La top ten dei procuratori di ottobre 2015

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Nuovo numero uno, la Calabria domina il mese del vino buono

Dalle piccole svolte passano le grandi rivoluzioni: quello che i libri di storia non vi racconteranno mai è che se la scoperta della ruota è stato un cambiamento epocale per le sorti della nostra depravata specie, ancora prima era stata un’altra scoperta ben più importante a dare la svolta al senso dell’umanità. Quella della topa. La piccola svolta all’interno della nostra classifica (Calcionews24 Awards) è un nuovo avvicendamento al comando: il mese a cui facciamo riferimento è ancora quello di ottobre (tenetelo bene a mente, bros), ovvero il mese dei cambi di guardaroba, del “fa caldo ma portati un maglioncino che non sai mai”, ma anche delle vendemmie, del vino buono e di quello che fa schifo, delle uve di qualità e di quelle che non darei da annusare nemmeno al cane. Di cose reali e concrete come Roberto Carlino che non vende sogni ma solide realtà, e metaforicamente dunque, stiamo parlando proprio di calcio. La grande rivoluzione, nel nostro caso, purtroppo non è la scoperta della topa, ma un giovane procuratore che prende momentaneamente possesso della vetta: se la classifica generale resta prospettiva unica soltanto del trio “BVB”, che non sta per BallspielVerein Borussia (altresì noto al popolino come Borussia Dortmund), ma per Bozzo + Vigorelli + Branchini (= scegliete voi a cosa), almeno la classifica di ottobre odora di novità.

CALCIONEWS24 AWARDS: LA CLASSIFICA DI OTTOBRE – Siccome ottobre è appunto il mese del vinello, delle cantine, della gente marcia alle sette di pomeriggio al di fuori dei baretti, delle ubriacature moleste e delle denunce per guida in stato di ebbrezza, vi parleremo delle cose nuove (ma pure delle cose un po’ meno nuove) con metafore enologiche degne del miglior Edoardo Raspelli. Precisazione d’obbligo: di vino noi ne capiamo più o meno quanto Maurizio Gasparri ne capirebbe di politica internazionale e proprio per questa ragione ci riteniamo perfettamente in media con l’indice di ignoranza nazionale (IIN). Se parlare di cose che non si conoscono fosse una specialità olimpica del resto, avrebbe più oro l’Italia nel medagliere che uno zingaro in bocca. “Siamo fatti così”, come il cartoon del corpo umano. Passiamo alle cose belle:

LA CLASSIFICA DI SETTEMBRE

10. ANDREA CATTOLI Ovvero un simpatico Lambrusco di Romagna, frizzantino e genuino QB (quanto basta). New entry della classifica di questo mese, il giovane Cattoli di up&down negli ultimi anni ne ha avuti un po’: dopo l’esplosione con l’approdo di Francesco Acerbi al Milan ed il passaggio di Stefano Okaka alla Sampdoria (parliamo ormai già di un paio di anni fa, se non di più), un momento di leggero appannamento professionale, prima del ritorno nella “Serie A come Andrea” con alcuni novelli da aperitivo: Achraf Lazaar (Palermo), Filippo Falco (Bologna) e Leonardo Blanchard (Frosinone), cioè ragazzi seguiti sin dal basso, dalle serie inferiori, ed approdati in massima serie con risultati più che discreti (con particolare riferimento ad ottobre nello specifico a Blanchard, ovvero l’operazione di “marketing” calcistico che ad oggi permette a Cattoli l’atterraggio in classifica). Per certi versi Andrea resta un procuratore vecchia scuola: zaino in spalla, litri di benza alla macchina e su e giù per la Penisola ogni week-end come il buon Davide Mengacci ai tempi de “La domenica del villaggio”. Un romagnolo da contatto diretto, per spiegarla meglio, ruspante e caloroso. Per altri aspetti però A. resta un professionista del calcio “moderno”, uno di quelli magari un po’ più inclini a ragionare all’ingrosso che al dettaglio (anche se spesso questa è una necessità e non una scelta): per quei due o tre assistiti che sono già arrivati in massima serie, altrettanti sono ancora impigliati nelle reti delle serie inferiori e di alcuni di loro si è persino persa un po’ traccia (come il poco intelligente Karamoko Cissé, stellina guineana partita in A dall’Atalanta nel 2006 e data per dispersa oggi dalle parti del beneventano). Soprattutto, per quei tanti assistiti che Cattoli riesce a mettere sotto procura, ce n’è ancora qualcuno che riesce a cambiare repentinamente sponda alla Boy George, nella speranza magari di un futuro migliore (che poi, nove volte su dieci, migliore davvero non è mai). C’è però anche tanto di buono in ciò vi raccontiamo: il Cattoli comunicatore ultima maniera, ad esempio, ha trovato più spazio di recente rispetto alla versione esacerbata degli inizi di carriera (poco più di un anno fa avevamo anche avuto modo di esprimerci duramente sulla questione). Approdato in un mondo infame sin troppo giovane, Andrea avrà avuto da fare magari i conti con la spietatezza dei mezzi mediatici e di chi li padroneggia con la stessa disinvoltura con la quale Alba Parietti parlerebbe in tv di geopolitica e terrorismo (Alba, ci manchi, ti aspettiamo). La nostra non vuole certo essere una scusante (chi se ne frega) alle posizioni degli operatori che provano ancora oggi ad arroccarsi spesso sulle proprie ragioni pensando in questo modo di dominare il mezzo ben prima che il mezzo domini loro, ma può essere una motivazione e, perché no, un antidoto alla colpevolizzazione a prescindere. Cattoli sarà pure caduto inizialmente nel tranello, ma dall’inganno pare essere uscito in maniera più che dignitosa: in battaglia capire chi sono i tuoi nemici è tanto dura, specie quando questi si travestono da amici.

