Juventus, Nedved: «Sempre grato a Zeman, Cavani ideale. Inter..»

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SERIE A CALCIOMERCATO JUVENTUS NEDVEDNel corso del programma “Undici” in onda su Italia2, Pavel Nedved, oltre a parlare dei temi relativi alla Juventus, rivelando anche qualche dettaglio interessante in ottica calciomercato, è tornato sulla sua carriera da calciatore e raccontato alcuni aneddoti relativi al suo passato, fuori e dentro il mondo del calcio: «6 gennaio 2004? Ho presentato il Pallone d’Oro al pubblico bianconero, è stata una fatica fare quel giro, ma quel gol è stata una cornice per quella giornata. Da bambino non mi fermavo mai, a volte non mangiavo nemmeno, mi presentavo a casa la sera dopo tante battaglie sul campo, ma ero felice quando giocavo. I russi sono arrivati da noi nel ’68, mio padre mi raccontava delle loro paure, mi impressionarono i suoi racconti, si tratta di un momento molto difficile per la mia gente. I miei genitori mi nascondevano la realtà, i miei nonni, ad esempio, avevano molta paura del comunismo. Nel ’96 la Germania ci ha battuto in finale agli Europei, ci segnò due gol Bierhoff, che poi ho rivisto in Italia».

L’ex centrocampista di Juventus e Lazio ha parlato del suo rapporto con Zeman e di quello con la squadra biancoceleste: «Zeman? Gli sarò sempre grato, mi ha dato l’occasione di giocare in Italia, io avevo paura, perché pensavo fosse troppo difficile per me, invece mi disse di accettare la proposta della Lazio. Cragnotti non era molto convinto, poi si decisero a prendermi. Ha le sue idee, non si sposta di una virgola, esprime un calcio difficile a livello fisico e tattico, è difficile vincere, ma il suo calcio è spettacolare, piace ai giocatori offensivi, perché si divertono, meno i difensori, che devono coprire. Lazio? Ci sono tanti laziali che pensano che li abbia dimenticati, ma la verità è diversa, io ho dato il massimo per la loro maglia, non ho paura di dirlo, di salutarli e di incontrarli, perché se uno dà il massimo può guardare tutto negli occhi. Avevamo una squadra fortissima, meritavamo di vincere di più»

Pavel Nedved ha poi descritto la parabola che lo ha visto passare dalle gioie e i trionfi alle sofferenze e le sconfitte, esperienze delle quali va molto orgoglioso: «5 maggio 2002? Poborsky non è mai stato un goleador e poi fece 2 gol all’Inter, per noi fu una gioia immensa e i nostri tifosi ricordano benissimo quel giorno. Ammonizione Real Madrid nel 2003? Ci stava, anche se è stata troppo fiscale: ero triste, d’altra parte ero felice perché la Juventus raggiunse la finale di Champions League, che giocò contro il Milan. Quell’anno lì le gambe giravano bene, perciò mi è dispiaciuto non esserci, l’importante, ribadisco, è che ci fosse la Juventus. Cederei Pallone d’Oro per la Champions League, subito, perché questo è uno sport di squadra e quella è una competizione importantissima. Scudetti revocati? Nessuno può metterli in dubbio, guardate la foto, vedete i giocatori in campo, li abbiamo stravinti e strameritati, non c’era partita perché eravamo troppo forti. Serie B? Ho fatto la scelta giusta rimanendo, perché chi è rimasto ha contribuito per far tornare grande la Juventus: se fossimo andati tutti via la rinascita sarebbe stata molto più difficile, sono orgoglioso di chi è rimasto, che ha vissuto quelle emozioni».

«Cavani? Non nascondo che il pensiero ci sia stato, perché mi piace molto, lavora per la squadra come un centrocampista, è raro vedere queste qualità in un attaccante, poi è un ragazzo d’oro, sarebbe ideale per noi», ha dichiarato l’attuale membro del CdA bianconero, che poi è tornato a parlare della sua carriera: «Ognuno allena il fisico come meglio crede, io dovevo allenarmi più degli altri per essere al livello dei più grandi. Quando cadevo sembrava che dovevano portarmi via con l’ambulanza, in realtà restavo giù per riprendere fiato, ma non sono stato tra i primi dieci tuffatori dell’epoca. Ultima partita? Ho visto piangere tante persone, ma io ero felice perché avevo capito che avevo lasciato un bel segno».

Pavel Nedved ha poi proseguito con la solita e diretta sincerità: «Barcellona? Mi piace il loro calcio, ma a patto che ci sia anche concretezza. A Milano non mi hanno dato l’impressione di poter essere pericolosi, questo tipo di calcio non ha senso, il possesso palla non deve essere fine a sé. Critiche? Un po’ mi è dispiaciuto essere insultato dagli altri tifosi, ma ognuno si comporta come crede, io mi sono sempre impegnato per vincere, questo è stato il mio credo, che mi ha condotto a certi risultati. Inter? La situazione era chiara, stava a me decidere, ma io non me la sentì e lo dissi sia a Raiola che a Mourinho e quindi finì lì. Cosa devono fare per uscire dalla crisi? Non mi impiccio dei fatti altrui. A me impressionarono quando vinsero contro noi, pensavamo che fossero loro nostri antagonisti, ora sono un po’ distanti».

Sul Napoli, invece, e la sfida scudetto con i partenopei ha aggiunto: «Hanno perso qualche punto ultimamente, hanno perso anche in Europa League, non mi aspettavo questo momento, pensavo che ci avrebbero dato più filo da torcere, ma penso che faranno di tutto per recuperare, per cui non è finita».

Capitolo Champions League: quale avversaria per i quarti di finale? «Per me conta che ci siamo, è giù un bel traguardo, quello che viene dopo sarà un di più. Temo il Real Madrid, perché Mourinho andrà sicuramente lontano, visto che in campionato il discorso è difficile. Milan? Il Barcellona non sta attraversando un bel momento, quindi penso che passeranno i rossoneri», ha spiegato il dirigente, che ha concluso: «Cafù? Era fortissimo, una volta mi fece tre sombreri. Buffon? E’ il più forte di tutti, ne ho vissuti di grandi portieri, come Peruzzi, Marchegiani e Cech, ma come lui non c’è nessuno».