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Padovan: «Organizzazione del Mondiale pessima. Adani? Cavallo imbizzarrito ma ha cambiato la visione del calcio» – ESCLUSIVA e VIDEO
Giancarlo Padovan, noto giornalista, ha commentato il Mondiale da poco andato in archivio con la vittoria della Spagna sull’Argentina
In esclusiva ai microfoni di Calcionews24, il giornalista Giancarlo Padovan analizza i principali temi lasciati dall’ultimo Mondiale: dal trionfo della Spagna al passaggio di consegne tra Messi e la nuova generazione di campioni, passando per il Pallone d’Oro, le polemiche legate alla FIFA, il futuro della Nazionale italiana e i protagonisti che hanno segnato il torneo. Ecco l’intervista completa.
Ciao Giancarlo, partiamo dalla fine: la Spagna ha meritato il titolo mondiale?
«Io ritengo che sia un titolo meritatissimo, meritatissimo in forza non solo del percorso di cui hai parlato tu, ma anche in forza della qualità di gioco. Io, come molti critici, mi sono soffermato su un aspetto: è la sola nazionale o la prima nazionale che si vede giocare come se fosse una squadra di club, è una squadra ricca di talento, ma non per questo prigioniera del talento, una squadra che fa del collettivo con la sua forza. È una squadra che ha principi di gioco molto chiari e molto visibili, una squadra che anche nella finale ha tenuto più palla, ha avuto maggiore iniziativa e ha cercato di fare gol in qualsiasi momento, le stesse caratteristiche che avevano segnalato la bravura di De La Fuente e della squadra anche contro la Francia. Quindi io credo che proprio non ci sia dubbio sul merito di questo vincitore».
La finale è stata bloccata dal tatticismo o la Spagna ha comunque meritato la vittoria, parlando esclusivamente della finale di domenica?
«Secondo me ha meritato, ha meritato ampiamente, perché, come ti dicevo prima, ha tenuto più palla, ha avuto più iniziativa, ha avuto più occasioni, ha cercato di vincere sempre. Certo, la partita è stata bloccata, hai ragione tu, è stata brutta, è stata soporifera, però la Spagna aveva sempre qualcosa in più che poteva far pensare, come poi alla fine è stato, che avrebbe trovato il gol. Messi e Yamal hanno storie diverse naturalmente. Uno, Messi, alla fine della sua carriera ha vinto tutto, ha meritato tutto e domenica non ha trovato il guizzo, non ha trovato lo spazio, proprio perché il tatticismo era molto elevato e perché la sua squadra non ha giocato, a mio giudizio. Invece Yamal non stava bene, non è stato bene per tutto il mondiale, veniva da un infortunio rimediato a metà aprile, era difficile che si riprendesse. Non ha lasciato il segno, ma secondo me è stato un giocatore che comunque è stato funzionale al gioco della Spagna e necessario nella sua fascia di pertinenza, che è la fascia di destra».
La vittoria della Spagna segna la fine dell’era Messi e l’inizio di quella di Yamal, Mbappé e Haaland?
«Sì, credo di sì, credo proprio di sì. Sì, in ragione dell’età, in ragione delle energie, in ragione della parabola che spiove e quindi finisce. Io credo che più che il passaggio di consegne tra Messi e Yamal, che è stato nei fatti e nella partita, ci sia un passaggio di consegne tra Messi e Mbappé, per esempio, che è il giocatore che ha vinto la classifica cannonieri. Ci sia un passaggio tra Messi e Haaland, come hai detto tu. Ci sia un passaggio di consegne tra questi giocatori che sono o all’apice, come Haaland e Mbappé, o all’inizio di una parabola molto felice, e il grande campione che fino all’ultimo è rimasto in campo, che fino all’ultimo ha sperato di bissare il mondiale che aveva vinto quattro anni fa. Poi alla fine si è commosso, ha pianto, ha pianto secondo me perché frustrato da quella che pensava potesse essere una partita diversa e con esito diverso, che poi invece è stata. Ogni mondiale propone un passaggio di consegne e questo mi sembra il passaggio di consegne tra Messi e molti suoi successori, molti suoi eredi».
Chi merita il Pallone d’Oro dopo questo mondiale?
«Kvara lo meriterebbe senz’altro, ma un pallone d’oro senza mondiale è un po’ anomalo o del tutto anomalo e allora Kvaratskhelia secondo me non lo vincerà. Nella Spagna qualcuno c’è, non è un bomber, non è un cannoniere, non è uno che si fa vedere molto, ma Rodri secondo me è stato un giocatore molto importante. Il vero fuoriclasse che la Spagna ha e potrebbe onestamente andare a vincere il pallone d’oro pur non essendo una stella di prima grandezza, ovvero lo è di prima grandezza ma bisogna essere degli esperti, bisogna essere degli innamorati del calcio per trovare e provare a capire quanto sia la sua grandezza. Rodri secondo me è stato un uomo squadra, è stato l’uomo che ha trascinato la Spagna anche nei momenti decisivi, è stato autore di assist fondamentali e sai nel calcio moderno l’assist non dico che vale quanto il gol ma ci siamo vicini».
