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Serie A

Beretta ricorda Manninger: «Era il massimo per qualsiasi allenatore, chiacchierava poco ma faceva tanto. La sua morte è una mazzata tremenda. C’è un aneddoto che voglio raccontarvi»

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Beretta, allenatore di Alex Manninger al Siena, ha voluto ricordare l’ex portiere dopo la sua tragica morte. Le dichiarazioni

Mario Beretta è stato uno degli allenatori di Alex Manninger. A Tuttosport ha raccontato il dolore per la tragedia avvenuta due giorni fa in Austria.

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L’ULTIMO RICORDO «Ci siamo visti quest’estate, a Salisburgo. Mi aveva prenotato lui l’albergo, il nostro rapporto è proseguito dopo gli anni di Siena. Siamo sempre rimasti in contatto, la notizia della sua morte è stata una mazzata tremenda».

IL DOVERE «Alex era molto ligio al dovere: per lui tutto doveva essere sempre fatto alla perfezione. Era il massimo per qualsiasi allenatore, non solo per me, era una persona che chiacchierava poco ma faceva tanto. Un esempio positivo, pur senza voler ostentare il suo spessore umano, riconosciuto da tutti i compagni».

IL SIENA «C’è un aneddoto che mi diverte ancora, quando ci penso. Eravamo in Liguria col Siena, stavamo svolgendo il ritiro invernale. C’era Ficagna che imitava tutti e faceva morire dalle risate: da questo punto di vista rischiavamo le sue prese in giro ogni giorno».

IN CHE MODO VENNE IMITATO MANNINGER «Per come piazzava la barriera sulle punizioni. Ovviamente rimarcando l’accento austriaco e un modo anche un po’ rude di schierarla. Aveva riso tanto quella sera, quando Ficagna lo prese in giro a tavola».

NON HA MAI PENSATO DI TORNARE NEL CALCIO «No, neppure in Austria. Dopo aver smesso di giocare ha sempre avuto un solo pensiero: vivere bene con moglie e figli, che sono ancora piccolissimi. Questa tragedia è un duro colpo, il mio pensiero va alla sua famiglia, alla moglie che perde un marito e ai figli che non avranno un grande padre».

UN LEGAME FORTE «Lui ha sempre riconosciuto in me qualcosa, questo mi lusinga molto soprattutto perché l’ho stimato tanto. Eppure ha avuto allenatori eccellenti: basti pensare a Klopp, Wenger e Ranieri, gente che ha vinto molto più di me. Alex è sempre stato carino nei miei confronti: per gli Europei del 2008, a Vienna, invitò me e mia moglie lì per farci visitare la città».

UN’IMMAGINE PER RICORDARLO «In rete circola il video di Totti che cercò di prendergli il pallone per battere velocemente il calcio d’angolo. Si vede Francesco che tira tre pugni sul pallone, ma Alex non lo molla. Era una testa dura, ma una persona seria, che non ha mai regalato niente a nessuno. Se lo ricorderà pure l’Inter di Mancini: nel 2008, a Siena, Manninger parò il rigore a Materazzi che rinviò la loro festa scudetto. Non stendeva tappeti rossi a nessuno».

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