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Calciomercato

Insigne a Toronto: ma la pensione non può davvero attendere?

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Il calciomercato squassato dalla notizia di un Lorenzo Insigne vicino a Toronto, ipotesi che fa parecchio discutere

Ma davvero Lorenzo Insigne pensa di trasferirsi a Toronto? La domanda che aleggia nell’aria e rimbalza sui social in queste ore sta lasciando tutti un po’ tutti perplessi e sbigottiti.

Che il club canadese avesse messo nel mirino il capitano azzurro, così come è notizia fresca l’interesse per il capitano granata Belotti, era effettivamente credibile, ma che l’offerta potesse essere realmente presa in considerazione beh, insomma, si faceva e si fa fatica a ipotizzarlo.

Tutta una questione di soldi, direte voi. E d’altro canto quale comune mortale potrebbe rifiutare una cinquantina di milioni di Euro? Nessuno, evidentemente, ma è altresì vero che il numero 24 del Napoli non sia un comune mortale. E men che meno un giocatore “normale”.

Stiamo parlando dell’uomo simbolo di un club e di un titolare indiscusso della Nazionale italiana. Oltretutto con la prospettiva di giocare i Mondiali da protagonista, fatti gli scongiuri di rito, naturalmente.

Insomma, Insigne non è Giovinco, con il massimo rispetto per la Formica Atomica cresciuta nella Juve. Il profilo nazionale e internazionale del partenopeo è di ben altro tenore, nel contesto di una carriera giunta al suo climax grazie al trionfo continentale al servizio di Roberto Mancini.

Comprensibile la delusione per il rinnovo al ribasso proposto da De Laurentiis, ipotizzabile che sul tavolo non siano ancora arrivate offerte concrete dai top club italiani ed europei. Ma optare per una “pensione” anticipata, seppur dorata, sarebbe una sconfitta soprattutto per lo stesso Lorenzino.

Perché se da un lato la scuola nordamericana è in straordinaria crescita nella produzione di talenti (Pulisic, Reyna, Dest, Adams, Aaronson, McKennie, Reynolds, Busio o i canadesi Davies e David per citare i più noti) e nelle strutture, resta ugualmente ineluttabile come la Major League Soccer sia ancora un campionato secondario nelle gerarchie globali. Non certamente più il torneo che fu anche di Beckenbauer e Pelé a fine carriera, ma nemmeno una proposta di calcio accettabile per lo spessore attuale di Insigne.