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Abete: «Chi vedo come Ct dell’Italia? Non vedo nessuno, per il momento c’è Baldini. Chi sarà presidente valuterà»

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Giancarlo Abete

Abete: «Quando mi divisi non avrei immaginato che per fare una partita del Mondiale avremmo dovuto attendere il 2030»

A poco più di un mese dalle elezioni per il nuovo presidente della FIGC, la corsa entra nel vivo. I due candidati hanno partecipato a un confronto su Sky Sport 24, offrendo le proprie riflessioni sul futuro della Nazionale italiana e illustrando i punti centrali delle rispettive candidature. Un passaggio mediatico significativo in vista dell’appuntamento elettivo, che contribuirà a delineare il clima e le priorità del prossimo ciclo federale.

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CALCIO FEMMINILE – «È un movimento in costante crescita, sappiamo che il processo è lungo. C’è stata una spinta importante con il professionismo, ma poi c’è tutta una base del movimento che va rafforzata. Abbiamo ancora un numero di tesserate limitato. È un progetto che ripartirà e dobbiamo cercare di renderlo vincente ma soprattutto attrattivo e compatibile in termini economici»

NUOVO CT ITALIA – «Chi vedo come Ct dell’Italia? Non vedo nessuno, per il momento c’è Baldini. Chi sarà presidente valuterà, non voglio creare problemi a nessuno. L’importante è ripartire, quando mi divisi non avrei immaginato che per fare una partita del Mondiale avremmo dovuto attendere il 2030. La prima cosa da fare è individuare il commissario tecnico. La federazione accompagna questo processo in attesa del rinnovo delle cariche federali ma poi bisogna ripartire con un progetto tecnico. La seconda cosa è lavorare sul quadro normativo, il nostro è ingessato e anche con un Presidente eletto con il 98% del consenso non è stato possibile trovare un intesa fra le componenti»

ELEZIONI – «La nostra è una campagna elettorale atipica. È fatta per blocchi e non in termini del singolo elettore. È un’opportunità ma anche un problema, determina una sItuazione di pesi e contrappesi che non rende facile il confronto. Lo testimonia il fatto che il presidente Gravina abbia avuto un consenso molto elevato ma che poi non si sia trasformato in una visione condivisa sui programmi da attuare. Il cambiamento deve essere prima elettorale poi normativo»

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