Gianni Balzarini, giornalista di Sport Mediaset, ha fatto il punto in esclusiva sui principali temi di casa Juventus ma anche parlato della Nazionale
Juventusnews24 ha realizzato un’intervista esclusiva a Gianni Balzarini, giornalista di Sport Mediaset, per fare il punto sul momento bianconero e sui temi più caldi in casa Juve.
Si è parlato del ritorno di Neto tra i pali dopo l’infortunio di Grabara, della gestione di Luciano Spalletti, della crescita di Nico Gonzalez e del futuro di Yildiz, senza tralasciare il mercato estivo appena concluso e le prospettive della nuova Nazionale di Roberto Mancini. Balzarini si è inoltre soffermato sul suo legame personale con il mondo Juventus, raccontando quali protagonisti dello sport avrebbe voluto conoscere da vicino nella sua carriera.
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Sul minuto di silenzio per Sandro Mazzola, come giudichi quanto accaduto?
«Credo che le motivazioni possano risiedere anche in episodi del passato, come quando era mancato l’avvocato Agnelli o per alcune dichiarazioni di Mazzola sulla finale di Madrid del 2017. Possono essere motivazioni, ma non necessariamente giustificazioni.
«Secondo me in questi casi o le tifoserie si mettono d’accordo per contestare o non contestare, perché non si può vietare a qualcuno di girarsi dall’altra parte. È più una questione di buonsenso. La sanzione mi è sembrata un po’ alta rispetto ad altri episodi simili ma la Juve resta la squadra più odiata in Italia e viene tutto amplificato».
La nuova Italia di Mancini e la scelta di puntare su tanti giovani può essere la strada giusta?
«Il mix è fondamentale. Non puoi mandare tanti giovani allo sbaraglio, hanno bisogno di guide, ma non puoi nemmeno costruire una Nazionale di giocatori esperti senza futuro.
«Bisogna capire se si vuole raggiungere subito un obiettivo o lavorare sul lungo periodo. Io preferisco un percorso che permetta all’Italia di tornare a partecipare stabilmente ai Mondiali e provare a vincere gli Europei. La scelta di Mancini di puntare sui giovani va in questa direzione e la ritengo corretta».
C’è un personaggio sportivo di cui ti sarebbe piaciuto raccontare la storia?
«Ce n’è uno giovanissimo: Andrea Kimi Antonelli. Credo sia un personaggio fantastico, con una genuinità e una semplicità incredibili. Ha il mondo ai suoi piedi grazie alla Formula 1 e mi piacerebbe conoscerlo e fare una chiacchierata con lui.
«Poi hai citato Federer, che per me è inarrivabile. Ma penso anche a Michael Jordan: il modo in cui si è costruito, la sua mentalità e la capacità di prendersi responsabilità enormi raccontano un campione unico».