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2015

Tommasi: «Pallotta? Concetti sacrosanti»

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Il presidente Aic: «I rapporti tra squadre e tifoserie sono distorti»

Le parole di James Pallotta non devono rappresentare una novità, né una stranezza, ma il problema è che la violenza negli stadi e fuori ci ha assuefatti: è questo il pensiero di Damiano Tommasi, che si è allineato al presidente della Roma per quanto riguarda la tolleranza zero nei confronti di chi si rende protagonista di intimidazioni e violenze. Intervenuto ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, il presidente dell’AIC ha condannato anche i confronti tra i giocatori e gli ultrà sotto la curva, come avvenuto in Roma-Fiorentina: «Una cosa è avere una simbiosi tra squadra e tifosi, un’altra dover rendere conto a qualcuno del proprio lavoro. Tra multa e squalifica ai tesserati io opterei per la seconda, che è più disincentivante. Ma l’aspetto sanzionatorio non basta. Bisogna rendere i calciatori consapevoli del loro ruolo. I calciatori devono acquisire una responsabilizzazione diversa: vanno informati, tutelati. I rapporti tra i tifosi e le squadre devono essere normalizzati, all’estero nessuno si sognerebbe di fare ciò che si fa in Italia. Ognuno deve fare la sua parte: le società, chi gestisce l’ordine pubblico».

LA BATTAGLIA – Tommasi è entrato poi nel merito della presa di posizione del presidente della Roma, che rischia di essere un gesto isolato, perché c’è un rapporto distorto tra squadre e tifoserie: «Ha espresso concetti sacrosanti. Chi come lui non vive il calcio italiano da tanti anni, non è ancora assuefatto a questi fenomeni ed è portato a reagire così. All’estero il tifo si vive in maniera completamente diversa. Comunque non bisogna personalizzare la battaglia di Pallotta contro il tifo violento, perché è una battaglia che serve a tutto il sistema. E sarebbe un beneficio anche in termini economici: l’appeal degli altri Paesi si misura anche da questo fattore». Infine, sull’abolizione degli striscioni dopo quelli rivolti alla mamma di Ciro Esposito Tommasi ha espresso parere favorevole, anche se «ci sono striscioni ironici e goliardici che sono entrati nella storia. Sarebbe un peccato vietare anche quelli».