Wenger: «Mi rivedo in Klopp, la Serie A si sta rialzando. Su Ferguson e il FPF…»

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Arsene Wenger si è raccontato sulle pagine di Repubblica in occasione della presentazione della sua autobiografia. Queste le sue parole

Arsene Wenger si è raccontato sulle pagine di Repubblica in occasione della presentazione della sua autobiografia: “La mia vita in bianco e rosso”. Queste le parole dell’ex tecnico dell’Arsenal.

SCONFITTA – «Da bambino, nell’Alsazia del dopoguerra, in tutti i miei pensieri c’era un pallone. Anche quando caricavo sacchi di carbone in spalla, per aiutare mio zio mercante a consegnarli casa per casa. O nei pomeriggi al bistrot dei miei, palestra per capire gli uomini. Era un mondo agricolo, di duro lavoro. Avere un cavallo era una grande ricchezza». Sconfitta? È stato così fin da quando giocavo nei campionati distrettuali della Francia orientale. La sconfitta mi ha sempre provocato dolore, anche fisico. È un fatto sensoriale. Quando vinci, una parete spoglia è un bel paesaggio. Se perdi diventa insopportabile anche la vista del mare».

FERGUSON«Se non avesse allenato per 27 anni allo United, non sarei rimasto all’Arsenal per 22? Non ci ho mai pensato, ma sì lo avrei fatto. A tenermi a Londra è stato l’amore per la squadra. E la parola data: sarei rimasto fin quando non avessimo pagato la costruzione del nuovo stadio, completato nel 2006. Detto questo quando si giocava contro lo United era anche una sfida fra me e lui, certo»

BIRRA INSIEME – «Non è capitato. Quando allenavamo era impensabile. Dopo il ritiro lui è rimasto a Manchester, fuori dalle mie traiettorie. Lo stimo e lo rispetto, ma non siamo rimasti in contatto. Quello che dovevamo dirci ce lo siamo detti in campo».

GIOCATORI – «Girava la leggenda che costringessi i calciatori a mangiare broccoli a colazione, pranzo e cena. Ma la vita privata è sacra. Un giocatore fu sorpreso a fumare, fuori la sera. Si aspettava una reprimenda. Gli dissi che con un buon drink, una sigaretta è l’ ideale. Finì lì. D’altra parte, la mia avventura all’Arsenal cominciò con una sigaretta fumata allo stadio, nel momento giusto e con la persona giusta».

22 ANNI IN PANCHINA – «Io ho sempre avuto bisogno di tempo. Sono stato l’allenatore in carica più a lungo al Monaco. Amo le cose che durano, che crescono dalle radici. Mi rivedo in Klopp, che a Liverpool potrebbe fare un lungo ciclo. Forse non di 22 anni, è troppo anziano. E dovrà trovare da parte del club sostegno e pazienza».

EUROPA – «Per molti anni in Champions arrivammo a quarti e semifinali. Dopo il 2007, quando il club spese per lo stadio, non fummo più in grado di competere. E gli avversari erano duri, il Barcellona soprattuto. Abbiamo vinto molte volte in Serie A anche quando era un ottimo campionato».

SERIE A – «Si sta rialzando, ma è meno ricca. E il calcio di oggi è un fatto di dominazione economica».

CALCIO ITALIANO – «Mi piace e lo rispetto. Sacchi e Capello hanno reso il gioco in Italia più offensivo, europeo. Lo si vede anche da come gioca oggi la Nazionale. In tutti i maggiori campionati si fa un gioco simile. Il modello è la Premier League».

FAIR PLAY FINANZIARIO – «Va rivisto. I club che dominano in Europa lo fanno grazie a quello che hanno speso prima dei vincoli. Si sono congelate le posizioni acquisite, questo falsa la competizione. Oggi è facile indovinare chi vincerà, mentre il bello del calcio dovrebbe essere l’imprevedibilità. E per i nuovi investitori è complicato fare profitti. Bisogna aprire le porte, pur con controlli stretti».

INGAGGIO GIOCATORI – «Guadagnano il giusto, se le società possono permetterselo».

GOVERNO IN AIUTO AL CALCIO – «Gli Stati devono avere altre priorità. Ha senso concedere ai club il rinvio delle scadenze fiscali, non soldi e favori. Quello dei grandi campionati è un mondo di privilegiati, anche se va di moda dire il contrario».

OBIETTIVI ATTUALI – «Dare una chance a ogni bambina e bambino di giocare a calcio. Abbattere la differenza fra Europa e resto del mondo. Dare credibilità al sistema. Creare le condizioni perché gli atleti possano dare il meglio. E credo nella funzione pedagogica del calcio. Ci lavoro con Pierluigi Collina, un maestro».