Alba Parietti che spiega la difficile situazione in Medio Oriente

9. LUCA PUCCINELLI Ovvero un Brunello di Montalcino corposo ed intenso, un vino di forma ma soprattutto di sostanza: lo consiglieremmo accompagnato alla carne o al nulla, se vi pare, tanto ogni occasione viene buona per sbronzarsi. Puccinelli torna in classifica dopo il mese di assenza e lo fa trascinandosi alle spalle la propria crew centro-italica: il romano Lorenzo Marronaro (anche detto “Il Puffo”) ed il torinese Fabio Algeri, lo Scamarcio della Mole. I tre gestiscono le procure di alcuni vinelli già invecchiati per bene come Alberto Gilardino e Alessandro Diamanti, ma nel caso specifico a noi piace parlare soprattutto di Sanjin Prcic, centrocampista del Torino a cui Ventura ultimamente ha concesso meno spazio di un vegano ad una conferenza sulla macellazione delle carni. Il passaggio in granata del giocatore bosniaco (dal Rennes) era stato curato proprio dall’affiatato trio, che qualche mese dopo ha ben pensato di mettere definitivamente sotto procura il ragazzo, che non si è ancora fatto, ma si farà (nel senso più metafisico del termine, teniamo a specificare che la nostra classifica è ormai drug-free). Il “colpo” Prcic non sarà senz’altro quello che sposterà gli equilibri dell’asse terrestre e non arricchirà la cantina di Puccinelli, almeno per il momento, con un pezzo da asta di Christie’s, ma è pur sempre indice di un certo attivismo sul mercato che lascia presagire qualcosa di più in vista di gennaio. Diciamolo: un cambio di procuratore non è proprio come un diamante (per sempre), ma come un bigliettino da visita sì (dimmi chi ti rappresenta e ti dirò chi sei. O quanto vuoi). Difficile far rientrare Puccinelli nel G8 degli agenti italiani a ottobre, ma l’innesto di Prcic in scuderia può essere sintomatico di uno svecchiamento fisiologico, anche considerato il fatto che tra non molto Gilardino e Diamanti saranno già in età pensionabile. E poi il nome “Puccinelli” sa di vino buono.

