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Calcio Femminile

Arianna Caruso a cuore aperto: «Lì ho capito che era il momento di lasciare la Juventus Women. Ecco cosa ruberei al calcio femminile tedesco»

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Arianna Caruso, ex Juventus Women ora al Bayern Monaco, si è raccontata in questa intervista. Ecco le sue dichiarazioni

Arianna Caruso, centrocampista del Bayern Monaco ed ex Juventus Women, oggi è impegnata con l’Italia femminile di Soncin ad affrontare la Danimarca per le qualificazioni al Mondiale. Le sue parole a La Gazzetta dello Sport.

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IN AZZURRO CI SONO GIOCATRICI NEI CAMPIONATI ESTERI – «Non conta il campionato. Siamo una squadra di alto livello e tutte importanti allo stesso modo, a prescindere dai club».

LA PRIMA COSA CHE VI SIETE DETTE DOPO IL 6-0 ALLA SERBIA – «Che la vittoria è stata troppo importante. Mancava da 9 mesi. Eravamo contente ma anche già con la testa alla Danimarca. È stato un nuovo punto di partenza, non certo di arrivo».

IL MONDIALE – «Abbiamo una grande responsabilità. Noi supportiamo i colleghi maschi e la loro è stata in qualche modo una sconfitta anche per noi. Non mi piace pensare però che un nostro momento positivo debba emergere perché veniamo dal loro momento negativo. Non mi piace pensare che noi spicchiamo solo perché loro non ce l’hanno fatta. Nella mia visione siamo una Nazionale unica e vorrei che riuscissimo a raggiungere insieme traguardi importanti».

IL SUO MOMENTO DI SVOLTA IN AZZURRO – «La semifinale dell’Europeo dell’anno scorso. Siamo partite con un’aspettativa generale bassissima. È stata una rivincita per quello che si diceva sulla nostra Nazionale. È un percorso e si cresce con costanza».

IL TRASFERIMENTO AL BAYERN DALLA JUVE – «È aver avuto solo quelle 24 ore è stata la mia fortuna perché il cuore ha avuto poco spazio per reagire. Un’esperienza fuori volevo farla e quando è arrivata questa occasione mi sono guardata allo specchio e mi sono detta: “Ok, è il momento”».

SIAMO APPETIBILI ALL’ESTERO – «E ne sono contenta. È importante e tutto frutto di quanto abbiamo mostrato in campo qui».

COSA RUBEREBBE AL CALCIO FEMMINILE TEDESCO – «Al Bayern mi ha sorpreso che, nonostante i molti impegni, danno tanta importanza al recupero. In Italia c’è più il concetto di lavorare, lavorare, lavorare e che più fai e più rendi. Lì la visione è diversa».

COSA ESPORTEREBBE DEL NOSTRO CALCIO IN GERMANIA – «L’attenzione alla fase difensiva. Ma niente catenaccio, per carità».

I RICORDI DEGLI INIZI A OSTIA – «Proprio il primo cartellino che ho firmato con l’Ostiamare. All’inizio ero da sola, l’unica ragazza. Che felicità giocare in una squadra vera».

UN’ALTERNATIVA AL PALLONE – «Mia madre mi ha sempre detto di avere un piano-B, quindi a luglio mi laureo in Scienze motorie anche se nel futuro mi vedo in panchina».

MAGARI IN UNA SQUADRA MASCHILE COME ETA ALL’UNION – «Sì, e spero che quando smetterò questa sarà diventata la normalità».

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