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Elezioni FIGC, permane il testa a testa tra Malagò e Abete: fazioni e alleanze, con l’ombra del commissariamento
Elezioni FIGC, permane il testa a testa tra Malagò e Abete: fazioni e alleanze, con l’ombra del commissariamento. Cosa aspettarsi
Il tema delle elezioni FIGC resta centrale nel calcio italiano, con il voto del 22 giugno che potrebbe ridisegnare gli equilibri federali. Secondo quanto analizzato da La Gazzetta dello Sport, la corsa sembra orientata verso un testa a testa tra Giovanni Malagò, ex presidente del CONI e candidato sostenuto dalla Lega Serie A, e Giancarlo Abete, dirigente di lungo corso forte dell’appoggio della Lega Nazionale Dilettanti. In questo scenario diventano decisive le scelte di Assocalciatori e Assoallenatori, componenti dal peso elettorale rilevante: l’AIC vale il 20%, mentre l’AIAC pesa per il 10%. Il presidente degli allenatori, Renzo Ulivieri, ha spiegato: «Il 19 riunirò il consiglio direttivo. Abbiamo parlato sia con Malagò sia con Abete, adesso decideremo e sapremo dirvi chi abbiamo scelto».
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Elezioni FIGC, il peso di calciatori e allenatori può spostare gli equilibri
La partita politica si gioca dunque soprattutto sul consenso delle componenti tecniche. Umberto Calcagno, presidente dell’Assocalciatori, dovrà confrontarsi con i suoi 52 delegati prima di arrivare a una posizione definitiva. L’obiettivo è presentarsi con una linea compatta, evitando divisioni interne che potrebbero pesare nel voto finale. La Gazzetta dello Sport sottolinea come l’orientamento sembri sempre più favorevole a Malagò, interpretato come profilo di cambiamento e di rinnovamento. Dal punto di vista numerico, Abete parte dal 34% garantito dalla LND, mentre Malagò può contare sul sostegno della Serie A, pari a circa il 18%, con la posizione contraria di Claudio Lotito. Per essere eletti serve il 51% dei voti validamente espressi: chi conquisterà il blocco calciatori-allenatori potrebbe ritrovarsi molto vicino alla vittoria.
Elezioni FIGC, il Corriere dello Sport rilancia il tema commissariamento
Parallelamente, il Corriere dello Sport si sofferma sul possibile commissariamento dell’AIA e sulla posizione di Gabriele Gravina, presidente dimissionario della FIGC. Il tema nasce anche dal caso Antonio Zappi, presidente inibito dell’Associazione Italiana Arbitri, atteso dal passaggio davanti al Collegio di Garanzia del CONI per la squalifica di 13 mesi legata alle «indebite pressioni». Gravina ha ribadito in Consiglio Federale la propria contrarietà a un commissariamento della FIGC per legge, definendolo «un atto non risolutivo dei problemi e in palese violazione del principio di autonomia sancito e tutelato dagli statuti Cio, Fifa e Uefa». La questione arbitrale resta però uno dei nodi più urgenti per il futuro presidente federale: tra inchieste, tensioni interne e possibili provvedimenti, il nuovo corso della FIGC dovrà partire anche dalla riforma del sistema arbitrale.