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Italia, l’eredità di Baldini: giovani in rampa di lancio, identità e un progetto per il futuro azzurro

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Baldini Pio Esposito

Italia, l’eredità di Baldini: giovani in rampa di lancio, identità, regole di gruppo e un progetto per il futuro azzurro. La strada per la Nazionale che verrà

La breve esperienza di Silvio Baldini alla guida della Nazionale italiana si è conclusa nel migliore dei modi, con due vittorie nelle amichevoli contro Lussemburgo e Grecia e con la sensazione di aver lasciato un segno importante. Il tecnico, chiamato come commissario tecnico ad interim, tornerà ora al suo percorso con l’Under 21, ma il lavoro svolto in questi giorni rappresenta una base significativa per il futuro del calcio azzurro.

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Come sottolineato dal Corriere dello Sport, Baldini ha saputo incidere non soltanto sotto il profilo tecnico, ma anche su quello umano e culturale. Il riferimento è a un modello che guarda alla crescita dei giovani talenti e alla costruzione di un’identità precisa. Emblematiche le sue parole al termine dell’esperienza in azzurro: “Non mi sono posto il problema. Volevo solo rendermi utile alla Federazione in queste due partite“.

L’allenatore ha lavorato su aspetti fondamentali come disciplina, preparazione atletica, organizzazione tattica e spirito di gruppo. Una filosofia che ha conquistato i giocatori, come dimostrano le dichiarazioni raccolte durante il ritiro. Tra queste spicca quella di Dagasso: Per noi è come un papà. Baldini ha inoltre raccontato il proprio rapporto con i ragazzi attraverso episodi significativi, come il sostegno dato a Reggiani dopo l’espulsione contro la Grecia.

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La sua gestione ha dimostrato che anche in Nazionale è possibile costruire un’identità di gioco in tempi ridotti. Lo stesso tecnico ha spiegato: Ho uno staff formidabile. I calciatori oggi sono evoluti. Dieci giorni bastano per provare quelle due o tre cose che ti servono in partita. Il 70% del lavoro tattico lo fai anche in Nazionale.

Esultanza squadra Grecia Italia

Guardando al futuro, l’Italia dovrà iniziare un nuovo ciclo con l’obiettivo di arrivare competitiva al Mondiale 2030. La missione sarà quella di valorizzare una generazione di giovani che ha mostrato qualità interessanti nelle recenti uscite internazionali. Tra i profili più promettenti figurano Comuzzo, Ahanor, Bartesaghi, Palestra, Pisilli e Koleosho, mentre grande attenzione è rivolta anche a Ndour, Fabio Chiarodia, Filippo Mane e Samuele Inacio.

A questi si aggiungeranno diversi giovani già affermati, come Scalvini, Ricci, Rovella, Coppola, Ruggeri, Udogie, Casadei, Savona e Kayode. Un gruppo destinato a rappresentare l’ossatura della Nazionale nei prossimi anni, insieme ad alcuni elementi di esperienza come Donnarumma e Tonali, considerati i principali punti di riferimento tecnici e caratteriali.

Il messaggio lasciato da Baldini va oltre i risultati ottenuti sul campo. L’Italia ha bisogno di una profonda rivoluzione culturale, capace di concedere spazio, fiducia e tempo ai giovani per crescere e sbagliare. Solo attraverso un progetto di lungo periodo sarà possibile costruire una Nazionale competitiva e moderna. La strada è stata tracciata: ora toccherà al nuovo commissario tecnico raccogliere l’eredità e trasformarla in un percorso vincente.

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