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Inchiesta arbitri, l’avvocato Di Cintio frena: «Fuori luogo ipotizzare una nuova Calciopoli, qui non sono coinvolti né club né i vertici federali»
Inchiesta arbitri, l’avvocato Di Cintio ha escluso categoricamente l’ipotesi di una nuova Calciopoli. Le sue dichiarazioni
Il mondo del calcio italiano è scosso dalla complessa inchiesta che ha recentemente travolto il settore arbitrale. Per fare luce sui reali risvolti legali della vicenda, l’avvocato Cesare Di Cintio, autorevole esperto di diritto sportivo, è intervenuto ai microfoni del podcast “Sette Vite”, condotto da Hoara Borselli. L’analisi del legale punta a ridimensionare l’allarme generale, escludendo la presenza dei presupposti necessari per prefigurare reati di estrema gravità.
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La frode sportiva e lo spettro di Calciopoli
Valutando le indiscrezioni emerse, l’avvocato ha espresso forti perplessità sul reale perimetro dell’impianto accusatorio, allontanando l’ipotesi di un sistema illecito volto ad alterare i campionati: «Non ci sono gli elementi per parlare di frode sportiva, mi sembra una vicenda interna al mondo arbitrale, non capisco chi possa averne tratto un vantaggio».
A chi grida allo scandalo, invocando parallelismi con i fatti del 2006, Di Cintio ha risposto in maniera netta e perentoria, chiarendo i confini dell’indagine: «Credo sia fuori luogo ipotizzare una nuova Calciopoli, ci sono tante differenze, qui non sono coinvolti né club né i vertici federali. Non vedo elementi di dolo in quanto è emerso. È giusto che la Procura faccia i suoi approfondimenti, poi arriverà a decidere se chiedere il rinvio a giudizio o proporre l’archiviazione».
Fiducia totale in Rocchi e Gervasoni
Avendo calcato in prima persona i campi di calcio fino alla Serie C, l’esperto vanta una profonda e diretta conoscenza delle dinamiche dell’Associazione Italiana Arbitri. Forte di questo bagaglio personale, ha difeso pubblicamente l’operato di Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni: «Un’esperienza di cui vado orgoglioso. Ho avuto la fortuna di arrivare al professionismo, sono stato compagno di Rocchi e Gervasoni, ho il ricordo di due persone lineari e integerrime. Il ruolo del designatore è molto delicato, non sempre si riesce a mandare la persona giusta alla partita giusta: non è solo questione tecnica, ma anche comportamentale. L’abilità dell’organo tecnico sta nell’individuare un arbitro capace e in grado di reggere la pressione ambientale. Non dimentichiamo che l’arbitro è un essere umano, che vive le tensioni come tutti noi e sbaglia come tutti noi: è un elemento importante del nostro sistema e deve essere tutelato».
Le criticità del VAR e il nodo del sorteggio
In chiusura, il focus si è spostato sulle problematiche prettamente tecnologiche e regolamentari del calcio moderno. Riguardo all’impatto del VAR e alla suggestiva proposta di reintrodurre il sorteggio arbitrale, Di Cintio ha offerto una lucida e severa analisi tecnica: «Purtroppo ha deresponsabilizzato gli arbitri. Oggi si ricorre al mezzo elettronico troppo facilmente. Tornare indietro non possiamo, ma ridefinire il perimetro dell’utilizzo del Var sì. Oggi il ricorso che ne facciamo è eccessivo. Il sorteggio? Ci credo poco, verrebbe a mancare la funzione principale del designatore. Per il sorteggio dovremmo avere quaranta arbitri dello stesso livello, e questo palesemente ci manca»