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Italia Svizzera: fluidità e varietà, Locatelli principe a tutto campo – ANALISI TATTICA

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Italia Svizzera è stato un altro esempio straordinario di fluidità e organizzazione di gioco degli Azzurri, trascinati da Locatelli

In queste prime partite degli Europei, abbiamo spesso visto squadre molto talentuose con una fase di possesso però  lenta e prevedibile. Ciò non è certo una novità in queste competizioni, bensì un qualcosa di inevitabile nelle Nazionali, visto che è molto limitato il tempo in cui i calciatori si allenano insieme: è molto difficile avere un’armonia e una fluidità come quella dei top club. Proprio per questo, è ai limiti dell’incredibile ciò che sta mostrando l’Italia di Mancini. Al netto della grande convinzione e dall’unità di intenti mostrata da tutto il gruppo, questa Nazionale ha anche una fluidità e un’organizzazione da squadra di club: vediamo tante soluzioni e continue rotazioni, con i giocatori che si scambiano di posizione in maniera sempre puntuale e precisa. Sembra che ci si alleni insieme da una vita.

Nel trionfo contro la Svizzera, l’Italia ha mostrato le sue enormi qualità in tante fasi di gioco e una ferma convinzione nei propri principi. Ha alternato una solida difesa di posizione a momenti di pressing offensivo molto ben organizzato: così è arrivato il 3-0 del centravanti della Lazio Immobile, grazie a un’intercetto di Toloi nella trequarti avversaria nonostante si fosse quasi al 90′. E’ stata però soprattutto la fase di possesso che ha generato gol e occasioni a ripetizione contro una Svizzera tutt’altro che irreprensibile.

Prima di tutto, la sterile manovra rivale generava continui palloni persi, con l’Italia che così ha usufruito di tantissime ripartenze. Gli azzurri seminavano il panico quando ripartivano in campo aperto, soprattutto sul lato di Insigne e Spinazzola: Mbabu (il quinto della Svizzera), era sempre sopra la linea della palla, di conseguenza, i due calciatori italiani potevano costantemente puntare l’isolato Elvedi.

Tuttavia, è stata ancora una volta la prima costruzione degli azzurri che ha fatto la differenza. La Svizzera tentava di pressare in avanti, ma altro non faceva che creare spazi alle spalle che diventavano chance potenzialmente letali per l’Italia. Gli azzurri sono costantemente riusciti a risalire palla a terra e trovare l’uomo libero, sia in ampiezza che tra le linee. Basti pensare a tutte le volte che si è riusciti a isolare Berardi largo a destra (come in occasione del primo gol).

La Svizzera, schierata in fase di non possesso con una sorta di 5-2-3, faticava molto a proteggere gli spazi ai lati di Xhaka e Freuler (i mediani). L’Italia, soprattutto grazie a un Bonucci super nel palleggio, è riuscita a trovare molteplici volte Barella e Insigne alle spalle del centrocampo avversario, con i difensori svizzeri che non erano abbastanza aggressivi nell’accorciare con i tempi giusti.

Due delle molte ricezioni di Insigne e Barella.

Non è un caso che l’eroe del giorno sia stato Manuel Locatelli, autore di una strepitosa doppietta. Come abbiamo scritto diverse volte, quello dell’Italia in fase di possesso diventa una sorta di 3-2-5, con Barella che agisce a ridosso delle punte e Locatelli/Verratti che resta più bloccato vicino a Jorginho. Ebbene, nel match contro la Svizzera il centrocampista del Sassuolo ha coperto ampie porzioni di campo, con più funzioni e compiti. Quando l’Italia impostava da dietro, Locatelli faceva il “costruttore”, ossia restava basso per aiutare la squadra a risalire palleggiando. Come si vede nella slide sopra, era solito decentrarsi a sinistra per consentire a Spinazzola di alzarsi.

Quando però gli azzurri consolidavano il possesso nella trequarti avversaria, Locatelli si sganciava in avanti e diventava una mezzala a tutti gli effetti. Riempiva l’area, attaccava gli spazi e dialogava con i compagni, dando qualità alla rifinitura. Tant’è che spesso ha ricoperto una posizione più avanzata di quella di Barella (cosa che di solito non succede mai). Sintetizzando, quello degli azzurri è stato più simile a un centrocampo a 3.

Nelle slide sopra, oltre a vedere Locatelli alto che fraseggia con i compagni (nella seconda slide va poi a riempire l’area di rigore), possiamo notare la fluidità e la varietà di soluzioni dell’Italia. Nella prima azione, Berardi è dentro l’area, con Di Lorenzo che si alza per dare ampiezza. Nell’altra slide, è invece Berardi defilato che pesta la linea di fondo. Insomma, l’Italia sa leggere molto bene la singola situazione di gioco e riempire gli spazi nel modo giusto. Tutto ciò consente di creare molto quando si attacca una difesa schierata, con rotazioni che danno imprevedibilità.

Dopo il gol del 2-0, il pressing della Svizzera è diventato ancora più alto e confuso: l’Italia incontrava così enormi spazi quando ripartiva, sia in transizione che palleggiando dal basso. Bastava davvero poco per arrivare nella trequarti rivale, con Jorginho che è stato più volte trovato libero quando si costruiva da dietro.

Non avrà la qualità di Francia, Spagna, Inghilterra e Germania, ma questa Italia è forse la squadra più organizzata vista fin qui, che diverte e fa divertire. Gli azzurri sanno fare bene tante cose e interpretare più spartiti, con tanta convinzione in tutte le fasi di gioco. In pochi, qualche anno fa, avrebbero pronosticato che sarebbe stata l’Italia di Mancini a fare il calcio più fluido e moderno di tutta la competizione. Qualcosa che dimostra come la Serie A sia cresciuta molto sia nella tecnica, che nelle idee.

 

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