: una passione travolgente. E poi trentacinquemila persone allo stadio che tifano come matte, i fumogeni, i bandieroni: mammamia che roba!». 

GOL ALL’ESORDIO – «Sensazione fantastica. Meravigliosa. Un modo fiabesco per iniziare questa avventura». 

TRATTATIVA – «Andrea D’Amico è stato spettacolare. Ha trattato per me e per il Toronto, soddisfando entrambe. È lui che mi ha aperto gli occhi sul potenziale della MLS, che non è grande come la NBA, ma è costruita con gli stessi principi, lo stesso spirito. Il calcio sta crescendo, qui ci saranno i Mondiali del 2026 e c’è la voglia del movimento calcistico di emergere ad alti livelli. E lo sapete che quando gli americani vogliono fare emergere qualcosa, sanno perfettamente come fare. Si sta investendo tantissimo: 10 anni fa per una licenza servivano 20 milioni, oggi 200. Capito la tendenza?».  

JUVENTUS – «Iniziamo dalla Juventus: massima gratitudine per il club, per la società, per i tifosi, per la squadra… per la famiglia Juve, ecco per quella che è e rimane una famiglia alla quale sarò sempre legato. Come calciatore ho vinto tanto, come uomo sono cresciuto e ho costruito amicizie importanti». 

RIMPIANTI – «Nel momento del saluto sì, tanto rimpianto. Ma poi ho realizzato con lucidità che quel ciclo era finito. Me ne sono reso conto in vacanza, quando non avevo ancora una squadra e riflettevo sul da farsi». 

COLPA DEGLI ALLENATORI – «No, per nulla! Colpa delle circostanze: c’erano delle esigenze, io ho sempre dato la mia disponibilità, perché sono fatto così e mi piace mettermi al servizio della squadra. Però tutti quei cambiamenti e quei momenti critici, anche per il club, in un momento in cui un calciatore sta maturando possono condizionare. Pirlo, per esempio, aveva un’idea di calcio differente e mi vedeva quasi come un terzino sinistro, ma io non potevo svolgere quel ruolo. Ci ho provato, sempre per lo spirito di servizio e perché Pirlo è una persona magnifica e con lui avevo un buon rapporto, che peraltro conservo tuttora. Ma non ha funzionato».  

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