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Jonathan David, addio Juventus: un anno è bastato (e avanzato) per capire che non era l’uomo giusto per i bianconeri

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Jonathan David saluta la Juventus e va all’Atletico Madrid: dodici mesi per scoprire che il matrimonio non poteva funzionare

A distanza di appena un anno dal suo arrivo, la storia tra Jonathan David e la Juventus è già arrivata ai titoli di coda. L’attaccante canadese, arrivato a Torino nell’estate 2025, lascia i bianconeri per trasferirsi all’Atlético Madrid, dove proverà a rilanciarsi dopo una stagione complicata e molto al di sotto delle aspettative.

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Il passaggio ai colchoneros era nell’aria da settimane: l’Atlético aveva sondato il terreno più volte, inserendo David nel proprio casting offensivo insieme ad altri profili, e la Juventus aveva ormai deciso di separarsi dal giocatore, considerato fuori dal progetto tecnico di Spalletti . La rottura definitiva è arrivata anche sul piano ambientale: nell’ultima partita casalinga contro il Parma, David è stato fischiatissimo dai tifosi bianconeri, che non gli hanno perdonato una stagione fatta di errori, prestazioni opache e un feeling mai nato con lo Stadium.

Sul piano numerico, la sua annata racconta perfettamente il perché di questo addio. Tra Serie A, Champions League e Coppa Italia, David ha collezionato 46 presenze, 8 gol e 5 assist, per un totale di 2329 minuti giocati (dato confermato dalle statistiche stagionali). Numeri troppo bassi per un attaccante arrivato con l’etichetta di uomo da doppia cifra e con la promessa di diventare il nuovo riferimento offensivo della Juventus.

Il suo rendimento è stato definito da più fonti come una “stagione horror”, con prestazioni ben al di sotto delle aspettative e un impatto mai realmente percepito nel gioco della squadra . Anche la gestione interna ha contribuito alla frattura: David ha avuto pochissimi minuti nella preseason, è stato relegato in panchina nelle prime gare ufficiali e la società, guidata ancora da Comolli nei mesi iniziali, non è riuscita a valorizzarlo né a inserirlo in un contesto tattico adatto alle sue caratteristiche.

Il suo addio diventa così uno dei simboli del fallimento della gestione Comolli, che aveva puntato su David come uno dei volti della nuova Juventus, salvo poi ritrovarsi con un giocatore mai integrato, mai decisivo e incapace di rispondere alle pressioni di un club che pretende continuità e personalità.

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L’Atlético Madrid rappresenta per lui una nuova occasione: un campionato diverso, un allenatore come Simeone che apprezza attaccanti dinamici e un contesto dove potrà ripartire senza il peso dei fischi di Torino. Ma resta una domanda inevitabile: perché David non era l’attaccante giusto per la Juve?

La risposta, alla luce dei fatti, è semplice. David è un giocatore che vive di spazi, transizioni, profondità. La Juventus, invece, gli ha chiesto di essere un riferimento centrale, di giocare spalle alla porta, di reggere l’urto delle difese italiane e di trasformare poche occasioni in gol pesanti. Un mismatch tecnico evidente, che ha generato frustrazione, critiche e un addio inevitabile.

In altre parole: David non era sbagliato come giocatore, ma era sbagliato per questa Juventus. E il campo, numeri alla mano, lo ha dimostrato.

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