Juventus, l’errore di focalizzarsi su Kane

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Arriva il Tottenham per la tanto attesa notte di Champions League: la Juventus però rischia di commettere l’errore più grossolano

Il momento clou della stagione è arrivato, quello a cui si riferisce puntualmente in ogni conferenza stampa il tecnico Massimiliano Allegri: la fase dell’annata in cui c’è da gestire un po’ tutto, nel caso specifico l’impegno internazionale contro il temibile Tottenham di Pochettino e l’avvincente duello scudetto con il Napoli, avanti un punto e non affatto intenzionato a cedere il passo ai campioni in carica. Con la semifinale di ritorno di Coppa Italia sullo sfondo: la Juventus insomma è viva su tutti i fronti della sua stagione e dovrà trovare la consueta lucidità per percorrerli contestualmente, forte del suo valore complessivo e di una traiettoria generale in evidente crescita. I bianconeri hanno palesato difficoltà nella tenuta difensiva ad inizio anno, salvo poi riassettare il tutto e trovare le coordinate: nelle ultime sedici gare alla voce gol subiti c’è un magro uno.

Juventus-Tottenham, lo spauracchio Kane

Harry Kane si prende tutta la visibilità del caso: o meglio, per lui lo fanno i suoi numeri. Impressionanti, da bomber spietato che non perde occasione per ricordare al mondo circostante di quale pasta sia fatto: trentatré le gare stagionali, trentadue i timbri. Cifre da alieno: Kane segna di fatto un gol a partita, nel dettaglio va in rete una volta ogni ottantotto minuti. Statistiche che, considerato il livello degli avversari sia in Premier League che nel complesso girone di Champions League con avversari del calibro di Real Madrid e Borussia Dortmund, non mentono in alcun modo: Harry Kane ha trovato la sua maturazione definitiva e si è completato come uno degli attaccanti più strutturati a livello internazionale. Ha tante soluzioni nel suo arco: fa gol negli ultimissimi metri ma anche quando si allontana dalla porta, è forte nel gioco aereo e con la palla a terra, è un costante punto di riferimento per i compagni e ne propizia gli inserimenti, ha imparato a muoversi perfettamente in base all’evoluzione del resto della squadra. In altre parole: è giusto che la settimana di avvicinamento all’attesissimo Juventus-Tottenham sia stato caratterizzato dal suo volto.

L’errore che può commettere la Juventus

Ci siamo presi tutto lo spazio a disposizione per effettuare la doverosa premessa. L’esaltazione di Kane però rischia di produrre il suo effetto più indesiderato: ossia quello di ridurre la dimensione del Tottenham a quella di Harry Kane. Considerarla una squadra normale, che soltanto la vena del suo centravanti può esaltare oltre il reale valore. Come a dire: basta fermare Kane ed i giochi sono compiuti. Vi possiamo garantire che non sia così: il Tottenham è un club il cui valore complessivo di mercato sfonda i settecento milioni di euro, pieno di calciatori di livello in ogni comparto di campo, allenato oramai da quattro stagioni da Mauricio Pochettino, dunque sotto la stessa guida tecnica da un lasso di tempo abbastanza ampio da farlo ritenere un progetto compiuto. Scudetto mancato soltanto per via della favola Leicester, quando il piatto era oramai apparecchiato ed il progetto-giovani si stava concretizzando nella sua essenza vincente ancor prima del previsto: contro il destino però non si va, pena quella di bruciarsi amaramente. Ma la struttura è ancora la stessa e quei giovani si ritrovano anni in più sulle spalle, fatti di esperienza e consolidamento a determinati livelli: guai a sottovalutarne la rilevanza.

Tottenham, ecco le minacce

Neanche a dirlo la batteria di trequartisti che agisce alle spalle del riferimento offensivo Kane: in primis Dele Alli, oramai pacificamente tra i centrocampisti offensivi più forti al mondo, una spina nel fianco di qualsiasi difesa che provi a contenerlo. Lui vive e si nutre di una magia: quella di farti credere che sia fuori dal contesto della partita, salvo apparire nel momento in cui meno te l’aspetti. Letale nella scelta della dimensione spazio/tempo, imprendibile ed illeggibile per le linee avversarie. Al suo fianco Christian Eriksen: arco di soluzioni che meriterebbe un ulteriore articolo per essere definito nel dettaglio, il trequartista danese è la pedina deputata a tastare il polso del suo Tottenham e guidarne gli umori, rallentare quando c’è da farlo e tirare fuori il jolly nel momento più complesso. Il pacchetto offensivo nel suo complesso è definito dai vari Son, Lucas, Lamela e l’ex di turno Llorente: Pochettino ha a sua disposizione un roster da cui attingere a piene mani, calciatori con caratteristiche differenti ma con il comun denominatore rappresentato dalla qualità, dal valore intrinseco, dalla capacità di incidere in qualsiasi circostanza e contro qualunque genere di avversario.

Juventus-Tottenham, dove possono girarla i bianconeri

Intendiamoci: parlare del Tottenham come una mera macchina offensiva non rende l’idea dell’organizzazione raggiunta dagli uomini di Mauricio Pochettino. Che anzi, nell’attuale edizione della Premier League, segnano meno di quanto avevano abituato: terzo attacco del torneo con cinquantadue reti all’attivo in ventisette gare di campionato (media appena inferiore ai due gol a partita) alle spalle dello scatenato Manchester City di Guardiola e del Liverpool di Klopp. Compattato però il dato difensivo: è vero che la difesa del Tottenham è solo la quarta della Premier League dopo Manchester United (19), Manchester City (20) e Chelsea (23), ma con ventiquattro reti al passivo la statistica tende sostanzialmente ad allinearsi alle squadre che la precedono. Ragion per cui siamo di fronte ad un Tottenham meno scriteriato di un tempo, che bada più alla solidità e meno agli impeti che le caratteristiche dei suoi interpreti inevitabilmente portano in dote. Questo è un fattore che la Juventus, nell’arco dei centottanta minuti e dunque ragionando sul medio termine, farà bene a tenere in considerazione: resta però che il comparto maggiormente attaccabile sia proprio quello difensivo. La struttura del Tottenham in passato così come nell’attualità soffre le trame rapide, gli attaccanti che sanno sorprendere sul tempo, meno invece il gioco aereo. La sensazione è che a fare la differenza possa essere proprio lo spunto, l’iniziativa individuale in velocità: un interprete come Douglas Costa in tal senso è l’indiziato principale, tenuto conto delle importanti assenze di Dybala e Cuadrado. L’argentino sarà chiamato a fare la differenza nella decisiva sfida di ritorno. Ora tocca a chi c’è: imperativo quello di creare situazioni di superiorità numerica che vanno inevitabilmente a scoprire la barriera difensiva del Tottenham. Ci siamo: è tempo di Champions League e la Juventus vuole scrollarsi da dosso la maledizione della finale. Prima di allora però un percorso pieno di ostacoli, a partire proprio dal Tottenham dell’originario piemontese Mauricio Pochettino.