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Zoff racconta: «Maradona il più forte contro cui ho giocato. La mia Juve ha fatto tre cicli vincenti»

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Dino Zoff

Zoff, leggendario portiere della Juve e della Nazionale italiana, ha rilasciato questa intervista nella quale ha riavvolto il nastro della sua carriera

Impossibile avvicinarsi al Mondiale e non pensare a Dino Zoff, il capitano azzurro del trionfo del 1982. Il Corriere dello Sport lo ha incontrato alla vigilia del docufilm dedicato a lui che domani trasmetterà Rai1.

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IL DOCUFILM «Mi è sembrato fatto bene, mi è piaciuto, un po’ di ambizione c’è».

LA SCELTA DI FARE IL PORTIERE «Mi affascinava l’idea di prendere il pallone in tutti i modi, mi piaceva tuffarmi. Non ero molto alto prima dello sviluppo. Così nella falegnameria davanti casa mi misuravano sullo stipite della porta per vedere se crescevo. Mi aiutò mia nonna, facendomi mangiare tante uova. A quei tempi in una famiglia di contadini non c’era molta scelta e di uova ce n’erano molte».

LA CRISI DI OGGI «Perchè oggi non nascono campioni, il talento bisogna averlo, non si costruisce, magari si può affinare».

MARADONA IL PIU’ FORTE «Senza dubbio, un fenomeno, un artista. È fuorissimo da qualsiasi graduatoria».

L’EUROPEO «Aver vinto l’Europeo con le due finali del 1968 è stata una grande soddisfazione. Di fronte avevamo la Jugoslavia, formata da cinque, sei nazioni. E prima avevamo affrontato la Russia, composta da 17 repubbliche unite, sotto la Cccp. Davvero un europeo degno di nota. Le fiammelle accese a fine partite sugli spalti è il ricordo più bello».

IL SILENZIO STAMPA AL MONDIALE «Fu una decisione di noi giocatori. Bearzot non era neanche tanto propenso. Io mi sono preso la responsabilità come capitano di andare a parlare con i giornalisti. Ai compagni dissi: “Voi pensate a giocare, al resto ci penso io”».

IL FRANCOBOLLO CELEBRATIVO DEDICATO A LUI «Beh, ero stato l’unico che aveva vinto europeo e mondiale, è stato piacevole».

LO SCOPONE CON PERTINI «Il Presidente lasciò passare una giocata di Bearzot e perdemmo quel punto. Venne fuori una discussione se doveva prenderlo, io ero il mazziere, gli dissi che aveva sbagliato. Fu un battibecco divertente».

IL SUO SISTEMA DI GIOCO DA CT DELL’ITALIA «Facevo una zona mista, con tante possibilità di inserimenti, non ero così superato».

IL GIOVANE TOTTI «Aveva una bella concorrenza, c’erano Baggio, Del Piero, direi che si intravedeva che sarebbe diventato un campione. Sul cucchiaio contro l’Olanda non dissi niente. Ma se non l’avesse messa dentro l’avrei menato...».

LA SUA JUVE «Nel mio periodo ci furono tre cicli. Boniperti vedeva lontano. La squadra è stata sempre all’altezza della situazione».

LA CARRIERA DA ALLENATORE «Non ho mai avuto una grande spinta mediatica. Ma l’ultima esperienza è stata una delle più belle soddisfazioni. Salvare quella Fiorentina non fu facile, avevamo molta gente contro. Meriterei una medaglia».

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