8. MARIO GIUFFREDI Ovvero Lachryma Christi del Vesuvio, un vino decisamente intenso, secco ma strutturato, con quella giusta punta di acido tipica delle rocciose zone vulcaniche. Nell’ultimo mese dalla cantinola di Giuffredi non è che sia uscito il miglior mosto possibile, o almeno nulla di nuovo rispetto al recentissimo passato. Le uve Biraghi e Mario Rui andranno ancora lasciate macerare un po’, mentre quella di Mirko Valdifiori ha già raggiunto il suo punto di eccellenza all’ultima vendemmia estiva di Sarri (di Buchel poi parleremo). Stavolta, nel dubbio relativo a chi inserire in classifica per ottobre tra Mario ed un mostro (mosto) sacro come Giovanni Branchini, abbiamo optato per la scelta meno ovvia e ci sono almeno un paio di ragioni che, per franchezza, andrebbero spiegate. Prima di tutto perché, anche nella giurassica casta (o castagnola, visto che oramai siamo in tema enogastronomico) dei procuratori parrebbe essere finalmente in atto un cambiamento generazionale (del resto i più anziani hanno iniziato ad esercitare la professione in un’epoca in cui il Mar Morto era ancora leggermente ammalato) tale da rendere quantomeno opportuno provare a dare una spintarella a chi ancora ha fiato in corpo per poterla sfruttare. In seconda battuta poiché all’oscurità una volta tanto preferiamo la chiarezza ed il silenzio ad intervalli irregolari di Branchini non è che ultimamente sia più di tanto incoraggiante, detta come va detta. L’impressione (non per forza corretta) è che tra i più “anziani” della categoria in pochi abbiamo effettivamente compreso la necessità di scendere nuovamente nell’arena per combattere ad armi pari contro leoni più giovani ed affamati. Il confronto in ogni caso è abbastanza palese: i migliori procuratori ambiscono ai migliori giocatori professionisti su piazza, impossibile che tutto ciò non susciti competizione. Chi lo nega è ipocrita. Qualcuno con alle spalle già una carriera di livello non può auspicare che gli si lasci spazio in virtù di una certa storia professionale, sarebbe stato come chiedere a Federer di lasciar vincere Agassi agli US Open del 2005. Lasciamo allora un po’ di campo a Giuffredi (in discesa comunque rispetto al mese scorso) ed attendiamo che Branchini batta almeno un colpo. “V di Vendemmia”.

La vecchia “casta” dei procuratori nostrani fotografata al momento attuale

7. TULLIO TINTI Ovvero un Franciacorta raffinato, invecchiato e cremoso: un vino di razza. In altri mondi, altri universi, altre circostanze, Tinti avrebbe potuto concorrere senza alcun dubbio al premio finale, invece fa la sua prima apparizione in classifica ad ottobre, in coincidenza cioè con il termine della squalifica che lo ha tenuto lontano dall’esercizio della professione per tre anni. Non ci dilungheremo troppo sulle motivazioni della squalifica (non potremmo nemmeno sbrigare l’argomento in due righe d’altronde) e nemmeno sulla maniera in cui negli ultimi trentasei mesi Tinti abbia provato mantenere in piedi la collaudata baracca (un procuratore squalificato non può sedere allo stesso tavolo con dirigenti e tesserati, ma può lasciare che altri lo facciano in suo luogo, tutto perfettamente lecito), proveremmo però a interrogarci un po’ tutti sull’impatto che un professionista reduce da “inattività” (anche se in verità, torniamo a ribadire il concetto senza formalismi da terza media, Tinti non si può dire se ne sia mai andato davvero) può avere in un microcosmo sempre uguale a sé stesso, ma comunque in secolare evoluzione, come quello del calcio italiano. Alle domande che ci vorreste porre non abbiamo risposta. Ancora meglio: le risposte arriveranno con il tempo. Certo che Tinti non è più un ragazzino, ma nemmeno un vecchiaccio (classe 1958): è un vino lasciato lì a decantare dalla Procura Federale per trentasei mesi, come nelle migliori cantine. Ad oggi, al 2015, tra le carte che T. T. potrebbe pescare dal mazzo, c’è sempre il jolly Andrea Pirlo e c’è ancora il due di picche Andrea Ranocchia, ovvero facce della stessa medaglia, anzi della stessa scuderia, fatta di giocatori buoni e meno buoni, di fenomeni e di presunti tali, ma comunque di pedine del medesimo scacchiere. Per il momento Tinti assaggia la nostra (modestissima) classifica come una qualsiasi new entry: rispetto a trentasei mesi fa non è cambiato moltissimo e del resto il tempo sa essere galantuomo o bagascia a seconda dei casi. Vedremo in questo caso come si comporterà.

