Europei
Stadi Euro 2032, è corsa contro il tempo: tre certezze ma anche tanti dubbi (e tensioni politiche). Cosa sta succedendo davvero
Stadi Euro 2032, è corsa contro il tempo in vista di luglio per la decisione sugli impianti del comitato UEFA. Cosa sta succedendo davvero
La strada verso Euro 2032 è in ripida salita. L’assegnazione congiunta con la Turchia è una sfida complessa che la FIGC dovrà difendere a ottobre, quando il comitato esecutivo UEFA selezionerà le 10 sedi definitive (cinque per Paese). La deadline operativa, però, è a fine luglio: entro quella data i dossier italiani dovranno essere blindati per superare il vaglio di Nyon, che valuterà impianti e mobilità. Ecco il quadro della situazione secondo Tuttosport.
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Le tensioni politiche
Il presidente dell’UEFA, Aleksander Ceferin, è stato spietato, definendo “una vergogna” lo stato degli stadi italiani, la cui età media supera i 60 anni. A complicare il quadro ci sono state le frizioni tra il ministro dello Sport Abodi e la FIGC sul lungo iter (durato oltre un anno) per la nomina del commissario straordinario Massimo Sessa. Una figura chiave, Sessa, destinata a sbloccare miliardi di investimenti privati e ad accelerare i cantieri, sopperendo all’assenza di fondi pubblici lamentata da Gravina.
Il tesoretto economico
Crederci è un dovere, considerando l’indotto pazzesco dell’evento. Se Euro 2024 ha generato in Germania un impatto di 7,44 miliardi di euro, in Italia un Europeo – pur dimezzato dalla co-conduzione – rappresenta un volano turistico inestimabile. Le stime parlano di circa 1 miliardo di euro di ricadute positive per ogni città ospitante.
La corsa delle città
Oggi le sedi candidabili sono otto, in attesa del prossimo aggiornamento:
• Le certezze: l’Allianz Stadium di Torino è il vero fiore all’occhiello, l’unico già pronto. A Roma, l’Olimpico rispetta i 130 requisiti UEFA, così come il Franchi di Firenze (attualmente cantiere aperto).
• Le candidature forti: c’è grande ottimismo per Palermo (spinta dalla potenza del City Group), ma anche per Cagliari, Salerno e Napoli (sebbene rallentata dalle divergenze tra Comune e De Laurentiis). Genova è pronta a rientrare in corsa.
• Il nodo San Siro: l’attuale Meazza non rispetta i parametri. Inter e Milan puntano a costruire un nuovo impianto entro il 2031 dopo l’acquisto dell’area, ma le recenti inchieste e le dinamiche politiche meneghine aggiungono incertezza al progetto.
• Gli outsider e le escluse: fuori dai giochi Bari, Bologna e Verona. Lecce si è proposta: difficile che ce la faccia, ma è un bel segnale di vitalità.
La situazione di Milano è, in fondo, lo specchio del Paese: non siamo ancora pronti e il percorso è accidentato, ma l’Italia sa che fallire non è un’opzione.