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2014

Capello sul calcio giovanile: «Certi tecnici sono da prigione»

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Il commissario tecnico della Russia esprime il proprio pensiero sul movimento giovanile italiano

RUSSIA CAPELLO – Fabio Capello, reduce dall’esperienza negativa alla guida della Russia al Mondiale brasiliano, è tornato a parlare e si è soffermato in particolare sui problemi del calcio italiano e sulle possibili soluzioni per superare un momento a dir poco delicato e con ragioni radicate. Capello ha sottolineato, ai microfoni di Gazzetta Regionale, il ruolo dei vivai ed ha esaltato le differenze rispetto all’estero.

BUTTARE LA CHIAVE – Queste le prime parole di Capello: «Il settore giovanile dev’essere una grande fucina di giocatori, bisogna insegnare più tecnica che tattica e questo è emerso chiaramente al Mondiale. Invece capita di vedere allenatori che insegnano la tattica a bambini di dieci anni: certi personaggi andrebbero messi in prigione» ha sentenziato il c.t. russo, senza mezzi termini. Queste poi, a dire di Capello, altre problematiche del settore giovanile: «Ci sono tantissimi stranieri, poi sarebbe importante pagare bene gli allenatori bravi per quello che producono».

PROGETTI SERI – A dire di Capello le differenze rispetto alle situazione dei giovani all’estero sono nette: «Modello tedesco? Servono persone che seguano queste cose con continuità, ci vuole una direttiva, un modo di pensare. Poi ci sono momento in cui nascono talenti e altri momenti no anche se la nuda verità è che in Italia non fanno giocare i giovani. Da noi conoscete una squadra che schiera i diciottenni? Nessuna». 

SERVONO SQUADRE B – Secondo Capello sarebbe importante avere anche in Italia le squadre B: «Bisogna copiare dalla Spagna e dalla Germania. Le squadre B Dovrebbero essere obbligatorie, è la squadra che permette a chi ha 18 anni di confrontarsi a livello competitivo vero». Queste le prospettive per il futuro, a dire dell’esperto tecnico: «Servono programmazione, lavoro, allenatori ben retribuiti e una società che creda in queste cose…a parole lo fanno tutti. Se io venissi chiamato in causa? No, ho altri problemi per la testa» ha concluso Capello.

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