6. PAOLO PALERMO Ovvero un altro vino napoletano, diciamo Falanghina dei Campi Flegrei: morbido, aromatico, un po’ secco. Un vino buono per il pesce, ma anche per la carne, di certo molto delicato, da bere nella giusta maniera, non uno di quelli con cui le badanti polacche fanno festa a Pasquetta, ecco. Palermo è un’altra new entry della classifica ottobrina e cura in Italia gli interessi di Diego Perotti, l’ala del Genoa al centro delle cronache di mercato ormai da un annetto a questa parte (ok che tre quarti delle cose scritte dai giornali di recente hanno il sapore di una scarpa vecchia, ma gira e rigira le notizie son sempre quelle). Di certo c’è che la gestione del giocatore argentino pare essere stata da parte del suo entourage fino a questo momento abbastanza positiva, questo si può dire. Certo, avessimo un fratello che gioca nel Genoa, oggi come oggi, gli consiglieremmo con affetto di guardarsi bene intoerno prima che la barca cominci ad annaspare (la situazione, da un punto di vista economico, non ci pare esaltante), ma tutto sommato non è con la fretta che solitamente si risolvono le questioni di una certa importanza. Palermo è pure l’agente di Armando Izzo, il ragazzo di Scampia che piace a mezza Italia. Precisiamo che a noi, della provenienza dei giocatori, frega relativamente poco, che siano di Aosta o Caltanissetta, e porvi l’accento una volta sì e l’altra pure è un po’ un giochetto da schifosi. Va detto però come va detto, senza perbenismo di maniera, e lo ripeteremo soltanto una volta, che da certi posti è più facile uscire spacciatori che calciatori. Se qualcuno afferma il contrario, semplicemente mente. Per certi aspetti a dirla tutta è anche giusto così: non tutti i meriti sono uguali perché non tutte le strade sono le stesse. C’è chi scala palazzi e c’è chi scala montagne, c’è pure chi non scala se è per questo. A Palermo vogliamo riconoscere la capacità di aver scelto l’uva migliore da una terra ostica ed arida e di averne fatto un vino pregiato. Fosse stato facile, non sarebbe stato bello.

5. CLAUDIO VIGORELLI Ovvero un buon Moscato di Scanzo: caratteristico, dolce, gradevole ma persistente. Un vino ottimo per il dessert, educato ed amabile proprio come il buon Claudio, che però comincia a perdere terreno rispetto ai mesi precedenti e questo non è, ma potrebbe diventare, un problema, considerata pure la classifica generale che lo vede per il momento ancora al comando ma bene insidiato. Vigorelli in verità ad ottobre ha dovuto fare ancora i conti con i problemi (tanti) di Mattia Destro al Bologna prima dell’esonero del sopravvalutato Delio Rossi, uno di quei tipici allenatori da provincia italiana che hanno provato a fare più volte il salto senza mai riuscirci (e a questo punto diremmo pure basta così, ma ne riparleremo meglio al prossimo giro). Un po’ critica anche la situazione di Davide Santon all’Inter, ma più in generale per il terzino nerazzurro parrebbe essere critico, anzi cruciale, un momento della carriera in cui andrebbe presa coscienza del tipo di giocatore che si vuole essere (l’età è quella giusta): se la scelta fosse nostra, ci penseremmo un po’ prima di affermare che Roberto Mancini può essere l’allenatore giusto a lanciare un terzino, poi magari ci sbagliamo eh. Per C. V. è un periodo un po’ così così allora, ma in vista di gennaio senz’altro potrebbero arrivare novità, anche tenendo bene a mente l’iperattività professionale del soggetto in questione. Per ora diciamo che la raccolta delle uve non è ancora cominciata. Ciaone.

