Sassuolo, Alberto Aquilani analizza la pesante sconfitta contro la Roma e il momento di crisi dei neroverdi. L’allenatore non nasconde le difficoltà della squadra
Momento sempre più complicato per il Sassuolo di Alberto Aquilani, uscito sconfitto anche dalla trasferta dello stadio Olimpico contro la Roma. Un risultato che aggrava la situazione dei neroverdi e alimenta gli interrogativi sul futuro dell’allenatore, la cui posizione era già stata messa in discussione dopo la precedente sconfitta contro la Fiorentina.
Come anticipato dal giornalista Luca Cilli, Aquilani era già considerato a rischio esonero. La prestazione contro i giallorossi ha ulteriormente complicato il quadro, soprattutto alla luce dei risultati ottenuti nell’ultimo periodo.
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Il Sassuolo si era presentato nella Capitale dopo quattro sconfitte consecutive, con appena un punto conquistato nelle sei giornate precedenti e ben 16 gol subiti nelle ultime quattro partite. Una fragilità difensiva che aveva spinto l’allenatore a cambiare sistema di gioco, passando per la prima volta in stagione alla difesa a tre.
A rendere ancora più complessa la situazione sono state le assenze di Domenico Berardi, Cristian Volpato, Ismael Koné, Daniel Boloca e Fedde Leysen.
Al termine della partita, Alberto Aquilani è intervenuto ai microfoni di Sky Sport e DAZN, analizzando senza nascondersi le difficoltà attraversate dalla squadra e il proprio futuro sulla panchina neroverde. Di seguito tutte le sue dichiarazioni.
LA PESANTE SCONFITTA CONTRO LA ROMA E LE RESPONSABILITÀ – «Credo che si sia spenta la luce. Non c’è stata mai partita in niente, così poco non me l’aspettavo. Con la palla facciamo molto poco e sbagliamo troppo. C’è poca personalità, ci siamo messi a 5 per difendere meglio ma dopo l’1-0 non c’è più nulla. Mi dispiace, da come siamo partiti mi aspetto qualcosa di più sotto tanti aspetti. E’ la cruda realtà, non posso nascondermi dietro a un dito. Sono io il responsabile e al momento sto vedendo molto poco».
LA FORZA DI PORTARE IL SASSUOLO ALLA SALVEZZA – «Perché è il mio lavoro e c’è una dignità nella vita. Stiamo parlando di tutti gli aspetti, poi c’è bisogno di mantenere un certo livello per competere altrimenti è dura».
IL LAVORO SULLA MENTALITÀ DEI GIOCATORI – «E’ un po’ che parliamo di questo aspetto. Già stiamo lavorando più sulla testa che sul campo, è ovvio che c’è un deficit da questo punto di vista. Questa squadra per giocare un certo calcio deve essere più leggera e, quando perdi tante partite di fila, questa leggerezza c’è meno in settimana. La Roma è troppo più forte di noi, ma qualcosa in più si può fare».
LA FIDUCIA DELLA SOCIETÀ E IL FUTURO IN PANCHINA – «Ho sempre sentito la fiducia, ma è ovvio che vengo giudicato per i risultati e oggi non ci premiano. Mi metto in discussione, ma c’è da parlare di parecchie cose che devono cambiare».
Successivamente, l’allenatore del Sassuolo ha approfondito la propria analisi anche ai microfoni di DAZN, soffermandosi sulla tenuta mentale, sulle difficoltà difensive e sull’importanza della prossima sosta per le Nazionali.
LA TENUTA MENTALE E LE DIFFICOLTÀ DELLA SQUADRA – «La tenuta mentale è una delle cose perché nelle ultime gare il segnale era stato quello, che alla prima difficoltà potevamo mollare dal punto di vista dell’attenzione, della concentrazione. Era un qualcosa su cui abbiamo battuto ma oggi non è stato quello il problema, sono state una serie di cose».
LA MANCANZA DI PERSONALITÀ CONTRO LA ROMA – «Anche. È un po’ quello che ho dichiarato prima, perché c’è l’aspetto dei gol presi ma poi c’è la personalità su questi campi, questi momenti, di volere la palla, sbagliare meno, può essere coraggio, personalità, qualità. Oggi hai visto troppo poco in tutto, non c’è stata partita in niente, ci potevamo aspettare qualcosa in più nonostante la Roma non c’entri nulla con noi».
I PROBLEMI IN DIFESA E LA POSSIBILITÀ DI CAMBIARE ASSETTO – «È da questa estate che abbiamo grossi problemi lì dietro, a volte non c’erano proprio. Abbiamo avuto il crociato di Leysen, giocatori che tornano da un anno, un anno e mezzo di infortunio, Caleta-Car era fuori rosa a Lione, Idzes ha giocato quattro gare, sono situazioni che si sono accavallate e abbiamo dovuto cambiare. Questo è un problema ma ci sono stati anche troppi errori, dietro abbiamo avuto delle difficoltà che da inizio anno non ci hanno permesso di lavorare come volevamo. A inizio anno avevo un’idea, oggi già non c’è più perché sei obbligato a pensare ad altro, bisogna trovare la quadra per uscire da questo momento difficile».
IL RISCHIO ESONERO E IL RAPPORTO CON LA DIRIGENZA – «Io la fiducia della società l’ho sempre sentita ma so che faccio l’allenatore, un allenatore che perde 4-5 partite di fila è messo in discussione e vale a Sassuolo e vale ovunque, ma la società poi non va in campo, io la fiducia la devo riporre nei calciatori che secondo me stanno dando tutto ma oggi non è sufficiente. In questo momento, io in primis e i calciatori insieme a me, ci dobbiamo rendere conto che la Serie A ci deve richiedere qualcosa in più e oggi questo non c’è. All’inizio eravamo anche leggeri nelle giocate, quando la perdi poi ci sono dei problemi, anche stasera, la Roma poi sembra che è tre categorie sopra di te».