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Caos arbitrale in Serie A: l’analisi di Fabio Caressa e le soluzioni possibili

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Caos arbitrale in Serie A: l’analisi di Fabio Caressa sul momento che si sta vivendo nel nostro campionato e le soluzioni possibili

Il dibattito sugli arbitri è tornato centrale dopo la 19ª giornata di Serie A. Sul suo canale Youtube, Fabio Caressa affronta il tema con un’analisi profonda che va oltre il singolo episodio, toccando aspetti giuridici, strutturali e organizzativi del sistema arbitrale italiano.

Civil law e common law: il nodo giuridico che genera confusione

Secondo Caressa, il problema di fondo nasce da un cortocircuito tra modelli giuridici. Il calcio, come l’ordinamento italiano, si fonda sulla civil law: il regolamento è la fonte primaria e l’arbitro deve applicarlo senza modificarlo. Negli ultimi anni, però, si è scivolati verso una logica da common law, dove le decisioni settimanali degli arbitri finiscono per creare “precedenti”, cambiando di fatto l’interpretazione delle regole partita dopo partita.
Questo approccio, spiega Caressa, non è sostenibile: l’interpretazione non può trasformarsi in riscrittura della norma.

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Gerarchia delle fonti e il caso delle circolari interne

Altro punto critico è la gerarchia delle fonti. Comunicazioni o circolari interne non possono scavalcare il regolamento ufficiale, come avvenuto in alcune interpretazioni recenti sul fuorigioco. Le regole possono essere modificate solo dal legislatore del calcio, ovvero l’IFAB, eventualmente prendendo atto di una prassi consolidata, non di decisioni episodiche.

Commentatori arbitrali: competenza sì, ma serve esperienza video

Caressa distingue tra conoscenza del regolamento e capacità di leggere le immagini. Molti commentatori arbitrali conoscono le regole, ma non hanno l’esperienza televisiva necessaria per interpretare correttamente slow motion, prospettive e inquadrature. Il risultato è un aumento della confusione per il pubblico. La proposta è chiara: ruolo più consulenziale, maggiore formazione sulla lettura delle immagini e interventi soprattutto nel post-partita.

VAR: specializzazione, squadre fisse e nuova formazione

Sul VAR, Caressa propone una riforma netta:

  • creare varisti specializzati, formati non solo sul regolamento ma anche sull’analisi delle immagini;
  • affiancarli a professionisti della regia capaci di selezionare le inquadrature più utili;
  • introdurre squadre fisse arbitro–VAR–assistenti, valutate come unità unica, per ridurre problemi psicologici e di credibilità.

Assistenti e responsabilità

Gli errori dei guardalinee derivano anche da una deresponsabilizzazione progressiva. Restituire loro un ruolo attivo e responsabilizzante, secondo Caressa, è fondamentale per migliorare attenzione e qualità delle decisioni.

Meno orpelli, più tutela per gli arbitri

In una fase di forte tensione, Caressa suggerisce di sospendere annunci pubblici e telecamere sugli arbitri. Questi strumenti aumentano pressione e soggezione, soprattutto nei momenti decisivi, senza aiutare la qualità delle decisioni.

Il vuoto di leadership

Infine, il tema più delicato: la mancanza di una guida forte. In un momento di crisi, l’assenza di una voce chiara ai vertici dell’arbitraggio aumenta incertezza e insicurezza interna. Serve una leadership immediata, capace di dare direzione, protezione e avviare cambiamenti rapidi.

Le soluzioni immediate secondo Caressa

In sintesi, la ricetta proposta è pragmatica:

  • rispetto rigoroso del regolamento;
  • formazione specifica per VAR e commentatori;
  • squadre arbitrali stabili;
  • maggiore responsabilità per gli assistenti;
  • riduzione delle pressioni mediatiche;
  • una guida forte e presente.

Un’analisi che va oltre la polemica del weekend e punta a rimettere ordine in un sistema che, oggi più che mai, appare in difficoltà.

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