4. ANDREA D’AMICO Ovvero un Pinot Grigio del Garda. Un vino decisamente elegante, abboccato, gradevole, non troppo alcolico. In discesa rispetto all’exploit dello scorso mese, D’Amico tiene comunque botta grazie ad una numerosa serie di assistiti che cavalcano la cresta dell’onda (etilica) finché possono: da Sebastian Giovinco ad Alberto Aquilani, passando per Mimmo Criscito. Ad oggi tra le mani di Andrea c’è anche un Walter Mazzarri in più: l’ex allenatore dell’Inter (ancora sotto contratto), come vi raccontavamo mese scorso potrebbe essere una pedina interessante del mercato delle panchine se piazzato al posto e al momento giusto. L’intenzione di Mazzarri parrebbe quella di allenare in Premier League, Walter s’è pure trasferito nella ridentissima Manchester per imparare la lingua inglese («Excuse me, where can I eat caciucco?») presso una famiglia del posto come un qualsiasi studente alla pari, anche se con 3 milioni netti di ingaggio l’anno forse un appartamento poteva permetterselo. Viva l’umiltà ed il basso profilo, ci mancherebbe, ma se c’hai a casa Belen Rodriguez e ti presenti alle feste con Marisa Laurito qualcuno magari due domande se le fa pure. Che poi Mazzarri non deve essere nemmeno il tipo troppo predisposto alla convivenza, c’ha una scusa per tutto, roba che se gli chiedi perché non ha tirato lo sciacquone ti viene a spiegare che c’aveva la panchina corta e non poteva sprecare energie. Il vero dramma di D’Amico forse è proprio questo: sarà difficile trovare a uno così qualcosa all’altezza delle aspettative. Le ambizioni di Mazzarri hanno superato di gran lunga il suo talento, come direbbe Johnny Depp in Blow e, detto con estrema franchezza, l’aspettativa di un buon vino da supermercato non può essere certo quella di posare nel bicchiere di cristallo della Regina Elisabetta, ma ciò non toglie certo nulla alla dignità del buon vino da supermercato che bevono gli impiegati alle mense nei bicchieri di carta (Ranieri al Leicester deve pur averci insegnato qualcosa). Come direbbe Antonello Venditti: «Ci vorrebbe un D’Amico».   

3. BEPPE BOZZO Ovvero un Donnici Rosato, un vino tipico della provincia di Cosenza, fresco, fragrante, delicato, ideale per i dolciumi. A Natale ve lo consigliamo. Dell’affare Stramaccioni – Panathinaikos parleremo più approfonditamente il prossimo mese, dunque inutile dilungarsi in racconti in stile La Storia Infinita, mentre per ottobre Bozzo, che era primo nella precedente classifica, può fare riferimento quasi solo esclusivamente sulle buone prestazioni di Federico Bernardeschi, stellina emergente della Fiorentina. Un’uvetta frizzantina che potrebbe trovare terreno fertile più al nord, magari in Premier League, visto che secondo Corrado Orrico il ragazzo avrebbe addirittura sangue celtico nelle vene (ma come avrà fatto a capirlo? Gl’avrà tracciato l’albero genealogico ad occhio? Avrà parlato in sogno con gli antenati? Va bene che questo mese siamo pure rubrica enologica, ma magari a ‘sto qui levategli la fiaschetta almeno prima di mezzogiorno). Ancora da decifrare la situazione relativa al rinnovo di Federico Marchetti con la Lazio: il portiere, in scadenza a fine stagione, rinnova? Non rinnova? Lascia? Raddoppia? Chiede la telefonata a casa? Non lo sappiamo, ne parleremo in un altro momento, magari l’anno prossimo. “Ed io rinascerò, Bozzo a primavera”.

Corrado Orrico smettila col vino

2. FEDERICO PASTORELLO Ovvero un Colli Euganei Bianco, a metà strada tra un vino ed uno spumantino: secco, amabile e vellutato. Oltre ai termini riguardanti l’estenuante rinnovo di Handanovic con l’Inter (Dio ce ne scansi ormai, vi prego), la vera primizia raccolta da Pastorello alla vendemmia ottobrina è quella relativa al passaggio (in prova) di Kevin-Prince Boateng al Milan. Sul ghanese, dopo il quasi licenziamento da parte dello Schalke 04, nessun essere umano ripulito da droga e alcool avrebbe provato a scommettere nemmeno i soldi del pranzo, con rispetto parlando: dopo il fallimento della trattativa con lo Sporting Lisbona (ricettacolo ormai di tutti gli svincolati e i mezzi scarti della nostra Serie A, tra poco ci chiederanno in prestito anche Matteo Salvini, ne siamo sicuri), Boateng pareva potere ambire al massimo ad un buon contratto dalle parti del Qatar e invece… sorpresa! Se lo ritrovano i milanisti un’altra tra i piedi (molto più volentieri si ritroveranno invece tra i piedi la Satta). L’eventuale ritorno a gennaio (pare ormai quasi certo) di Boateng in rossonero sarebbe una buona mossa di mercato, più o meno come fabbricare vino buono con l’uva non di prima scelta. Pastorello, che resta comunque molto poco incline alle pubbliche relazioni per quel che riguarda la propria sfera professionale (ma comunque sempre parecchio incline alle apparizioni mondane, beato lui), rientra in classifica direttamente dalla seconda piazzola (mese scorso in classifica c’era il fratello) e risulta essere ad oggi uno dei procuratori più in espansione tra i tanti (tra l’altro, ci dicono i bene informati, che Federico si sia dato anche alla produzione di calzature, così potrà dire di voler fare le scarpe ai colleghi nel senso proprio della frase). Già che c’è, a questo punto, gli suggeriremmo di trovare una squadra anche a quel poveretto di Mudingayi, che non vorremmo ritrovarcelo a raccogliere le arance in quel di Gioia Tauro per 5 euro a ora come i braccianti agricoli dal Senegal.

Vorremmo sempre una buona ragione per mostrarvi le tette della Satta

 

Modello per 1h !!! I had fun !! ???????? thanks #Weworld #pakersonshoes @pakerson&friends

Una foto pubblicata da Federico Pastorello (@pst73) in data: 28 Mag 2015 alle ore 12:45 PDT

1. GIUSEPPE RISO Ovvero un Greco di Bianco: morbido, caldo, armonico, si accompagna bene con la pasta di mandorle. Un vino anche abbastanza alcolico: se lo mandi giù tutto d’un sorso, capace che ti ritrovi a parlare con Dodò de L’Albero Azzurro. Eccolo qui dunque il nuovo numero uno della classifica per il mese di ottobre: come dicevamo, un procuratore relativamente molto giovane (classe 1983), ma con all’attivo già un certo numero di esperienze passate. Dopo una moderata escalation della nostra piramide nei mesi passati, ad ottobre Riso ha fatto il botto con l’annuncio di un nuovo ingresso in scuderia: Stefano Sensi, centrocampista del Cesena seguito da mezza Serie A. Per Sensi probabile che si scateni un’asta in vista della prossima stagione tra Genoa, Inter, Milan, Roma e chi più ne ha, più ne metta, non ci offendiamo di sicuro. Un ottimo acquisto per Riso: un mosto pregiato, su questo non ci piove, potenzialmente un vino di alta scuola, ma aspetteremmo a direi di più poiché l’ultimo di cui abbiamo parlato bene ancora deve uscire pulito da San Patrignano. Poniamo invece l’accento sul reggino Riso, che completa così la risalita rispetto alla quarta posizione della precedente classifica. Tra l’altro, evento che merita menzione, ad ottobre sono ben due calabresi in top three: un record dal vaghissimo retrogusto di soppressata che s’accompagna bene col vino, soprattutto di questi periodi in cui inizia a fare freddo e non ci va tanto d’uscire. Col Riso in Giappone ci fanno il vino, si chiama Sake: i più alcolizzati di voi avranno colto l’analogia.

FUORI CLASSIFICA – Diversi nomi, in ordine sparso: il già citato Giovanni Branchini, oggetto misterioso disperso nell’universo delle procure, Roberto De Fanti, ancora bloccato con il rinnovo di Cataldi alla Lazio, Ulisse Savini, per la prima volta fuori classifica dall’inizio del mega-concorso (ne parleremo il prossimo mese) ed Alessandro Lucci, di cui poi analizzeremo le gesta per il mese di novembre. Bene, diremmo che ci sono tutti, non manca più nessuno, «solo non si vedono i due leocorni».   

Calcionews24 Awards: classifica e legenda di ottobre 2015