Icardi a Repubblica: «Sogno di tornare all’Inter, sarebbe speciale. Vorrei chiudere il cerchio»
Hanno Detto

Icardi a Repubblica: «Sogno di tornare all’Inter, sarebbe speciale. Vorrei chiudere il cerchio»

Icardi rompe il silenzio sul proprio futuro e riapre le porte a un possibile ritorno in nerazzurro. Dal rapporto con la maglia interista alla fascia da capitano, passando per i ricordi dei derby e i legami con gli ex compagni

Un’intervista dai forti colori nerazzurri, nonostante siano trascorsi ormai diversi anni dalla sua esperienza a Milano. Mauro Icardi torna a parlare dell’Inter e lo fa in un’intervista concessa a Repubblica, nella quale affronta il tema di un possibile ritorno in nerazzurro.

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L’attaccante argentino, attualmente senza squadra, ammette di aver ricevuto diverse proposte, ma di non aver ancora trovato un progetto capace di convincerlo pienamente. Tra i suoi pensieri c’è anche l’Inter, club con cui ha vissuto stagioni importanti, indossando la fascia da capitano e lasciando ricordi indelebili nei tifosi.

Icardi ripercorre anche il doloroso finale della sua avventura milanese, soffermandosi sulla perdita della fascia e sui problemi fisici accusati in quel periodo. Il desiderio è quello di poter chiudere il cerchio in maniera diversa, senza dimenticare le emozioni vissute a San Siro e il legame con alcuni dei suoi ex compagni.

Come spiega il fatto di essere ancora senza squadra a novembre, una situazione che in pochi avrebbero previsto?

«Nemmeno io, ma non ho mai scelto una squadra soltanto per averne una. Ho ricevuto offerte ma ho preferito aspettare, piuttosto che accettare un progetto di cui non fossi convinto fino in fondo».

Tra i suoi desideri c’è anche quello di indossare nuovamente la maglia dell’Inter?

«Sarebbe speciale. Ho vissuto anni importanti, con quella maglia e la fascia da capitano ho costruito una parte di me. Il finale è stato doloroso e mi piacerebbe poter chiudere il cerchio in modo diverso. Ma un ritorno avrebbe senso solo con una convinzione reciproca e un obiettivo da raggiungere insieme. Ho ancora molto da dare: se torno in un posto, lo faccio per essere utile e per vincere».

Ripensando alla sua avventura in nerazzurro, c’è qualcosa che oggi affronterebbe diversamente?

«Non ciò che ho provato per quei colori, né quanto ho dato. Cambierei il modo in cui ho gestito alcuni momenti, soprattutto alla fine. Perdere la fascia di capitano mi fece molto male. La vivevo come una responsabilità, un motivo d’orgoglio. Nello stesso periodo avevo un problema al ginocchio, giocavo ogni partita con infiltrazioni, per il grande dolore. Il fatto che quel grosso problema fosse messo in dubbio fu difficile da accettare. Oggi saprei spiegarmi meglio e affrontare certe situazioni con più lucidità. Riconoscerlo non toglie nulla a quello che ho dato all’Inter. Significa essere cresciuto».

Quali ricordi riaffiorano nella sua mente quando si parla del derby di Milano?

«La partita cominciava giorni prima. La sentivi per strada, negli sguardi della gente. Entravi a San Siro e capivi che un gol avrebbe cambiato tanto, per molte persone. Per fortuna ne ho fatto qualcuno. Anche una tripletta, e quell’indimenticabile rete al 92’. Sono le emozioni per cui vive un attaccante: tanta pressione, poco spazio per sbagliare, i tuoi tifosi che esplodono di gioia».

È rimasto in contatto con alcuni dei suoi ex compagni di squadra dell’Inter?

«Con alcuni ho rapporti stretti. Quando condividi anni di spogliatoio, certi legami profondi restano. È una delle cose belle del calcio».

Come vivrebbe l’eventualità di ritrovarsi davanti l’Inter da avversario?

«Sarebbe una partita diversa, tornerebbero tanti ricordi. Ma darei il massimo per la squadra in cui gioco, senza mancare di rispetto all’Inter e alla sua storia».

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