Come giudichi le polemiche sulla FIFA e sul mondiale, soprattutto in merito al caso Balogun?
«La posizione sulle polemiche anti-FIFA è ovviamente contro la FIFA, contro Trump, contro la decisione di riabilitare Balogun, contro i quattro tempi a cui abbiamo assistito di fatto ogni partita perché non c’era più l’intervallo, c’erano altri due che spezzettavano la partita in quattro quarti. Contro l’intervallo che è durato 27 minuti e rotti nel giorno della finale, contro l’arroganza della FIFA che è sempre più simile a quel coacervo di interessi che la caratterizzava durante l’era Blatter. Per me dal punto di vista organizzativo, dal punto di vista della linearità di questo mondiale posso dire solo male, malissimo».
Qual è la tua opinione sulla telecronaca di Lele Adani, altro tema molto dibattuto soprattutto dopo Argentin-Inghilterra?
«Per quanto riguarda la telecronaca di Lele Adani, non dò giudizi specifici perché non l’ho sentita, ho visto la partita su un’altra piattaforma e poi perché io sono per la libertà pur capendo le critiche che gli sono state fatte. Dico che se prendi Lele Adani come commentatore sai quali sono le sue caratteristiche, il suo tifo, i suoi eccessi, il suo linguaggio e quindi prendi tutto. Forse ha ecceduto, ripeto non lo so, probabilmente è stato così, ma di sicuro da quello che so non ha ecceduto nella finale in cui è rimasto certamente dentro le regole e dentro i ranghi. Però Lele Adani è così e Lele Adani ha epigoni e seguito soprattutto per il personaggio che si è creato e per come commenta il calcio, per come lo considera, lo valuta, anche per i paragoni magari eccessivi che qualche volta fa. Secondo me è meglio avere un Lele Adani che sopprimerlo perché è un cavallo imbizzarrito. Io lo terrei, non so se alla Rai, ma da qualche parte Lele Adani deve esserci perché ha una visione del calcio, ha portato una visione del calcio che è più ricca rispetto a quella che avevamo dieci anni fa».
Infantino andrà verso il quarto mandato alla guida della FIFA: cosa ne pensa e come giudica il suo operato finora?
«Il quarto mandato sarà effettivo a meno che non succeda qualcosa a livello legale. Sappiamo che Platini ha denunciato Infantino in un tribunale civile per traffico di influenze e per calunnia e quindi potrebbe avere uno stop, mi immagino, eventualmente solo da un tribunale esterno, solo da un tribunale civile, ma non avverrà e per i tempi e per l’improbabilità di una condanna. Infantino andrà al quarto mandato. Io diffido fortemente delle istituzioni che non sanno darsi un ricambio, quattro mandati sono un’era geologica e quindi secondo il mio punto di vista bisognerebbe avere alternanza e bisognerebbe avere ricambio. Però se non c’è, evidentemente è anche perché Infantino dal punto di vista del commercio dei voti sa muoversi molto bene, è un bene che non sottoscrivo, ma è sicuramente un’abilità che lui ha, che possiede e che riesce a sviluppare».
Qual è stata la sorpresa e quale la delusione del mondiale?
«Per quanto riguarda la squadra sorpresa per me è stata la Norvegia, indubbiamente, che è arrivata vicina anche alle semifinali. Secondo me nella partita con l’Inghilterra ha giocato meglio, ha avuto più occasioni, non è andata in semifinale ma ci è arrivata molto vicina. La squadra delusione è il Brasile, mi fermerei qui perché poi ci sono state delle sorprese, per esempio Capo Verde, ma sono sorprese estemporanee».
Come verrà risolta la questione del nuovo CT della nazionale italiana secondo il tuo parere?
«Penso che verrà risolta con una soluzione minimalista, cioè Pirlo. Mi sembra strana questa scelta, per non dire altro, mi fermo qui. Io non credo a Guardiola. Mettiamo che Guardiola venga e prenda la nazionale italiana. Tu pensi che Guardiola, uno dei più bravi, se non il più bravo allenatore del mondo, possa risolvere la questione Italia? Io no. Primo perché non ha mai fatto il CT, secondo perché la qualità dei giocatori e la volontà di lanciarli in prima squadra, quelli giovani, è molto ridotta. La nostra qualità è una qualità molto limitata, una qualità contingentata. Anche se arrivasse Guardiola non sarei ottimista. Penserei che ci voglia una rivoluzione un pochino più copernicana per andare a fare una nazionale diversa, una nazionale con risultati diversi. Soprattutto penso una cosa: che per fare una nazionale diversa e per cambiare il sistema ci voglia tempo. Tempo, e il tempo in Italia non è dato a nessuno».
SI RINGRAZIA GIANCARLO PADOVAN PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA