Sneijder esalta Chivu: «Sta facendo un lavoro incredibile, da quando allena l'Inter non mi risponde più. Dopo 3 mesi all'Inter ho detto a tutti che avremmo vinto tutto. Su Mourinho...»
Hanno Detto

Sneijder esalta Chivu: «Sta facendo un lavoro incredibile, da quando allena l’Inter non mi risponde più. Dopo 3 mesi all’Inter ho detto a tutti che avremmo vinto tutto. Su Mourinho…»

L’ex trequartista dell’Inter ha raccontato il rapporto con Cristian Chivu, i ricordi del Triplete, Mourinho, il Real Madrid e la notte storica della Champions 2010

Cristian Chivu oggi guida l’Inter dalla panchina, ma per Wesley Sneijder resta soprattutto l’ex compagno di squadra e di stanza con cui ha condiviso alcuni degli anni più importanti della sua carriera. L’ex trequartista olandese ha ricordato il legame con l’attuale tecnico nerazzurro, alternando battute, affetto e memoria del periodo vissuto insieme a Milano. Queste le parole dell’olandese dal palco del Festival dello Sport di Trento, organizzato dalla Gazzetta dello Sport.

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CHIVU ALL’INTER – «Adesso che è diventato allenatore dell’Inter non mi risponde più».

IL RAPPORTO CON CHIVU – «È un grande leader. Era il mio compagno di stanza ai tempi dell’Inter, è un ragazzo incredibile. Sta facendo un lavoro incredibile da allenatore e bisogna fargli un grande applauso».

LA STANZA CON CHIVU – «Era una persona calma, vedevamo film sul computer, parlavamo ed eravamo molto intimi. Ogni tanto arrivava Mourinho, che ci lasciava un CD con i ‘compiti’ da fare per il giorno dopo. È un bravo ragazzo, è stato fantastico condividere con lui quei momenti».

CHIVU ALLENATORE – «Ha le sue idee da allenatore e le porta alla squadra. Non mi aspettavo che fosse così scatenato in panchina, ma significa che si sente come uno di loro, come se fosse ancora un giocatore e volesse condividere i bei momenti con i suoi ragazzi. Gli auguro di vivere davvero bei momenti all’Inter e di rimanere il più possibile».

Nel racconto di Sneijder c’è spazio anche per il passato al Real Madrid, esperienza vissuta prima del trasferimento all’Inter. L’olandese ha ricordato la pressione del club spagnolo e le difficoltà personali affrontate in quel periodo.

IL REAL MADRID – «Il Real è il club migliore del mondo. Ma è anche quello con più pressione, che arriva da parte di tutti. Il primo anno è stato fantastico, ho fatto una buona stagione, ma lì devi vincere la Champions League e non siamo andati bene».

LE DIFFICOLTÀ PERSONALI – «Poi ho avuto questioni personali, il divorzio per esempio, e una situazione del genere ti influenza mentalmente e fisicamente. Non rimpiango nulla però. Poi, dopo queste vicende, sono arrivato all’Inter».

L’arrivo a Milano non era inizialmente nei suoi piani, ma il pressing di José Mourinho fu decisivo. Il tecnico portoghese vedeva in Sneijder il tassello mancante per completare una squadra destinata a entrare nella storia.

L’ADDIO AL REAL – «Io non volevo lasciare il Real, ma Mourinho continuava a chiamarmi. Era seriamente convinto che potessimo vincere la Champions e che io fossi il pezzo mancante. Mi dicevo allora che sarei stato il numero 10 e che avrei vinto la Champions».

IBRAHIMOVIC E L’INTER – «Anche Ibrahimovic insisteva con Mourinho, pensava che potessi giocare alle sue spalle, poi se ne andò al Barcellona».

IL DERBY SUBITO DA TITOLARE – «Lui mi diceva che fossi pronto. Io ero scettico, non mi ero mai allenato, ma aveva ragione lui».

La fiducia fu ripagata nel modo più alto: Sneijder diventò uno dei simboli dell’Inter del Triplete, squadra capace di vincere tutto nella stagione 2009/10.

LA CERTEZZA DEL TRIPLETE – «Dopo tre mesi all’Inter ho detto a tutti che avremmo vinto tutto. Perché era impossibile batterci: troppo forti in difesa, centrocampo fortissimo, e in attacco Milito segnava a ogni pallone che toccava».

IL CARATTERE – «Penso che sia perché dico sempre quello che penso, sono diretto, non penso a quello che gli altri potrebbero dire».

Alla base di quel ciclo vincente c’era anche un gruppo molto unito fuori dal campo. Sneijder ha raccontato l’atmosfera dello spogliatoio e il rapporto speciale con Javier Zanetti, capitano e riferimento assoluto.

IL GRUPPO DEL TRIPLETE – «Eravamo molto uniti, ogni mese avevamo una cena, spesso bevevamo qualcosa insieme. Condividevamo momenti insieme».

L’ANECDOTO SU ZANETTI – «Beveva solo acqua, dopo la vittoria della Champions ha bevuto la Coca-Cola e si è ubriacato di Coca-Cola».

ZANETTI CAPITANO – «Era già una leggenda per me prima che lo conoscessi, lo è diventato ancora di più quando ci ho giocato insieme. Era il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene. I tifosi cantavano ‘c’è solo un capitano’ ed è effettivamente così: c’è solo un capitano ed è lui».

Il punto più alto resta la notte di Madrid, il 22 maggio 2010, quando l’Inter batté il Bayern Monaco e completò il Triplete. Sneijder ha ricordato la sicurezza con cui la squadra arrivò a quella finale.

LA NOTTE DI MADRID – «Pensavamo solo a battere il Bayern. Sapevamo che ci fosse il rischio, ma non ci pensavamo. Sapevamo che era la nostra notte. Già il giorno prima sapevamo che avremmo vinto e bisognava solo capire con quale punteggio».

Anche il rapporto con Mourinho resta centrale nella memoria dell’ex fantasista. Sneijder ha spiegato quanto il tecnico sapesse proteggere i suoi giocatori, trasformando ogni gesto in un modo per rafforzare il gruppo.

I SEGRETI DI MOURINHO – «Quando ho visto la serie su Mourinho ero un po’ triste, perché ero così orgoglioso di averci lavorato e geloso dei nostri segreti. Ora li conosce il mondo».

L’EPISODIO CON MAICON – «Una volta Maicon si fece espellere e prese due giornate di squalifica. Un altro allenatore lo avrebbe sgridato, lui gli diede due settimane di riposo per tornare in Brasile. Potete immaginare come tornò dal Brasile, con l’intento di non deludere mai più la squadra e l’allenatore».

MOURINHO OGGI – «Anche ora è speciale, è l’unica persona che possa oggi allenare al Real Madrid. Gli auguro le migliori fortune».

Infine, Sneijder è tornato sul Mondiale 2010 perso in finale con l’Olanda contro la Spagna e sul tema del Pallone d’Oro, argomento ancora oggi legato alla sua straordinaria stagione tra Inter e Nazionale.

MONDIALE 2010 E PALLONE D’ORO – «Il dito di Casillas ci impedì di vincere i Mondiali nel 2010. Non me ne frega un ca**o del Pallone d’Oro di quell’anno, ho vinto la Champions con l’Inter!».

Dal legame con Chivu ai ricordi del Triplete, passando per Mourinho, Zanetti e la notte di Madrid, il racconto di Wesley Sneijder restituisce il ritratto di una delle squadre più iconiche della storia recente dell’Inter.

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